Mercoledì 14 aprile si è tenuta la presentazione dell’ultimo libro di Antonio Massena, dal titolo Memorabilia. Teatro L’Uovo, metamorfosi di un impegno artistico, sociale e civile, pubblicato dalla casa editrice Titivillus Mostre Editoria. La presentazione è stata organizzata dalla Fondazione Aida, con la partecipazione, oltre a quella dell’autore, di Lucio Argano, autore della prefazione al libro, e di Enrico Falaschi, della casa editrice Titivillus.

Il valore sociale di un progetto artistico

Antonio Massena è uno dei fondatori del Teatro stabile di innovazione L’Uovo, che ha diretto dalla sua nascita nel 1978 fino al 2015, quando l’associazione si è fusa con il Teatro Stabile d’Abruzzo. È stato scenografo per numerosi allestimenti teatrali, ma si è anche occupato della progettazione di sale teatrali, prima fra tutte il Teatro San Filippo. Ha creato, coordinato e diretto progetti artistici di respiro nazionale e internazionale, dal 2008 al 2016 è stato presidente dell’Associazione nazionale dei teatri d’Arte contemporanea ed è attualmente consulente del Comune dell’Aquila per il progetto “Restart – Sviluppo delle potenzialità culturali per l’attrattività turistica del cratere”.

Lucio Argano, Enrico Falaschi e Antonio Massena durante la presentazione organizzata da Fondazione Aida

Nel volume è raccontata la storia del Teatro stabile di innovazione L’Uovo, svelandone il progetto culturale che vi sta alla base, come esempio di ricerca, sperimentazione e creazione. Si tratta di un libro che rappresenta per Massena una sorta di certificazione di un percorso personale e professionale al contempo. Il titolo è parlante: Memorabilia, perché si pone come la memoria di un progetto culturale e artistico che ha attraversato 37 anni di storia del territorio dell’Aquila e che rappresenta infatti un intreccio di storie, persone ed episodi legati alla città. Un progetto innovativo che rivela uno stretto legame tra teatro e territorio e che ha vissuto, passo dopo passo, i mutamenti anche radicali della città.

Lucio Argano, autore della prefazione del libro ed esperto di progettazione culturale, presidente per il Mibact del Consiglio superiore dello spettacolo e della Commissione teatro, consulente per numerosi progetti, ha sottolineato la puntualità e il rigore con cui si dispiega il racconto del Teatro L’Uovo. Il carattere è quasi giornalistico, con un’attività documentaria importante, strutturata, che fa il resoconto della politica culturale e teatrale di un territorio e, sullo sfondo, delle condizioni generali del teatro italiano.

Memorabilia, una storia raccontata durante il lockdown

La copertina di Memorabilia, di Antonio Massena per l’editore Titivillus

Alla presentazione ha partecipato anche Enrico Falaschi, direttore della Titivillus Mostre Editoria, marchio editoriale del Teatrino dei Fondi, compagnia teatrale e residenza artistica. Specializzata nelle discipline dello spettacolo, Titivillus è attiva dal 1994 a San Miniato e ha in catalogo oltre quattrocento titoli incentrati sul teatro contemporaneo del Novecento nelle sue molteplici espressioni. Menorabilia fa parte della collana “Altre visioni” dedicata a saggistica e storiografia. L’impegno di questo progetto ben si coniuga con quello di Titivillus, in nome della cultura, dello spettacolo dal vivo, non solo nei grandi centri urbani ma anche in aree più periferiche, come passaggio fondamentale di quella diffusione culturale che rappresenta una buona pratica per i nostri territori.

Ma qual è stato l’innesco che ha portato alla realizzazione di Memorabilia? C’è stato quasi pudore, inizialmente, ha sottolineato Massena. Ma poi ha prevalso l’esigenza di raccontare, perché l’esperienza del Teatro L’Uovo rimanesse memoria scritta. Il progetto del volume è nato nel 2014 ed è proseguito fino allo scorso marzo 2020, quando l’autore ha iniziato a scrivere, approfittando del primo lockdown. Il libro è uscito da solo, di getto, «era dentro di me», ha affermato, e racchiude una narrazione che parte dall’incontro, non del tutto causale, dell’autore con Antonio Centofanti e Maria Cristina Giambruno, conosciutisi nel contesto dei teatri universitari e riunitisi per realizzare un progetto comune, nato dall’esigenza di fare ricerca e sperimentazione.

Il Teatro L’Uovo nasce come un’anomalia: mentre tutti gli altri enti ed associazioni provenivano da un background e da un vissuto politico, L’Uovo non apparteneva ad alcuna esperienza di questo tipo e forse questa è stata una delle cause dei faticosi rapporti con le istituzioni, affiancata al fatto che le attività erano gestite in modo che il denaro pubblico fosse – quando possibile – equilibrato con il denaro privato, proveniente dai laboratori e dai progetti.

Quest’anomalia ha portato non poche difficoltà con il pubblico. Dall’altra parte, però, la relazione di Uovo con la città dell’Aquila è sempre stata fertile, viva, declinata in attività spesso rivolte a soggetti svantaggiati, con il coinvolgimento, ad esempio, di diversamente abili e di reclusi e detenuti negli istituti di prevenzione e pena.

L’impatto del terremoto a L’Aquila del 2009

Un momento fondamentale per la storia dell’Uovo è dato dalla nascita del Teatro San Filippo. Dopo l’iniziale condivisione di spazi comunali con il Teatro Stabile d’Abruzzo, l’associazione ha infatti richiesto la concessione della chiesa sconsacrata di San Filippo. «Per noi è stata una scommessa e al tempo stesso una necessità, volevamo un luogo dove vivere la nostra esperienza artistica e dove compiere il passaggio da teatro itinerante a teatro stabile», ha affermato Massena.

Il San Filippo ha purtroppo vissuto, in modo piuttosto violento, le conseguenze del terremoto dell’Aquila del 2009: la porta del teatro non si apriva perché era crollata una parte di muro, la facciata e il palcoscenico erano completamente ribaltate, alcuni frammenti di statue erano caduti sulle poltrone, distruggendole. In un mese, però, con l’aiuto dei Vigili del Fuoco, si sono salvati l’archivio e parte dei materiali e si è riusciti a far rientrare l’edificio tra i 36 monumenti da ristrutturare nel minor tempo possibile.

Sul palcoscenico dell’Uovo hanno messo piede personaggi come Enzo Jannacci, Franca Rame, Carmelo Rocca, Salvo Nastasi e Memorabilia risponde proprio alla necessità di tenere memoria di quel luogo, di chi ci ha lavorato, di quel che ha rappresentato per la città, prima e dopo il terremoto. Come ricorda Argano, nella prefazione al libro, è una storia «che ci parla di pratica teatrale come sistema di vita, filosofia, progettualità composita, non solo dentro uno spazio faticosamente ottenuto ma anche nello spazio pubblico o nei luoghi della società svantaggiata, come nel carcere. Progetti che si ricompongono in un lungo, profondo, non facile, processo continuo, caparbio e risoluto, con i suoi diversi spessori e ritmi. E così facendo, L’Uovo esprime un atto d’amore verso la città».

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