“Abbiamo rischiato di farlo estinguere senza nemmeno renderci conto di chi fosse”, questo non è l’incipit del libro di Adam Weymouth, questo è il punto in cui i miei occhi famelici mordono la pagina, ed è già la pagina 34. Scorro le righe de “Il lupo solitario, un cammino tra civiltà e natura selvaggia” e la mia lettura si fa immersiva nel punto in cui leggo che noi europei ci siamo dati da fare, in nome della civiltà, ci siamo rimboccati le maniche e lo abbiamo fatto con inesorabile lentezza, calcolando per bene le monete da incassare per ogni lupo da ammazzare.

“Alla fine della Seconda Guerra Mondiale il lupo era completamente scomparso dall’Europa Centrale e dalla Scandinavia. Ne rimanevano due piccoli gruppi sugli Appennini, qualcuno nella Penisola Iberica…”. Non l’avrei mai immaginato, questo. So per certo che il lupo oggi non è più a rischio estinzione. So che abbiamo diversi branchi proprio dalle nostre parti, su in Lessinia. Ed è proprio qui, in Lessinia, che il libro di Weymouth (in questa bella edizione Iperborea, 2025, molto ben tradotta da Luca Fusari), mi riporta. Il libro che ho tra le mani racconta parte del nostro territorio. Ma devo aver pazienza.

Alzo gli occhi, l’autore, un britannico (no meglio: uno scozzese) sulla quarantina, credo, (neanche Google lo sa ed io come potevo chiedergli quanti anni avesse quando, poco prima, ho avuto una breve conversazione con lui!), dicevo, l’autore è seduto ora a poca distanza da me e, al fianco di Daniela Barani, traduttrice, e Michele Bottazzo, intervistatore, attende che Luigi Licci, appassionato libraio della Gulliver di via Stella a Verona, dia il buonasera al numerosissimo pubblico. Nella sala Nervi della Biblioteca Civica, non una sedia, delle tante, è rimasta libera.

Da sinistra a destra Bottazzo, Weymouth, Barani e Licci

È il 28 gennaio, fuori piove a dirotto. Tempo da lupi. Licci si scusa per questa battuta prevedibile non appena avvicina il microfono alla bocca, ma il pubblico la gradisce. È vero, tempo da lupi, storie di lupi. I ritardatari devono accontentarsi dei posti in piedi. Dunque, è così: non ha perso il suo potere, è stato a un passo dall’estinzione totale e non ha perso il suo potere. Il lupo non è un animale come un altro. E riguarda anche il motivo della mia presenza qui.

C’è attesa di sentire Weymouth: cosa ci lega al lupo? Chi meglio di Weymouth può saperlo: ha rifatto a piedi il lungo cammino di Slavc un lupo disperso, solitario. Slavc lo sloveno. Slavc il lupo che in Lessinia ha trovato casa. Slavc che in Lessinia ha trovato l’amore. Una lupa dispersa anche lei. Con lei ha fondato il primo branco. Con lei ha ripopolato il Parco Regionale. Non certo per la gioia degli allevatori locali.

Chi già non è informato dalle cronache cittadine del recente passato, provi ad indovinare quale nome è stato dato alla lupa che ha incontrato il suo compagno dalle nostre bande. Esatto: Giulietta. Ma ciò che più conta è che il fatidico incontro abbia segnato l’incrocio di due linee di sangue, quella dinarica dell’Est, dei Balcani di Slavc con quella autoctona italiana di Giulietta. Mai successo prima. Le pagine che l’autore dedica alla coppia lupesca sono davvero affascinanti, addirittura toccanti. Questo animale ispira, è parte integrante della tradizione letteraria, popolare e no.

Forse è proprio questo che lo ha salvato dall’estinzione. Nel bene o nel male, il lupo è con noi, da sempre. E Adam Weymouth, seguendo le tracce GPS che il radiocollare del lupo Slavc ha lasciato nella sua migrazione dalla Slovenia, all’Austria, all’Italia non ha semplicemente fatto un percorso accidentato nella geografia di tre nazioni, non ha semplicemente attraversato confini geopolitici, ma ha fatto un viaggio molto più “articolato” e impegnativo, e le pagine che ha scritto lo testimoniano.

Le sue stesse parole sono sincere, vive, appassionate e quiete allo stesso tempo. Accenna al tema politico. Il lupo fa politica, suo malgrado. Tra protezione della specie e abbattimento selettivo, questo è il dibattito. Il pubblico ascolta. Ma cosa esattamente? Di come un giornalista ha fatto un reportage con intenti scientifici, politici, sociali o di come uno scrittore ha scritto un romanzo? Cos’è esattamente questo libro di Weymouth? 

L’autore dice: “ho viaggiato a piedi con la volontà di raccogliere dati, testimonianze e cronache da persone reali, proprio come un giornalista, ma mi sono concesso una certa libertà narrativa”. E scrive: “Il mio obiettivo non è imitare Slavc, Slavc è stato già molto studiato, è stupefacente come si possa ridurre un animale selvatico a una serie di dati, ma io volevo rifondergli vita”. E questo lo puoi fare solo quando tessi una storia, oltre il resoconto dei fatti.

Quando sei tu che fiuti il lupo, mentre scrivi, mentre leggi. Oggi, Slavc non c’è più, le tracce che lui ha lasciato risalgono al 2011. Weymouth, a cominciare dal 2022, le ha salvate dall’oblio. Ne ha ricavato emozioni, le ha incastonate in un’efficace scrittura. “Questo libro è una storia d’amore”, Weymouth dice. Senza trascurare l’avversione che tanti, più o meno giustamente, conservano per questo enigmatico animale che nessun cacciatore potrà mai estinguere dal territorio della nostra immaginazione.          

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