Il 6 gennaio 2021 nella storia dellโ€™Occidente, non solo in quella degli Stati Uniti, sarร  ricordato come uno dei giorni piรน drammatici e inquietanti per quello che รจ stato definito lโ€™assalto a Capitol Hill da parte dei fans del presidente Trump. Non intendo soffermarmi in questa sede sui molteplici aspetti di quella vicenda, ma desidero coglierla come opportuna occasione per riprendere un tema caro ai teorici della filosofia del diritto e agli storici delle istituzioni politiche.

Come si รจ potuto constatare da tanti commenti sui giornali e sulla rete Internet, quegli eventi ci hanno portato a riflettere sulla natura della democrazia e sulle sue fragilitร . Tanto piรน che negli ultimi tempi da piรน parti si sono sentite voci di positiva valutazione di modelli alternativi, come, ad esempio quello cinese o quello russo. Forse anche con qualche incertezza terminologica fra โ€œdemocraziaโ€ e โ€œrepubblicaโ€.

Non diversamente, negli ultimi mesi il fondatore del Movimento 5 Stelle ha dichiarato piรน volte di non credere piรน alla democrazia parlamentare, ma di vedere nella democrazia diretta, attuata mediante le strumentazioni digitali, un autentico progresso istituzionale, che consente al singolo cittadino il protagonismo politico di cui sarebbe privato dai regimi dotati di organi di intermediazione, come ad esempio lo stesso parlamento.[1]

Vanno infine ricordati recenti interventi di alto profilo scientifico. I libri di Francesco Pallante e Jason Brennan[2]  toccano proprio le questioni base della democrazia e affrontano di petto problematiche le quali sembravano ormai accantonate per condivisa e indubitabile acquisizione da parte del pensiero politico occidentale. Vale dunque la pena che anche su questi argomenti riprendiamo alcune riflessioni sviluppate dagli antichi. Forse non a tutti รจ noto, infatti, che sulle forme di governo i Greci avevano giร  ampiamente dibattuto con profili di pensiero ai quali si sono ispirati quei filosofi dellโ€™Illuminismo che hanno fissato le linee ideali e politiche dei regimi repubblicani e democratici sorti nel XIX e XX secolo.

Erodoto nel terzo libro delle sue Storie, dopo aver raccontato con dovizia di particolari la crisi del regime monarchico persiano, successiva a Cambise e precedente la salita al potere di Dario, immagina un meeting di altissimo livello durante il quale sarebbe avvenuto un serrato confronto fra alcuni uomini politici, protagonisti delle vicende che avevano salvato la monarchia persiana, sulla forma di governo da adottare dopo la cosiddetta โ€œCrisi dei Magiโ€. I nobili Otane, Megabizo e Dario, difendono ciascuno rispettivamente i tre modelli fondamentali di governo: Democrazia, Oligarchia e Monarchia.

Cercherรฒ ora in sintesi di riproporre i loro punti di vista e di confrontarli con la nostra esperienza contemporanea, per verificare se sia possibile trarre anche questa volta qualche insegnamento dalla storia, ammesso che essa sia, come si dice, โ€œmaestra di vitaโ€. Prima perรฒ di affrontare direttamente i testi, sono necessarie alcune osservazioni a moโ€™ di premessa.

Innanzi tutto gli storici dubitano del fatto che effettivamente si sia svolto questo dibattito e pensano che Erodoto abbia ricostruito il confronto solo idealmente, secondo la tipica modalitร  della discussione politica ateniese. In sostanza Erodoto avrebbe proiettato in quella lontana situazione โ€œfondativaโ€ riflessioni sugli assetti politico istituzionali propri della Atene del suo tempo, ovvero della metร  del V secolo a. C.

In secondo luogo il sostenitore della Democrazia, Otane, non usa mai il termine greco corrispondente a Democrazia. รจ come se Erodoto avesse ritegno nellโ€™usare questa parola, che designa il tipico e peculiare regime ateniese del suo tempo, in un contesto come quello persiano, sentito dai greci come lโ€™antitesi assoluta alla loro specificitร  culturale e politica. Le espressioni usate sono perifrasi che rinviano al concetto di Democrazia, ma mai compare in questi passi il termine preciso.

Infine una precisazione linguistica: i testi greci sono in dialetto ionico, che รจ leggermente diverso da quello proprio di Atene, ma la traduzione aiuterร  a riconoscerli. Altre riflessioni aggiungeremo dopo una breve esposizione dei testi erodotei.

Orbene: le tre possibili forme di governo sono classificabili in base al soggetto che detiene il potere:

  • se sono in molti al potere avremo la Democrazia (ฮดฮทฮผฮฟฮบฯฮฑฯ„ฮฏฮฑ da ฮดแฟ†ฮผฮฟฯ‚ popolo + ฮบฯฮฌฯ„ฮฟฯ‚ forza), che Erodoto chiama qui แผฐฯƒฮฟฮฝฮฟฮผฮฏฮท โ€œisonomiaโ€ ovvero โ€œuguaglianza delle leggiโ€ nel senso di โ€œuguaglianza di fronte alla leggeโ€ o, meglio, โ€œparitร  di dirittiโ€ di tutti i cittadini;
  • se invece il potere รจ di pochi, ฮฟแผฑ แฝ€ฮปฮฏฮณฮฟฮน, avremo lโ€™Oligarchia แฝ€ฮปฮนฮณฮฑฯฯ‡ฮฏฮท (da แฝ€ฮปฮฏฮณฮฟฯ‚ poco + แผ€ฯฯ‡ฮฎ comando), ovvero il potere di unโ€™รฉlite che detta le leggi, secondo esse governa e le fa rispettare; 
  • se infine รจ uno solo a detenere il potere e a interpretarne la gestione, questi รจ ฮผฮฟฯยญฮฝฮฑฯฯ‡ฮฟฯ‚ โ€œmonarcaโ€ e ci troviamo nella Monarchia ฮผฮฟฯ…ยญฮฝฮฑฯฯ‡ฮฏฮท, (da ฮผฯŒยญฮฝฮฟฯ‚ solo + แผ€ฯฯ‡ฮฎ comando).

Diamo ora la parola a Erodoto.

Il discorso di Otane (3.80)

โ€™ฮŸฯ„ฮฌฮฝฮทฯ‚ ฮผแฝฒฮฝ แผฮบฮญฮปฮตฯ…ฮต แผฯ‚ ฮผฮญฯƒฮฟฮฝ ฮ ฮญฯฯƒแฟƒฯƒฮน ฮบฮฑฯ„ฮฑฮธฮตแฟ–ฮฝฮฑฮน ฯ„แฝฐ ฯ€ฯฮฎฮณฮผฮฑฯ„ฮฑ, ฮปฮญฮณฯ‰ฮฝ ฯ„ฮฌฮดฮตยท ยซโ€™ฮ•ฮผฮฟแฝถ ฮดฮฟฮบฮญฮตฮน แผ•ฮฝฮฑ ฮผแฝฒฮฝ แผกฮผฮญฯ‰ฮฝ ฮผฮฟฯฮฝฮฑฯฯ‡ฮฟฮฝ ฮผฮทฮบฮญฯ„ฮน ฮณฮตฮฝฮญฯƒฮธฮฑฮนยท ฮฟแฝ”ฯ„ฮต ฮณแฝฐฯ แผกฮดแฝบ ฮฟแฝ”ฯ„ฮต แผ€ฮณฮฑฮธฯŒฮฝ. (โ€ฆ) ฮšแฟถฯ‚ ฮด’ แผ‚ฮฝ ฮตแผดฮท ฯ‡ฯแฟ†ฮผฮฑ ฮบฮฑฯ„ฮทฯฯ„ฮทฮผฮญฮฝฮฟฮฝ ฮผฮฟฯ…ฮฝฮฑฯฯ‡ฮฏฮท, ฯ„แฟ‡ แผ”ฮพฮตฯƒฯ„ฮน แผ€ฮฝฮตฯ…ฮธฯฮฝแฟณ ฯ€ฮฟฮนฮญฮตฮนฮฝ ฯ„แฝฐ ฮฒฮฟฯฮปฮตฯ„ฮฑฮน; ฮšฮฑแฝถ ฮณแฝฐฯ แผ‚ฮฝ ฯ„แฝธฮฝ แผ„ฯฮนฯƒฯ„ฮฟฮฝ แผ€ฮฝฮดฯแฟถฮฝ ฯ€ฮฌฮฝฯ„ฯ‰ฮฝ ฯƒฯ„ฮฌฮฝฯ„ฮฑ แผฯ‚ ฯ„ฮฑฯฯ„ฮทฮฝ ฯ„แฝดฮฝ แผ€ฯฯ‡แฝดฮฝ แผฮบฯ„แฝธฯ‚ ฯ„แฟถฮฝ แผฯ‰ฮธฯŒฯ„ฯ‰ฮฝ ฮฝฮฟฮทฮผฮฌฯ„ฯ‰ฮฝ ฯƒฯ„ฮฎฯƒฮตฮนฮต. โ€™ฮ•ฮณฮณฮฏฮฝฮตฯ„ฮฑฮน ฮผแฝฒฮฝ ฮณฮฌฯ ฮฟแผฑ แฝ•ฮฒฯฮนฯ‚ แฝ‘ฯ€แฝธ ฯ„แฟถฮฝ ฯ€ฮฑฯฮตฯŒฮฝฯ„ฯ‰ฮฝ แผ€ฮณฮฑฮธแฟถฮฝ, ฯ•ฮธฯŒฮฝฮฟฯ‚ ฮดแฝฒ แผ€ฯฯ‡แฟ†ฮธฮตฮฝ แผฮผฯ•ฯฮตฯ„ฮฑฮน แผ€ฮฝฮธฯฯŽฯ€แฟณ. (โ€ฆ) ฮ ฮปแฟ†ฮธฮฟฯ‚ ฮดแฝฒ แผ„ฯฯ‡ฮฟฮฝ ฯ€ฯแฟถฯ„ฮฑ ฮผแฝฒฮฝ ฮฟแฝ”ฮฝฮฟฮผฮฑ ฯ€ฮฌฮฝฯ„ฯ‰ฮฝ ฮบฮฌฮปฮปฮนฯƒฯ„ฮฟฮฝ แผ”ฯ‡ฮตฮน, แผฐฯƒฮฟฮฝฮฟฮผฮฏฮทฮฝ. ฮ”ฮตฯฯ„ฮตฯฮฑ ฮดแฝฒ ฯ„ฮฟฯฯ„ฯ‰ฮฝ ฯ„แฟถฮฝ แฝ ฮผฮฟฯฮฝฮฑฯฯ‡ฮฟฯ‚ ฯ€ฮฟฮนฮญฮตฮน ฮฟแฝฮดฮญฮฝยท ฯ€ฮฌฮปแฟณ ฮผแฝฒฮฝ ฮณแฝฐฯ แผ€ฯฯ‡แฝฐฯ‚ แผ„ฯฯ‡ฮตฮน, แฝ‘ฯ€ฮตฯฮธฯ…ฮฝฮฟฮฝ ฮดแฝฒ แผ€ฯฯ‡แฝดฮฝ แผ”ฯ‡ฮตฮน, ฮฒฮฟฯ…ฮปฮตฯฮผฮฑฯ„ฮฑ ฮดแฝฒ ฯ€ฮฌฮฝฯ„ฮฑ แผฯ‚ ฯ„แฝธ ฮบฮฟฮนฮฝแฝธฮฝ แผ€ฮฝฮฑฯ•ฮญฯฮตฮน. ฮคฮฏฮธฮตฮผฮฑฮน แฝฆฮฝ ฮณฮฝฯŽฮผฮทฮฝ ฮผฮตฯ„ฮญฮฝฯ„ฮฑฯ‚ แผกฮผฮญฮฑฯ‚ ฮผฮฟฯ…ฮฝฮฑฯฯ‡ฮฏฮทฮฝ ฯ„แฝธ ฯ€ฮปแฟ†ฮธฮฟฯ‚ แผ€ฮญฮพฮตฮนฮฝยท แผฮฝ ฮณแฝฐฯ ฯ„แฟท ฯ€ฮฟฮปฮปแฟท แผ”ฮฝฮน ฯ„แฝฐ ฯ€ฮฌฮฝฯ„ฮฑยป.

Otane esortava a mettere in comune (lett. โ€œin mezzoโ€) ai Persiani il governo, affermando quanto segue: ยซMi sembra opportuno che nessuno piรน di noi abbia il potere da solo. (โ€ฆ) Come potrebbe essere qualcosa di corretto il potere di uno solo al quale risulti possibile fare ciรฒ che vuole senza nessun controllo? E infatti anche il migliore di tutti gli uomini, venendo a disporre di questo potere, abbandonerebbe il suo abituale modo di pensare. Nasce in lui, infatti, la dismisura in conseguenza dei beni di cui dispone, dโ€™altronde fin dalle origini รจ connaturata allโ€™uomo lโ€™invidia. (โ€ฆ) Se invece comanda il popolo, innanzi tutto questo governo ha il nome piรน bello, cioรจ โ€œparitร  di dirittiโ€ e poi non fa nulla di ciรฒ che fa lโ€™uomo solo al comando: assegna infatti le cariche mediante sorteggio, ha un potere soggetto a controllo, affida alla comunitร  il compito di decidere. Propongo dunque che noi abbandoniamo la monarchia e amplifichiamo il popolo. Nei piรน infatti risiede ogni potere.ยป

Il discorso di Megabizo (3.81)

ฮœฮตฮณฮฌฮฒฯ…ฮถฮฟฯ‚ ฮดแฝฒ แฝ€ฮปฮนฮณฮฑฯฯ‡ฮฏแฟƒ แผฮบฮญฮปฮตฯ…ฮต แผฯ€ฮนฯ„ฯฮญฯ€ฮตฮนฮฝ, ฮปฮญฮณฯ‰ฮฝ ฯ„ฮฌฮดฮตยท ยซฮคแฝฐ ฮผแฝฒฮฝ โ€™ฮŸฯ„ฮฌฮฝฮทฯ‚ ฮตแผถฯ€ฮต ฯ„ฯ…ฯฮฑฮฝฮฝฮฏฮดฮฑ ฯ€ฮฑฯฯ‰ฮฝ, ฮปฮตฮปฮญฯ‡ฮธฯ‰ ฮบแผ€ฮผฮฟแฝถ ฯ„ฮฑแฟฆฯ„ฮฑยท ฯ„แฝฐ ฮด’ แผฯ‚ ฯ„แฝธ ฯ€ฮปแฟ†ฮธฮฟฯ‚ แผ„ฮฝฯ‰ฮณฮต ฯ•ฮญฯฮตฮนฮฝ ฯ„แฝธ ฮบฯฮฌฯ„ฮฟฯ‚, ฮณฮฝฯŽฮผฮทฯ‚ ฯ„แฟ†ฯ‚ แผ€ฯฮฏฯƒฯ„ฮทฯ‚ แผกฮผฮฌฯฯ„ฮทฮบฮต. โ€˜ฮŸฮผฮฏฮปฮฟฯ… ฮณแฝฐฯ แผ€ฯ‡ฯฮทฮฏฮฟฯ… ฮฟแฝฮดฮญฮฝ แผฯƒฯ„ฮน แผ€ฯƒฯ…ฮฝฮตฯ„ฯŽฯ„ฮตฯฮฟฮฝ ฮฟแฝฮดแฝฒ แฝ‘ฮฒฯฮนฯƒฯ„ฯŒฯ„ฮตฯฮฟฮฝ. ฮšฮฑฮฏฯ„ฮฟฮน ฯ„ฯ…ฯฮฌฮฝฮฝฮฟฯ… แฝ•ฮฒฯฮนฮฝ ฯ•ฮตฯฮณฮฟฮฝฯ„ฮฑฯ‚ แผ„ฮฝฮดฯฮฑฯ‚ แผฯ‚ ฮดฮฎฮผฮฟฯ… แผ€ฮบฮฟฮปฮฌฯƒฯ„ฮฟฯ… แฝ•ฮฒฯฮนฮฝ ฯ€ฮตฯƒฮตแฟ–ฮฝ แผฯƒฯ„ฮน ฮฟแฝฮดฮฑฮผแฟถฯ‚ แผ€ฮฝฮฑฯƒฯ‡ฮตฯ„ฯŒฮฝยท แฝ ฮผแฝฒฮฝ ฮณแฝฐฯ ฮตแผด ฯ„ฮน ฯ€ฮฟฮนฮญฮตฮน, ฮณฮนฮฝฯŽฯƒฮบฯ‰ฮฝ ฯ€ฮฟฮนฮญฮตฮน, ฯ„แฟท ฮดแฝฒ ฮฟแฝฮดแฝฒ ฮณฮนฮฝฯŽฯƒฮบฮตฮนฮฝ แผ”ฮฝฮน. ฮšแฟถฯ‚ ฮณแฝฐฯ แผ‚ฮฝ ฮณฮนฮฝฯŽฯƒฮบฮฟฮน แฝƒฯ‚ ฮฟแฝ”ฯ„’ แผฮดฮนฮดฮฌฯ‡ฮธฮท ฮฟแฝ”ฯ„ฮต ฮตแผถฮดฮต ฮบฮฑฮปแฝธฮฝ ฮฟแฝฮดแฝฒฮฝ ฮฟแผฐฮบฮฎฮนฮฟฮฝ, แฝ ฮธฮญฮตฮน ฯ„ฮต แผฮผฯ€ฮตฯƒแฝผฮฝ ฯ„แฝฐ ฯ€ฯฮฎฮณฮผฮฑฯ„ฮฑ แผ„ฮฝฮตฯ… ฮฝฯŒฮฟฯ…, ฯ‡ฮตฮนฮผฮฌฯฯแฟณ ฯ€ฮฟฯ„ฮฑฮผแฟท แผดฮบฮตฮปฮฟฯ‚; ฮ”ฮฎฮผแฟณ ฮผฮญฮฝ ฮฝฯ…ฮฝ, ฮฟแผณ ฮ ฮญฯฯƒแฟƒฯƒฮน ฮบฮฑฮบแฝธฮฝ ฮฝฮฟฮตแฟฆฯƒฮน, ฮฟแฝ—ฯ„ฮฟฮน ฯ‡ฯฮฌฯƒฮธฯ‰ฮฝยท แผกฮผฮตแฟ–ฯ‚ ฮดแฝฒ แผ€ฮฝฮดฯแฟถฮฝ ฯ„แฟถฮฝ แผ€ฯฮฏฯƒฯ„ฯ‰ฮฝ แผฯ€ฮนฮปฮญฮพฮฑฮฝฯ„ฮตฯ‚ แฝฮผฮนฮปฮฏฮทฮฝ ฯ„ฮฟฯฯ„ฮฟฮนฯƒฮน ฯ€ฮตฯฮนฮธฮญฯ‰ฮผฮตฮฝ ฯ„แฝธ ฮบฯฮฌฯ„ฮฟฯ‚ยท แผฮฝ ฮณแฝฐฯ ฮดแฝด ฯ„ฮฟฯฯ„ฮฟฮนฯƒฮน ฮบฮฑแฝถ ฮฑแฝฯ„ฮฟแฝถ แผฮฝฮตฯƒฯŒฮผฮตฮธฮฑ, แผ€ฯฮฏฯƒฯ„ฯ‰ฮฝ ฮดแฝฒ แผ€ฮฝฮดฯแฟถฮฝ ฮฟแผฐฮบแฝธฯ‚ แผ„ฯฮนฯƒฯ„ฮฑ ฮฒฮฟฯ…ฮปฮตฯฮผฮฑฯ„ฮฑ ฮณฮฏฮฝฮตฯƒฮธฮฑฮนยป.

Megabizo, invece, esortava a volgersi allโ€™oligarchia: ยซTutto ciรฒ che Otane ha detto per por fine alla tirannide, valga anche come detto da me. In riferimento a quanto ha detto invece per favorire lโ€™attribuzione del potere al popolo, non ha centrato il ragionamento migliore. Nulla รจ piรน privo di intelligenza e pieno di arroganza di una massa inutile. Perciรฒ non รจ assolutamente ammissibile che per evitare la dismisura di un tiranno si cada in balia dellโ€™arroganza di un popolo senza contegno. Quello infatti se fa qualcosa lo fa sapendo ciรฒ che fa, questo non ha nemmeno consapevolezza delle sue azioni. Come potrebbe avere delle conoscenze chi non ha avuto unโ€™istruzione, nรฉ ha avuto familiaritร  con alcunchรฉ di bello? Esercita il potere a testa bassa senza intelligenza, simile a un torrente in piena. Alla democrazia, dunque, si rivolgano quanti vogliono il male dei Persiani. Noi invece scegliamo un gruppo degli uomini migliori e a questi affidiamo il potere. Tra questi ci saremo sicuramente anche noi; รจ ben verosimile che dai migliori derivino le migliori deliberazioni.ยป

Il discorso di Dario (3.82)

ฮคฯฮฏฯ„ฮฟฯ‚ ฮดแฝฒ ฮ”ฮฑฯฮตแฟ–ฮฟฯ‚ แผ€ฯ€ฮตฮดฮตฮฏฮบฮฝฯ…ฯ„ฮฟ ฮณฮฝฯŽฮผฮทฮฝ, ฮปฮญฮณฯ‰ฮฝยท ยซโ€™ฮ•ฮผฮฟแฝถ ฮดแฝฒ ฯ„แฝฐ ฮผแฝฒฮฝ ฮตแผถฯ€ฮต ฮœฮตฮณฮฌฮฒฯ…ฮถฮฟฯ‚ แผฯ‚ ฯ„แฝธ ฯ€ฮปแฟ†ฮธฮฟฯ‚ แผ”ฯ‡ฮฟฮฝฯ„ฮฑ ฮดฮฟฮบฮญฮตฮน แฝ€ฯฮธแฟถฯ‚ ฮปฮญฮพฮฑฮน, ฯ„แฝฐ  ฮดแฝฒ แผฯ‚ แฝ€ฮปฮนฮณฮฑฯฯ‡ฮฏฮทฮฝ ฮฟแฝฮบ แฝ€ฯฮธแฟถฯ‚. ฮคฯฮนแฟถฮฝ ฮณแฝฐฯ ฯ€ฯฮฟฮบฮตฮนฮผฮญฮฝฯ‰ฮฝ ฮบฮฑแฝถ ฯ€ฮฌฮฝฯ„ฯ‰ฮฝ ฯ„แฟท ฮปฯŒฮณแฟณ แผ€ฯฮฏฯƒฯ„ฯ‰ฮฝ แผฯŒฮฝฯ„ฯ‰ฮฝ, ฮดฮฎฮผฮฟฯ… ฯ„ฮต แผ€ฯฮฏฯƒฯ„ฮฟฯ… ฮบฮฑแฝถ แฝ€ฮปฮนฮณฮฑฯฯ‡ฮฏฮทฯ‚ ฮบฮฑแฝถ ฮผฮฟฯ…ฮฝฮฌฯฯ‡ฮฟฯ…, ฯ€ฮฟฮปฮปแฟท ฯ„ฮฟแฟฆฯ„ฮฟ ฯ€ฯฮฟฮญฯ‡ฮตฮนฮฝ ฮปฮญฮณฯ‰. โ€™ฮ‘ฮฝฮดฯแฝธฯ‚ ฮณแฝฐฯ แผ‘ฮฝแฝธฯ‚ ฯ„ฮฟแฟฆ แผ€ฯฮฏฯƒฯ„ฮฟฯ… ฮฟแฝฮดแฝฒฮฝ แผ„ฮผฮตฮนฮฝฮฟฮฝ แผ‚ฮฝ ฯ•ฮฑฮฝฮตฮฏฮทยท (โ€ฆ) โ€™ฮ•ฮฝ ฮดแฝฒ แฝ€ฮปฮนฮณฮฑฯฯ‡ฮฏแฟƒ ฯ€ฮฟฮปฮปฮฟแฟ–ฯƒฮน แผ€ฯฮตฯ„แฝดฮฝ แผฯ€ฮฑฯƒฮบฮญฮฟฯ…ฯƒฮน แผฯ‚ ฯ„แฝธ ฮบฮฟฮนฮฝแฝธฮฝ แผ”ฯ‡ฮธฮตฮฑ แผดฮดฮนฮฑ แผฐฯƒฯ‡ฯ…ฯแฝฐ ฯ•ฮนฮปฮญฮตฮน แผฮณฮณฮฏฮฝฮตฯƒฮธฮฑฮนยท ฮฑแฝฯ„แฝธฯ‚ ฮณแฝฐฯ แผ•ฮบฮฑฯƒฯ„ฮฟฯ‚ ฮฒฮฟฯ…ฮปฯŒฮผฮตฮฝฮฟฯ‚ ฮบฮฟฯฯ…ฯ•ฮฑแฟ–ฮฟฯ‚ ฮตแผถฮฝฮฑฮน ฮณฮฝฯŽฮผแฟƒฯƒฮฏ ฯ„ฮต ฮฝฮนฮบแพถฮฝ (โ€ฆ) ฮ”ฮฎฮผฮฟฯ… ฯ„ฮต ฮฑแฝ– แผ„ฯฯ‡ฮฟฮฝฯ„ฮฟฯ‚ แผ€ฮดฯฮฝฮฑฯ„ฮฑ ฮผแฝด ฮฟแฝ ฮบฮฑฮบฯŒฯ„ฮทฯ„ฮฑ แผฮณฮณฮฏฮฝฮตฯƒฮธฮฑฮนยท ฮบฮฑฮบฯŒฯ„ฮทฯ„ฮฟฯ‚ ฯ„ฮฟฮฏฮฝฯ…ฮฝ แผฮณฮณฮนยญฮฝฮฟฮผฮญฮฝฮทฯ‚ แผฯ‚ ฯ„แฝฐ ฮบฮฟฮนฮฝแฝฐ แผ”ฯ‡ฮธฮตฮฑ ฮผแฝฒฮฝ ฮฟแฝฮบ แผฮณฮณฮฏฮฝฮตฯ„ฮฑฮน ฯ„ฮฟแฟ–ฯƒฮน ฮบฮฑฮบฮฟแฟ–ฯƒฮน, ฯ•ฮนฮปฮฏฮฑฮน ฮดแฝฒ แผฐฯƒฯ‡ฯ…ฯฮฑฮฏ. (โ€ฆ) ฮคฮฟแฟฆฯ„ฮฟ ฮดแฝฒ ฯ„ฮฟฮนฮฟแฟฆฯ„ฮฟ ฮณฮฏฮฝฮตฯ„ฮฑฮน แผฯ‚ แฝƒ แผ‚ฮฝ ฯ€ฯฮฟฯƒฯ„ฮฌฯ‚ ฯ„ฮนฯ‚ ฯ„ฮฟแฟฆ ฮดฮฎฮผฮฟฯ… ฯ„ฮฟแฝบฯ‚ ฯ„ฮฟฮนฮฟฯฯ„ฮฟฯ…ฯ‚ ฯ€ฮฑฯฯƒแฟƒยท แผฮบ ฮดแฝฒ ฮฑแฝฯ„แฟถฮฝ ฮธฯ‰ฮผฮฌฮถฮตฯ„ฮฑฮน ฮฟแฝ—ฯ„ฮฟฯ‚ ฮดแฝด แฝ‘ฯ€แฝธ ฯ„ฮฟแฟฆ ฮดฮฎฮผฮฟฯ…, ฮธฯ‰ฮผฮฑฮถฯŒฮผฮตฮฝฮฟฯ‚ ฮดแฝฒ แผ€ฮฝ’ แฝฆฮฝ แผฯ•ฮฌฮฝฮท ฮผฮฟฯฮฝฮฑฯฯ‡ฮฟฯ‚. (โ€ฆ) แฟŽฮ•ฯ‡ฯ‰ ฯ„ฮฟฮฏฮฝฯ…ฮฝ ฮณฮฝฯŽฮผฮทฮฝ แผกฮผฮญฮฑฯ‚ แผฮปฮตฯ…ฮธฮตฯฯ‰ฮธฮญฮฝฯ„ฮฑฯ‚ ฮดฮนแฝฐ แผ•ฮฝฮฑ แผ„ฮฝฮดฯฮฑ ฯ„แฝธ ฯ„ฮฟฮนฮฟแฟฆฯ„ฮฟ ฯ€ฮตยญฯฮนฯƒฯ„ฮญฮปฮปฮตฮนฮฝยป.

Per terzo esponeva il suo pensiero Dario, dicendo: ยซA me le affermazioni di Megabizo intorno al popolo sembra le abbia ben dette. Non correttamente invece si รจ espresso sullโ€™oligarchia. Ora ci stanno davanti tre possibilitร , tutte ottime a parole: il miglior governo del popolo, lโ€™oligarchia e la monarchia e io dico che queยญstโ€™ultima รจ di gran lunga la migliore. Nulla potrebbe sembrarmi meglio di un solo uomo che fosse il migliore. (โ€ฆ) nellโ€™oligarchia fra i numerosi che si impegnano negli affari comuni di solito sorgono violente inimicizie personali, dal momento che ciascuno vuole essere il primo e prevalere quanto a punti di vista (โ€ฆ) Se poi รจ il popolo al potere รจ impossibile che non si sviluppino nefandezze. Ma in questo caso, quando si promuovono porcherie nei confronti del bene comune, fra i corrotti non sorgono inimicizie, ma forti relazioni di amicizia. (โ€ฆ) Questo succede fino a che uno del popolo messosi a fare il capo li fa cessare e ammirato per le sue azioni assume la posizione di monarca. (โ€ฆ) Ho dunque ferma convinzione che noi, acquistata la libertร  grazie a un solo uomo, questo modello dobbiamo mantenere.ยป.

Alla fine ebbe la meglio Dario e il regime persiano restรฒ una monarchia. Ma torniamo al presente.

Non avremmo molto da commentare, non solo alla luce di quello che abbiamo visto accadere a Capitol Hill, ma anche guardando alle vicende italiane di questa metร  di gennaio, con il governo in crisi per ragioni che difficilmente sono chiare ai piรน e che sembrano ricondursi pari pari alle osservazioni di Dario in merito allโ€™oliยญgarchia.  Tuttavia credo che alcune essenziali osservazioni si impongano.

La situazione moderna รจ senza dubbio molto piรน complessa di quella antica e non puรฒ certo contemplare la possibilitร  di affidare le cariche per sorteggio, come avveniva  nellโ€™Atene dellโ€™etร  classica (almeno per quelle che non richiedevano specifiche competenze tecniche, come, ad esempio, quelle militari) . Esaminando il presente attraverso la lente di quelle essenziali e cristalline linee di riflessione, possiamo perรฒ dire che la stabilitร  di un sistema politico si basa su alleanze precise, a prescindere dalle dichiarazioni di parte politica e dai proclami della propaganda di regime.

Ricostruzione ideale dell’Acropoli e dell’Areopago di Atene in un dipinto di Leo von Klenze (1846)

La democrazia parlamentare รจ indubbiamente derivata dallโ€™alleanza fra i molti e i pochi. Il popolo affida a unโ€™รฉlite temporanea ed elettiva il compito di approvare le leggi e la responsabilitร  di governo, ma questa รฉlite dovrebbe render conto del suo operato. Quando lโ€™รฉlite si comporta come il โ€œtirannoโ€, ovvero agisce nel proprio interesse e non si sottopone a rendiconto, รจ inevitabile che i molti perdano la pazienza e tendano a trovare una nuova alleanza o che i pochi, cioรจ qualcuno dellโ€™รจยญlite, cerchino vie alternative.

A questo punto non si puรฒ non rilevare come, piรน che limitare i parlamentari (o ridurre il numero delle camere), sarebbe stato necessario porre dei limiti precisi alla possibilitร  di restare al potere. Dove non vi siano forme precise di rendicontazione o blocchi strutturali alle derive individuali, il solo meccanismo che consenta di evitare il formarsi di รฉlite, assestate al potere senza possibilitร  di ricambio, รจ il limite al mandato, ovvero la impossibilitร  di ricandidarsi per la terza volta.

Questo principio sta funzionando benissimo nella elezione dei sindaci, i quali attualmente sono forse i politici piรน forti nel panorama istituzionale italiano, perchรฉ direttamente a contatto con i loro concittadini ed elettori. Ma la temporaneitร  rende anche sicuro il ricambio.  Il problema rimane invece per i rappresentanti in parlamento, che sono stati ridotti e collegati a collegi elettorali amplissimi, ma non sono ancora soggetti a limiti di rielezione, con un forte aumento del rischio che fra rappresentanti e rappresentati si allentino enormemente i collegamenti reali e subentrino fattori di natura mediatica e di immagine.  

Ed รจ qui che scatta il massimo rischio per la democrazia. Questo disgregarsi dei legami fra i molti (elettori) e i pochi (eletti)  porta inevitabilmente a problemi di natura politica e amministrativa, allontanando ancora di piรน lโ€™รฉlite elettiva dalla popolazione. Non รจ improbabile che si creino tante piccole monarchie locali, dei veri e propri feudi elettivi.

E dunque, che fare? o, meglio, che pensare? Non ci sono dubbi: la sola forma che garantisce una democrazia autentica e stabile senza degenerazioni รจ quella dellโ€™alยญleanza periodica e temporanea fra i molti e i pochi. Credo che dobbiamo rendercene conto, specialmente nei momenti nei quali le tentazioni verso pericolosissime derive di salvifica distruzione delle istituzioni presenti sono tali da indurre anche i piรน moderati e pazienti a prendere decisioni che non possono non essere gravide di conseguenze deleterie. La ricerca del Grande Moralizzatore, del Grande Sanificatore, di un Veltro contemporaneo, che rimetta a posto le cose, รจ sempre pericolosamente in agguato.

In simili contesti la storia recente ci ha peraltro insegnato che, a fronte di unโ€™alleยญanza apparente fra lโ€™uno e i molti, in realtร  nelle retrovie del potere quellโ€™uยญno cerca comunque il consenso di unโ€™รฉlite che lo sostenga. Tutte le dittature del Novecento sono nate da movimenti di popolo piรน o meno rivoluzionari e si sono poi tramutate in alleanze strette e vincolate fra lโ€™uno e i pochi appartenenti a รฉlite che lo hanno sostenuto e difeso: squadre armate speciali, strutture burocratiche, potentati economici, servizi segreti, frange golpiste delle forze armate, etc.

In pochi casi lโ€™uno ha messo allโ€™angolo le รฉlite. Se lo ha potuto fare รจ dipeso da particolari condizioni create e favorite da formidabili strumenti di connessione emotiva ed economica, come nel caso degli imperatori romani che avevano messo allโ€™anยญgolo il senato ed elargivano divertimento e pane alle plebi urbane con smisurate ricchezze personali. Ma anche quelle alleanze presto vennero meno e nel medio e basso impero solo lโ€™elite militare potรฉ garantire al singolo monarca il primato.

In questa fase storica sembra che disorientamento e incapacitร  di scelte siano inarrestabili nel corrodere il tessuto sociale delle nazioni che hanno dato vita alla civiltร  occidentale e che in tale contesto vengano meno i fondamenti etici delle relazioni umane. Sembra davvero che il lavoro, le leggi, il rispetto per le persone e i limiti della libertร  personale, i principi della civile convivenza abbiano perso ogni valore e che solo lโ€™affermazione di sรฉ, la ricchezza facilmente e velocemente ottenuta, la totale libertร  individuale, anche nel disprezzo delle regole comuni, siano i canoni del nuovo assetto socio-politico.

รˆ in questa temperie che si sviluppano, quasi come in una camera di fusione, ioni politici e sociali pronti a dar vita a composti imprevedibili e ad aggregazioni nuove sulle quali si fonda, come vede bene Dario, lโ€™astuzia di un singolo che miri allโ€™afferยญmaยญzione di sรฉ.

Non abbiamo alternative dunque. I molti, se vogliono mantenere viva ed efficace la libertร  e la democrazia, devono trovare salde alleanze ed elaborare duttili ed efficaci strutture di mediazione sociale e politica dโ€™intesa con nuove e affidabili รฉlite. In altre parole la complessitร  sociale ed economica del mondo contemporaneo non tollera forme semplificate di potere, ma organizzazioni complesse basate su relazioni avanzate, regolate da norme precise, nelle quali esperienza e innovazione si integrino dialetticamente senza traumi con costante possibilitร  di ricambio.

Le parole di Megabizo suonano quindi per noi come un avvertimento: ยซCome potrebbe avere delle conoscenze chi non ha avuto unโ€™istruzione, nรฉ ha avuto familiaritร  con alcunchรฉ di bello?ยป. Giร : ancora una volta la sfida si gioca sul campo della formazione. Senza educazione, continua, incessante, non pedante, ma costruttiva e attenta alle persone, non รจ possibile evitare di cadere nel caos. Ancora una volta la scuola, quindi, con tutte le sue potenzialitร  e la sua strutturale fragilitร  ci potrร  portare fuori dalla palude. Non esiste democrazia senza istruzione. Non esiste libertร  senza conoscenza e capacitร  di consapevoli scelte.

Lโ€™รฉlite dei tecnocrati e dei potentati finanziari teme la cultura e la conoscenza diffuse; ama invece gli standard comportamentali, in quanto prevedibili e controllabili. E dunque ancora una volta dobbiamo ribadire che solo nella scuola adulti e giovani possono trovare creativitร  e potenziali innovativi capaci di superare le contraddizioni e gli attriti che i sistemi sociali devono costantemente affrontare. Il patto per il futuro oggi non riguarda piรน gli accordi fra le classi, ma lโ€™intesa fra le generazioni e il rilancio di un sapere significativo ed eticamente strutturante.

Ma una scuola che regali i titoli non puรฒ affrontare questi compiti complessi. Senza una matura, radicale riorganizzazione del sistema di istruzione e formazione e una severa verifica della preparazione culturale dei giovani non si riuscirร  a fronteggiare il terribile compito di mantener viva la democrazia. Le avvisaglie di unโ€™imprepaยญraยญzione diffusa e di un degrado avanzato dellโ€™istruzione inquietano quanti hanno a cuore il futuro del nostro paese. In altre parole senza memoria, senza cultura, senza lโ€™etica della conoscenza non sarร  possibile nessuna progettualitร . La sfida del futuro ha un cuore antico.


[1] In particolare una videoconferenza in collegamento con il presidente del Parlamento Europeo. Sulla rete si trovano numerosi link alla registrazione dellโ€™evento.

[2] Francesco Pallante, Contro la democrazia diretta, Einaudi, Torino 2020; Jason Brennan, Contro la democrazia, LUISS, Roma 2018