Facciamo un piccolo sondaggio: in anni e anni di cartoni animati della Disney, quante botte avreste voluto dare a zio Walt e ai suoi umili schiavi ogni volta che un personaggio cominciava a cantare? Io non sono un violento e amo i musical, ma tantissime.
Vi sembra possibile che i sondaggi (perché ‘sta gente senza un sondaggio non va neanche in bagno, altro che Rousseau…) abbiano sempre avuto un esito positivo alla domanda “Volete le canzoni nel cartone?”, specialmente se posta a dei ragazzini con la soglia d’attenzione di un bradipo in coma? Appunto. C’è del marcio a Disneyland e la conferma è che nei trailer non c’è mai, dico mai, un accenno alla presenza di scene musicali nel film.

Quindi nelle tanto di moda – e comode economicamente dal punto di vista della promozione – trasposizioni “live action” dei film d’animazione, perché non lasciare anche le canzonette, tra l’altro pure classicamente doppiate nella lingua locale? “Sottotitoli”?! Ma, secondo voi, i bambinetti sotto i sei anni sanno leggere? E i loro genitori vogliono leggere? E poi senza i numeri musicali i film durerebbero la metà, perciò poche storie e cantiamo tutti in coro fingendo felicità ogni volta che attacca uno strumento, ma non dimentichiamoci di scaricare legalmente anche la colonna sonora, che produrre i film ormai costa un botto, signora mia.

Vi ricordate di Guy Ritchie, quel talentuoso autore inglese che nel 1998 debuttò con il gioiellino Lock & Stock – Pazzi scatenati per poi bissare, due anni più tardi, con il notevole Snatch – Lo strappo? Ma sì, quello che subito dopo fu vittima di cannibalismo, per bocca di quella cantante pop, che prima lo sposò e poi gli divorò i gioielli di famiglia trasformandolo in un mansueto regista buono per tutte le stagioni, purché di stagioni americane si trattino, tra qualche titolo frizzantino come i due Sherlock Holmes con Robert Downey Jr. e una serie di dimenticabilissime e sgasatissime pellicole più da lettiera che da cassetta? Ecco, la Disney ha voluto proprio lui a dirigere questo Aladdin e il primo che mi viene a dire che «Sì, però si vede la sua mano nelle scene d’azione» lo metto dietro alla lavagna con il cappello d’asino con su scritto “Mr. Madonna”.

La versione viagrapotenziata di Will Smith del genio è la cosa migliore di Aladdin, esattamente come lo era la sua controparte animata nel 1992. Luigi Di Maio nel ruolo del protagonista fa quel che può esattamente come sempre, saltellando, affabulando, eludendo, sgambettando e tentando anche lui di travestirsi per ottenere qualche consenso dalla bella Jasmine (una Naomi Scott difficile da dimenticare), osteggiato dal solito Jafar impersonato da un non sempre convincente Maccio Capatonda.

Sia chiaro che Aladdin non è brutto e la confezione è quanto di meglio si potesse sperare da una simile operazione, ma dura due ore e otto minuti e “c’è gente che canta” proprio quando hai smesso di ridere per una gag del genio o dopo una sequenza un po’ movimentata. Insomma, vedete un po’ voi se riuscite a sopportare questa cosa e se pagare il biglietto per il film è uno dei vostri tre desideri… 

Voto: 3/5

Aladdin
Regia di Guy Ritchie
Con Will Smith, Mena Massoud/Luigi Di Maio, Billy Magnussen, Mena Massoud, Nasim Pedrad, Marwan Kenzari/Maccio Capatonda, Numan Acar, Navid Negahban, Kamil Lemieszewski e Nikkita Chadha