Il 24 febbraio di un anno fa iniziava l'invasione russa in Ucraina. Un conflitto che si è allungato ben oltre le previsioni del suo massimo fautore, il presidente Vladimir Putin. All'orizzonte, peraltro, non si intravedono facili soluzioni.
Dal 2016 ad oggi il governo turco di Erdogan ha costretto centinaia di profughi siriani a firmare documenti di rimpatrio volontario, che hanno poi consentito di rimandarli in Siria. La pratica è nota come refoulement ed è considerata assolutamente illegale dal diritto internazionale.
Ciò che sta accadendo in Tunisia, che ha immediate ripercussioni anche sui flussi migratori verso l'Italia, accende il faro sulla politica in Nord-Africa delle principali potenze internazionali interessate a quell'area.
Il premier turco Erdogan prosegue imperterrito il suo percorso per rendere il suo Paese sempre meno democratico e sempre più lontano dai valori occidentali.
Il fondatore dell'associazione "One Bridge to Idomeni" ci racconta da dove è nata l'idea di fondare l'associazione che oggi aiuta le persone accampate a Idomeni, il più grande campo profughi d'Europa.
Armenia e Azerbaijan hanno ripreso il loro conflitto, che dura ormai da quasi trent'anni. Ragioni economiche e interessi di molte potenze militari (Turchia e Iran su tutte) condizionano i negoziati di pace. E l'Italia...