Quattro giorni di vero artigianato italiano riunito all’Arsenale a Venezia, dall’1 al 4 ottobre, per un viaggio tra tradizione, creatività e territorio.

Nel cuore di Venezia, a poca distanza da piazza San Marco, passeggiando sulla Riva degli Schiavoni – da cui il famoso “schiavo vostro”, tradotto in “ciao!” – si arriva nella zona dell’Arsenale, in quello che era uno dei più grandi cantieri navali d’Europa, oggi destinato a museo e a spazio espositivo. Un’area così grande che si estende da una parte all’altra delle rive sulla laguna e che riesce a contenere ora sia la Biennale Arte che, in questi quattro giorni, il Salone dell’Alto Artigianato.

La nuova edizione porta in città 163 espositori che, con la loro manualità, i materiali, gli strumenti, i colori e i mezzi, esprimono la radice del lavoro umano capace di restare fedele alle origini e, nello stesso tempo, di rinnovarsi.

Le botteghe veneziane e l’arte del vetro

Al centro del percorso le botteghe veneziane, una quarantina, che mettono in mostra un sapere antico e spesso unico. Prime fra tutte le fornaci di Murano, dove il lavoro di produzione del vetro ripercorre una tecnica millenaria insuperabile.

Glass Murano e Majega Murano (Tesa 93) propongono oggetti di vetro a lume, pezzi artistici in vetro fusione – quadri e lampade – che si mescolano a bigiotteria elaborata in chiave moderna. Così la tradizione muranese con Salviati (Tesa 92) e la più recente ditta nata al Lido nel 1988, la Siru (Nappa 89), che si distingue nel settore dell’illuminazione in vetro.

Il vetro non solo a Murano, ma lavorato anche nella terraferma veneziana con Zamuvetro, che produce specchi, porte in vetro, vetrate artistiche e soluzioni per l’interior design (Nappa 91), oppure Gambaro Vetri (Tesa 93), specializzata nella lavorazione del vetro industriale mantenendo i principi delle tradizioni vetraie muranesi.

Foto di Cristiana Albertini

Dalle perle veneziane al merletto di Burano

Altri oggetti affascinanti sono le notissime perle veneziane, minuscoli capolavori lavorati a lume, un tempo contaminate da lontani mercati, oggi trasformate in gioielli contemporanei.

La cosa bella del Salone è la possibilità per i visitatori di dialogare con gli artigiani e gli artisti e assaporare una manualità che custodisce un sapere antico, come dimostrano le “impiraresse”, lavoro delle donne che infilavano e infilano tutt’ora a mano le perle una dietro l’altra, celebrate da Marisa Convento (Tesa 92), Vera Creazioni di Veronica Paier (Tesa 92), dal Comitato per la Salvaguardia dell’Arte delle Perle di Vetro Veneziane e dalla Fondazione Andriana Marcello del Centro di Merletto di Burano, insieme a Laguna FLA Group (Tesa 99-92).

Quindi anche il merletto di Burano con Martina Vidal SNC (Tesa 92), la sartoria e gli accessori veneziani con Bacididama e Sartoria dei Dogi (Tesa 92/93), con mantelle, nappe, scialli, stole, caftani, tuniche…

Uno spazio è dedicato al Carnevale, con le maschere e i costumi d’epoca de La Bauta e, per tutti, l’Artigiana Sartoria Veneta (Tese 92/93), con gli storici “tabarri” confezionati a mano.

Ancora nel settore tessile i tendaggi per finestre, porte e pareti, vedi Tenda Arredo di Luca Odessa, e la gioielleria con un panorama variegato con, per esempio, Riviera Art e Andrea Zecchin, Oro Sintesi e Oro Gioielli alle Tese 92-99-100.

Dal legno alla pelletteria

Ancora, stando nel settore arredamento e pelletteria, articoli e calzature cucite a mano, come la riedizione della “furlana” con Gondolina Shoes (Tesa 99).

In Tesa 92 trovano spazio anche tre liutai, mentre alla Tesa 99, con La Spezieria, ci sono prodotti erboristici e sensoriali ispirati alla tradizione veneziana, oltre alle ceramiche e ai mosaici variopinti della famosa fornace Orsoni (Tesa 93), sopravvissuta in centro storico e attiva dal 1888 a Cannaregio.

Non può mancare il legno, con i maestri d’ascia e i falegnami della Carpenteria Nautica oppure Lunardelli Venezia e, tra gli altri, Signor Blum (Tesa 92).

Per i bambini torna quest’anno Geomodel (Tesa 100), che costruisce dinosauri in resina, ricrea creature estinte e piante viventi. E la curiosità con la bandieraia Anna Campagnari Anareta, che dipinge a mano bandiere e gonfaloni premiati nelle regate di voga alla veneta.

In ultimo, solo per brevità, il progetto artigianale di Eva Pollini detto Awadena, che unisce arte, design e tradizione nel segno dello sviluppo sostenibile, attivo in un casolare ai bordi della laguna e nato dai viaggi in Africa e in Asia (Nappa 90).

Orari e informazioni

Il Salone resta aperto tutti i quattro giorni dalle 10 alle 19 (ultimo ingresso 18.30), con apertura prolungata sabato 3 ottobre fino alle 20 (ultimo ingresso 19).

L’ingresso al Salone non è dalla parte della Riva degli Schiavoni ma dalla parte opposta: fermata Bacini nord, Torre di Porta Nuova, vaporetti 4.1, 4.2, 5.1, 5.2.

Arsenale Riva Schiavoni si entra per la Biennale Arte.

Per informazioni e biglietti è possibile visitare il sito del Salone dell’Alto Artigianato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA