Sabato mattina 12 settembre, Parco della Provianda di Santa Marta. Sotto la struttura allestita in occasione della terza edizione di Festambiente Verona, si è tenuta l’assemblea dei circoli veneti di Legambiente. C’è il presidente nazionale Stefano Ciafani, arrivato in città per la tre giorni “Generazione Smog” dedicata alla qualità dell’aria in Pianura Padana. Con lui, i rappresentanti dei circoli di tutto il Veneto, tra cui Andrea Gentili, presidente Legambiente Verona, e Piero Decandia, Direttore Legambiente Veneto. Alle spalle del palco si vede il Palazzo della Provianda: ex caserma militare, oggi biblioteca e sede del dipartimento di Economia dell’Università di Verona. È la cornice scelta quest’anno per un festival che, dopo due edizioni “primordiali”, debutta nel cuore della vita universitaria cittadina.

Ad aprire l’assemblea è Andrea Gentili, presidente di Legambiente Verona. Gentili inquadra subito l’incontro: è il primo passo di un percorso che porterà l’associazione al rinnovo delle cariche. Il congresso regionale di Legambiente Veneto è atteso a Venezia il 3 luglio 2027, cin la città lagunare che torna ad ospitarlo sedici anni dopo l’ultima edizione, quella del 2011. Per la prima volta, poi, il Veneto ospiterà anche il congresso nazionale dell’associazione, in programma dal 12 al 14 novembre 2027. «Penso sia un onore poterlo ospitare», dice Gentili, “e siamo certi di dimostrare come Legambiente Veneto possa essere accogliente verso tutti gli altri circoli.”

Il filo conduttore dell’intervento è un documento: “Bussola per il Veneto 2030 per un Veneto carbon free”. Legambiente lo ha presentato nel maggio 2025. È stato costruito, spiega Gentili, “in maniera corale” con i circoli del territorio. Da lì nascono i cinque grandi temi su cui l’associazione regionale concentrerà l’impegno dei prossimi anni, oltre che le cinque colonne portanti sulle si è strutturato il panel.

Le fondamenta dell’incontro

Il primo tema è l’economia circolare e la gestione dei rifiuti. Qui il Veneto vanta risultati che Legambiente rivendica come propri: le dodici proposte dell’associazione sono finite nelle prime venti pagine del piano rifiuti regionale. Ma Decandia lancia anche un allarme. A mancare, dice, sono stati gli investimenti dei gestori su mezzi e postazioni di lavoro.

La strada, per Legambiente, è l’innovazione tecnologica: in un comune del basso Veneto è già in test un robot per la raccolta della differenziata. C’è poi una richiesta ribadita “a gran voce”: una discarica dedicata allo smaltimento dell’amianto, ancora oggi presente nei campi e nei capannoni agricoli. Decandi la paragona ai risultati ottenuti a Casale Monferrato, dove la bonifica dai residui della tragedia Eternit ha portato a costruire cinque discariche dedicate.

Il secondo tema è l’indipendenza energetica. Per il Direttore Legambiente Veneto la transizione verso le rinnovabili non è solo una risposta alla crisi climatica. È anche una questione di sicurezza nazionale. Dipendere da gas e petrolio significa dipendere da attori – cita Russia, Usa ed Egitto – tutt’altro che stabili. Su questo fronte Legambiente porta avanti il forum «C’è Energia Veneto» e una campagna nazionale sull’efficientamento degli edifici. La coordina Gigi Lazzaro, responsabile nazionale dell’innovazione industriale dell’associazione.

Il terzo tema è “aria, acqua e altri inquinanti”. Sull’aria, Decandia rivendica il miglioramento degli ultimi vent’anni. Ma avverte: non va trattato come un traguardo raggiunto. La battaglia contro lo smog resta, dice, «una lotta per una qualità dell’aria accettabile, per non avere quelle 50mila morti premature all’anno». Sull’acqua, c’è la campagna di citizen science “Operazione Fiumi”: i circoli campionano i corsi d’acqua e consegnano i dati ad ARPAV. Il lavoro ha già portato a un risultato concreto: un tavolo istituzionale sulla bonifica del Fratta-Gorzone, tra i fiumi più inquinati d’Italia. Il primo tratto da bonificare, annuncia Gentili, dovrà essere quello interessato dalla nuova infrastruttura in progetto nella zona.

Il quarto tema è il consumo di suolo e adattamento climatico. Il Veneto è la seconda regione italiana per consumo di suolo, ricorda Decandia. Porta un esempio diretto: una camminata lungo il tracciato della futura autostrada Valdastico Sud, percorsa “quasi senza incontrare un’auto”. Il vero consumo di suolo, per l’associazione, sono i data center e i capannoni logistici. Vengono costruiti su terreno vergine invece che nelle strutture dismesse già esistenti. Su questo fronte è in corso “Vivere in sicurezza”: un manuale sul rischio idrogeologico realizzato con la Protezione Civile del Veneto.

Chiude la biodiversità, quinto pilastro dell’agenda. Ci sono le oasi e i boschi gestiti dai circoli. C’è la tutela del fratino sulle dune del Veneto orientale. C’è la formazione degli operatori balneari sul riconoscimento della tartaruga caretta caretta. E c’è il progetto europeo Nat-Ocean-Act, che mette in rete i presidi di tutela ambientale della regione.

Gentili, infine, chiude l’assemblea con un’immagine velistica. Molte battaglie, dice, Legambiente le ha condotte “di bolina, controvento”. Ma la vela insegna una cosa: con un equipaggio affiatato, si risale il vento a colpi di 45 gradi. “Anche quando il vento nei territori ci soffia contro, non dimentichiamoci che stiamo andando nella giusta rotta.”

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