Negli ultimi giorni in tutta la Spagna è tornata in auge una canzone pubblicata nel lontano 2002. Si intitola “Te quiero mas” e fu il primo singolo – nonché principale successo – dei Formula Abierta, un gruppo formato da quattro partecipanti alla prima edizione del talent Operacion Triunfo. Non poteva esserci connessione migliore per celebrare il triunfo di uno dei talenti del ciclismo spagnolo che più di ogni altro sembrava aver perso definitivamente l’occasione per confermare tutte le speranze che erano state riposte in lui.

Enric Mas ha vinto La Vuelta 2026. Una vittoria arrivata grazie ad un mix di fortuna e determinazione. La buona sorte gli ha consegnato la Maglia Rossa del leader una volta che Tadej Pogacar, pronto a cannibalizzare anche questo Grande Giro, si è dovuto ritirare a causa di una brutta caduta nell’ottava tappa. Mas è stato bravo ad essere il primo degli inseguitori fino a quel momento e, successivamente, a dimostrare alla Spagna – e a tutto il mondo – il suo miglior ciclismo nelle ultime 2 settimane di gara.

Quattordici giorni da leader, legittimati subito con la vittoria squillante nella nona tappa – la prima in Maglia Rossa per Mas – sull’Alto de Aitana, battendo in volata Oscar Onley (Netcompany Ineos), l’unico capace di resistergli in salita. Da quel momento i tifosi spagnoli hanno iniziato a “volergli bene sempre di più” (“te quiero y quiero, mas” come cantavano i Formula Abierta), spingendolo fino all’apoteosi di Granada.

La rivincita del piccolo grande Enric

Enric Mas lo scorso 7 gennaio ha compiuto 31 anni ed reduce da quella che lui stesso ha definito come la sua peggior stagione in carriera. Nel 2025 una tromboflebite alla gamba sinistra l’aveva costretto al ritiro nella 18° tappa del Tour de France, terminando in anticipo l’annata. Anno che era anche partito discretamente con i podi nei giri di Catalogna e dei Paesi Baschi. Proprio in occasione della tappa conclusiva di quest’ultima gara Mas era pure stato protagonista di un episodio singolare. Rimasto negli ultimi km insieme al leader della generale Joao Almeida (UAE Team Emirates XRG), Mas aveva chiesto espressamente ad Almeida – ripreso dalle telecamere – di lasciargli vincere la tappa, dato che il portoghese rimaneva alla sua ruota passivo. Almeida gli rispose seccamente di no e andò a vincere la volata.

Un episodio che racchiude parzialmente la traiettoria sportiva di Enric Mas. Arrivato nel ciclismo dei grandi a 22 anni, nel 2017, in maglia Quick-Step Floors, Mas si mise subito in mostra arrivando terzo nella sesta tappa de La Vuelta e secondo nella classifica generale della Vuelta a Burgos. Tanti piazzamenti (in particolare 2° al Lombardia 2022, 2° a La Vuelta nel 2018, 2021 e 2022) e poche vittorie, tra cui 2 tappe a La Vuelta (2018 e quest’anno) e il Giro dell’Emilia nel 2022, che fino al trionfo all’Alto de Aitana era rimasto il suo ultimo sigillo.

Per capire però quanto la Spagna credesse in Enric Mas basta recuperare le parole che Alberto Contador – insieme ad Alejandro Valverde, il più grande ciclista spagnolo del XXI secolo – spese per Mas in occasione dell’ultima tappa de La Vuelta 2017. Contador, che era alla sua ultima gara in carriera, si affiancò a Mas e alla telecamera disse «Questo è il futuro del ciclismo spagnolo».

Fuori dalla Top 10 del Tour de France nelle ultime 4 partecipazioni (3 ritiri e un 19° posto), un deludente 32° posto al Giro d’Italia 2026: chiunque avrebbe potuto cedere. Dopo le prime 2 stagioni tra i professionisti Mas si è trovato a scontarsi con alcuni tra i più forti ciclisti di sempre, da Pogacar a Vingegaard, dalla miglior versione di Egan Bernal a Primoz Roglic e Remco Evenepoel. Tutti campioni che hanno rubato le prime pagine allo spagnolo, che però a Monaco – sede della partenza de La Vuelta 2026 – si è presentato convinto dei propri mezzi e consapevole della sfida che aveva davanti: «Valuterò giorno dopo giorno» aveva dichiarato a Domestique.com.

La caduta di Pogacar e le lacrime di Landa

Nella cronometro inaugurale nel Principato Mas paga subito 33 secondi da Pogacar, che sembrava iniziare da casa sua (risiede a Montecarlo) un dominio inarrestabile fino a Granada. Ma alla sesta tappa, con arrivo a Castello, Enric Mas dimostra che qualcosa in lui è cambiato e che può ritagliarsi un ruolo importante ne La Vuelta 2026, nonostante la presenza di Tadej Pogacar. Lo spagnolo riesce a riprendere e superare in salita lo sloveno sulle ultime rampe di Puerto El Bartolo: nessuno ci era più riuscito dal Tour De France 2024, quando Jonas Vingegaard riuscì a rimontare – e vincere poi in volata – Pogacar a Le Lioran.

Sul traguardo di Castello Pogacar poi batterà allo sprint Mas, ma la prestazione dell’atleta della Movistar stupisce tutti. Il pubblico rimane ancor di più a bocca aperta due giorni dopo. A 30 km dall’arrivo di Xeraco, in una tappa all’apparenza innocua, Tadej Pogacar cade rovinosamente per colpa di un sasso a bordo strada. Il bollettino medico recita frattura della clavicola sinistra, frattura della vertebra cervicale C7 e commozione cerebrale: la sua La Vuelta – e l’obiettivo di completare la Tripla Corona con Giro e Tour – finisce lì.

Mas con grande signorilità sul palco di Xeraco non indossa la Maglia Rossa, dopo che l’incidente di Pogacar ha cancellato i 3’50” di ritardo dallo sloveno issandolo in vetta alla classifica. Per dimostrare di meritare quel simbolo il giorno dopo Mas va all’attacco e si prende l’arrivo in quota di Alto De Aitana. Da quel momento insieme alla squadra Mas gestisce, controlla da vero padrone della corsa. La tappa cerchiata in rosso è la numero 18: cronometro individuale di 32 km con arrivo a Jerez de la Frontera. Lo spauracchio è un altro sloveno, Primoz Roglic (Red Bull Bora Hansgrohe). Quattro volte vincitore de La Vuelta (2019, 2020, 2021, 2024) e prossimo a compiere 37 anni, Roglic aveva – probabilmente – l’ultima chance per vincere il quinto titolo, diventando il più titolato nella corsa spagnola con 5 successi, staccando anche Roberto Heras, con lui appaiato a 4 trionfi.

Notoriamente più forte a cronometro dello spagnolo, Roglic veniva dato dagli addetti ai lavori capace di rifilare tra 1’30” e 2′ a Mas: con un distacco in classifica di 2’10”, avrebbe significato Maglia Rossa o, quantomeno, riapertura totale dei giochi. Mas invece è riuscito a perdere solo 33″, mantenendo la testa della classifica e blindando la vittoria nella penultima tappa, rifilando altri 40″ a Roglic sul Collado del Alguacil. «La Maglia Rossa ti mette le ali» aveva detto Mas dopo la vittoria nella nona tappa. Nelle giornate successive ha dimostrato anche di avere le gambe.

Sulla stessa salita, il Collado del Alguacil, un altro spagnolo torna ad emozionare e ad emozionarsi con un’azione da grande campione. Mikel Landa compirà 37 anni il prossimo 13 dicembre e non vince una tappa dalla seconda frazione della Settimana Internazionale di Coppi e Bartali 2019. In mezzo la vittoria di classifica generale alla Vuelta a Burgos nel 2021 e una sequenza infinita di incidenti, sfortune, occasioni mancate come i terzi posti al Giro d’Italia e Giro di Lombardia nel 2022.

Nonostante questo il pubblico continua ad amarlo. La sua incompiutezza che fa a pugni con la calma con cui ogni volta il basco ha raccolto i cocci, a volte quelli delle sue stesse ossa, l’ha reso iconico agli occhi degli appassionati. Filosofia, culto, religione laica: potete chiamare in qualunque modo il landismo, quella parola in cui chiunque sia in attesa di vivere un momento di gioia mentre naviga in un mare di fatica si è rivisto. L’immagine che nessuno, nel gruppo, ha incarnato meglio di Mikel Landa. Le sue lacrime di felicità a quasi 1900 metri sul livello del mare sono state una pioggia leggera che ha commosso il caldo pubblico del ciclismo.

La Vuelta 2026 è stata questo e anche molto altro. Parlando di pioggia impossibile non citare la violenta grandinata sul Col de Mont-Louis che ha portato alla cancellazione della terza tappa e anche all’esplosione di recensioni a 5 stelle (poi rimosse da Google) per il GESA Village Club Mont Louis Les Sorbiers, albergo presso il quale tutti i corridori si sono rifugiati. Un altro tornado, a pedali, abbattutosi sulla corsa spagnola è stato il britannico 21enne della Visma Lease a Bike Matthew Brennan, capace di vincere 5 tappe alla sua prima partecipazione ad un Grande Giro, aiutato anche da un gregario di lusso come Wout Van Aert, Maglia Verde de La Vuelta e in forma perfetta per completare un 2026 monumentale con la conquista del Mondiale in Canada tra due settimane.

Montreal aspetta i fenomeni della bicicletta mentre Madrid si gode, e canta, il suo campione ritrovato. Il giro del mondo del pedale non è ancora finito e aspetta di scrivere nuove emozionanti pagine.

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