Il ricordo dello sport non è soltanto una questione di medaglie, classifiche e albi d’oro. Alcune imprese diventano patrimonio collettivo perché, oltre al risultato, conservano il suono di una voce, l’immagine di un atleta, la tensione di una diretta televisiva. È quello che accadde il 21 luglio 1996 ad Atlanta, quando Roberto Di Donna trasformò una gara di tiro a segno in uno dei finali più emozionanti della storia olimpica italiana.

Trent’anni dopo, quella storia torna a essere raccontata proprio da chi la visse in prima persona. Mercoledì 2 settembre, alle 20.45, nella Sala civica Savoldo di Povegliano Veronese, l’evento Il diritto alla memoria riporterà al centro della scena l’impresa olimpica di Atlanta ’96. A organizzarlo sono l’Associazione culturale IneditaMente e il Panathlon Club Gianni Brera dell’Università di Verona, con il patrocinio del Festival del Giornalismo di Verona e il sostegno del Comune di Povegliano Veronese. Accanto a Roberto Di Donna ci sarà Stefano Bizzotto, la voce Rai che raccontò quella finale in diretta, all’ora di pranzo, davanti a milioni di spettatori incollati a RaiUno. A dialogare con i due protagonisti sarà Cristina Soranzo, del Panathlon Club Mantova Tazio Nuvolari e Learco Guerra.

La serata sarà anche l’occasione per consegnare a Roberto Di Donna e Stefano Bizzotto il Premio Fair Play Panathlon Gianni Brera 2026 alla carriera, riconoscimento che arriva al termine di un percorso dedicato a figure e momenti capaci di rappresentare lo sport oltre il semplice risultato agonistico.

Quella finale che sembrava perduta

Atlanta 1996 è ormai una pagina della memoria sportiva italiana. Di Donna, allora poco più che trentenne, arrivò alla finale della pistola ad aria compressa da 10 metri e si trovò protagonista di una gara dai contorni quasi cinematografici. Una rimonta costruita colpo dopo colpo, fino a ribaltare una situazione che sembrava compromessa e a conquistare l’oro olimpico. Ma per chi guardava da casa, quella medaglia aveva anche un’altra voce. Era quella di Stefano Bizzotto, chiamato a raccontare in diretta una gara che, progressivamente, smise di essere soltanto una competizione di tiro a segno per diventare un piccolo rito televisivo nazionale.

È proprio questo intreccio tra l’impresa e il suo racconto a rendere particolarmente significativo l’appuntamento di Povegliano. Non soltanto la memoria dell’atleta, dunque, ma anche la memoria del giornalista che quell’impresa contribuì a trasformare in racconto collettivo. «Abbiamo dato da subito la nostra disponibilità per collaborare all’evento insieme al Panathlon Club Gianni Brera dell’Università di Verona e alla nostra associazione del territorio Ineditamente», sottolinea Maurizio Facincani, vicesindaco di Povegliano Veronese. «Come amministrazione comunale siamo orgogliosi di ospitare a Povegliano questa serata sullo sport che, per il livello degli ospiti, ha sicuramente una dimensione nazionale».

Ed è proprio la dimensione nazionale dell’appuntamento a segnare una delle caratteristiche più interessanti dell’iniziativa: Povegliano diventa per una sera un luogo nel quale lo sport viene osservato attraverso le sue storie, i suoi protagonisti e il modo in cui quelle storie vengono raccontate.

Il viaggio del Premio Gianni Brera

L’appuntamento del 2 settembre rappresenta la terza tappa del Premio Fair Play Panathlon Gianni Brera 2026, una rassegna itinerante che attraversa luoghi diversi della cultura sportiva italiana. Il viaggio è cominciato il 29 maggio al Teatro Regio di Parma, con Rombo di Tuono, una serata dedicata alla storia e alla leggenda di Gigi Riva raccontata da Gigi Garanzini e Claudio Rinaldi. In quell’occasione il Premio alla carriera è stato assegnato a Roberto Boninsegna. La seconda tappa si è svolta l’11 giugno al Teatro Smeraldo di Valeggio sul Mincio, con Lo scudetto del Verona, pièce teatrale di Alessandro Pilloni dedicata alla straordinaria stagione dell’Hellas Verona campione d’Italia. A ricevere il Premio Fair Play è stato Antonio Di Gennaro.

Povegliano porta dunque la rassegna dentro un’altra pagina della storia dello sport italiano, quella di un oro olimpico capace di resistere al tempo proprio perché legato a un racconto particolarmente intenso.

La seconda parte della serata allargherà il campo dalla memoria olimpica al rapporto tra sport e informazione. Protagonista sarà Paolo Casarin, presidente della giuria del Premio Fair Play Panathlon Gianni Brera, che a Povegliano presenterà anche il suo libro Vita e pensieri di un arbitro, pubblicato da Rizzoli con la prefazione di Gianni Mura. Una figura, quella di Casarin, che appartiene alla storia del calcio italiano ma anche a quella del giornalismo sportivo, osservato da una prospettiva particolare: quella dell’arbitro diventato nel tempo interprete e analista delle dinamiche del gioco.

Subito dopo la presentazione del libro, Casarin parteciperà al dibattito “Giornalismo radiotelevisivo oggi”, insieme a Stefano Bizzotto, a Furio Zara, opinionista de La Domenica Sportiva, e a Massimiliano Saccani, ex arbitro e moviolista televisivo. Anche Zara e Saccani saranno insigniti del Premio Fair Play Panathlon Gianni Brera 2026. A moderare l’intera serata sarà Massimiliano Castellani, inviato speciale di Avvenire, che lo scorso anno ha ricevuto, come scrittore, il Premio Coni e il Premio Fair Play Bancarella Sport.

La presenza di giornalisti, telecronisti, arbitri e protagonisti dello sport suggerisce così una riflessione più ampia: come è cambiato il modo di raccontare lo sport? E cosa rimane, nel tempo, di una telecronaca, di una voce, di un’immagine televisiva? Trent’anni dopo Atlanta, la domanda è tutt’altro che nostalgica. In un’epoca nella quale le immagini sportive arrivano continuamente e da ogni dispositivo, il valore della narrazione può forse essere misurato anche dalla sua capacità di trasformare un risultato in memoria.

La memoria come forma di cultura

È il senso stesso del titolo della serata, Il diritto alla memoria, a tenere insieme i diversi fili dell’iniziativa. Memoria dell’impresa di Di Donna, naturalmente, ma anche memoria di un modo di vivere lo sport e di raccontarlo. Per Gianfranco Bonomini, presidente di IneditaMente, l’evento rappresenta inoltre il risultato di un percorso costruito negli anni sul territorio: «Come associazione culturale Ineditamente da anni ci impegniamo moltissimo per portare a Povegliano occasioni come questa. I nostri partner ci riconoscono competenza ed entusiasmo quando siamo chiamati a gestire eventi. La possibilità di co-organizzare questo incontro è un riconoscimento importante alla nostra crescita e ringraziamo sin d’ora le altre associazioni che ci stanno aiutando ed il Comune che ci supporta».

Dopo Povegliano, il Premio Fair Play Panathlon Gianni Brera proseguirà il proprio itinerario con altre due tappe: il 21 settembre alla Biblioteca Gianni Mura di Milano e il 15 novembre a San Zenone al Po, paese natale di Gianni Brera, presso l’Auditorium di Santa Cristina e Bissone. Quest’ultima sarà dedicata, attraverso uno spettacolo teatrale, al centenario di Enzo Bearzot.

Prima, però, c’è Atlanta. E c’è quel mezzogiorno di trent’anni fa nel quale milioni di italiani scoprirono che anche una pistola olimpica poteva tenere un Paese con il fiato sospeso. A Povegliano, il 2 settembre, Roberto Di Donna e Stefano Bizzotto proveranno a riavvolgere quel nastro. Non per ripetere una vittoria, che appartiene ormai alla storia, ma per capire perché alcune storie sportive continuino, ancora oggi, a meritare di essere raccontate.

Stefano Bizzotto

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