Una Babele, ma senza la condanna a non comprendersi. Al Film Festival della Lessinia le lingue diverse diventano altrettante strade per riconoscersi: custodiscono geografie, memorie e modi di abitare il mondo lontanissimi fra loro, eppure raccontano esperienze profondamente comuni. È questo il cuore della trentaduesima edizione della rassegna internazionale dedicata alle tradizioni delle montagne, in programma a Bosco Chiesanuova dal 21 al 30 agosto.

Considerato dalla Regione del Veneto la più rilevante manifestazione cinematografica regionale dopo la Mostra di Venezia, il Festival torna con oltre 100 appuntamenti e 83 film, selezionati tra circa mille opere. Ventisette saranno presentati in anteprima italiana. Le proiezioni, distribuite in quaranta sessioni, si terranno al Teatro Vittoria, mentre una ventina di titoli della selezione ufficiale resteranno disponibili su MyMovies dal 21 agosto al 6 settembre.

A tenere insieme il programma sarà “la lingua madre”, scelta come simbolo che costituisca un argine all’omologazione culturale. Quando una lingua smette di essere trasmessa oltre alle parole scompare molto altro: si indebolisce un archivio di conoscenze e interpretazioni della realtà. Accade anche in Italia, dove idiomi come il grecanico e il ladino, pur in condizioni differenti, affrontano la riduzione dei parlanti. Le aree montane, rurali e periferiche diventano allora riserve di ossigeno linguistico, nelle quali insieme alle parlate resistono pratiche sociali e radici culturali che possono offrire prospettive sul mondo ulteriori e, in quanto tali, preziose.

Il Festival sceglie di portare queste identità sullo schermo prima che diventino soltanto materia d’archivio. In questo modo esse vengono mostrate per le realtà vive che sono, capaci di parlare al presente. Le voci raccolte sono uniche, legate a territori specifici; sotto le differenze, tuttavia, affiora un sostrato comune. Migrare, restare, ereditare una tradizione, assistere alla trasformazione del proprio paesaggio o cercare un posto nella comunità sono esperienze che attraversano confini e alfabeti.

La dimensione internazionale della proposta emerge già dai numeri illustrati in conferenza stampa dal direttore artistico Alessandro Anderloni: sono arrivate opere da 43 Paesi, con presenze inedite da Cambogia, Niger e Ciad. Nel programma trovano particolare spazio cinematografie ancora poco frequentate dal pubblico italiano, provenienti soprattutto dall’Africa e dall’Oriente. Anche la giuria internazionale segna una novità: per la prima volta nella storia della rassegna sarà composta in maggioranza da registe.

Il concorso riunisce lungometraggi, cortometraggi e film d’animazione; dieci opere parteciperanno al Green Planet Movie Award, otto comporranno “Montagne italiane” e 29 titoli saranno dedicati ai più giovani in FFDL+. Una retrospettiva esplorerà la lingua madre attraverso lo sguardo di quattro registe. Tra gli eventi speciali, uno spettacolo visivo e musicale con rare immagini Rai de “L’Italia dei dialetti”, accompagnate da canzoni nelle parlate italiane.

Il tema linguistico uscirà però dalla sala cinematografica. La nuova sezione “Esplorazioni” allargherà il programma a progetti multimediali e narrazioni musicali. Fra questi ci sarà la Sala Acustica, un music forum organizzato da Salmon Magazine: il pubblico potrà ascoltare collettivamente e in alta risoluzione un album in dialetto, preceduto e seguito da un momento di dialogo. Un formato che chiede di dedicare alla lingua la stessa attenzione normalmente riservata all’immagine e restituisce al dialetto la sua qualità sonora, oltre che il suo valore identitario.

Al cinema si affiancherà “Parole Alte”. Tra gli ospiti Luca Mercalli, Gigliola Cinquetti con Vittorino Andreoli, il cardinale e arcivescovo Jean-Paul Vesco con il vescovo Domenico Pompili, Matteo Righetto, Paolo Malaguti, Leo Ortolani e Ferruccio “Fèro” Valentini. Il Festival ricorderà anche il terremoto del Friuli, Dario Fo e Tina Merlin, i pastori e i pascoli e i sette monaci trappisti uccisi in Algeria.

La piazza davanti al Teatro Vittoria ospiterà la Libreria della Montagna, la Trattoria sociale, l’Osteria del Festival, incontri e concerti. Più che una cornice, è parte del progetto: non soltanto mostrare comunità sullo schermo, ma crearne una temporanea intorno alle opere.

Se ogni lingua contiene una visione del mondo, perderne una significa restringere il campo di ciò che l’umanità può dire, quindi anche di ciò che riesce a pensare. La Babele della Lessinia parte da qui: senza nostalgia per un universo immobile, porta avanti la convinzione che le differenze possano restare vive soltanto se continuano a essere ascoltate, usate e condivise.

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