Addio a Glen Hansard, menestrello fragile
Il musicista irlandese ha perso la vita in un incidente stradale vicino Dublino. Il mondo della musica perde un artista di grande talento e sensibilità.

Il musicista irlandese ha perso la vita in un incidente stradale vicino Dublino. Il mondo della musica perde un artista di grande talento e sensibilità.

La musica ha perso ieri una delle sue voci più autentiche e intense. Il cantautore irlandese Glen Hansard, è morto all’età di 56 anni in seguito a un incidente in motocicletta avvenuto a Lucan, una località a ovest della capitale irlandese.
Nato e cresciuto a Dublino, dove aveva esordito nel mondo musicale come busker, ha portato nel mondo l’anima dell’Irlanda: una terra di storie, poesia e musica, dove malinconia, ironia e speranza convivono in perfetto equilibrio. Tra Grafton Street e le piazze della città aveva imparato che la musica si conquista nota dopo nota, davanti a un pubblico che può fermarsi o tirare dritto.
Molti lo hanno conosciuto per il ruolo del chitarrista Outspan Foster in The Commitments, il film di Alan Parker che raccontò al mondo la vitalità musicale della Dublino operaia. Ma è stato con i The Frames, la band che aveva fondato nel 1990, che ha costruito la propria identità artistica, fino alla consacrazione internazionale con Once e con l’Oscar conquistato nel 2008 per Falling Slowly, scritta insieme alla cantante e pianista ceca Markéta Irglová, simbolo della sua capacità di trasformare sentimenti universali in melodie senza tempo.

Nel 2012 aveva iniziato la carriera solista, pubblicando il suo primo album da solista intitolato Rhythm and Repose, pur continuando saltuariamente a collaborare con i progetti precedenti, trasformando le sue radici di cantante folk rock spirituale in una cifra artistica inconfondibile. Nel 2022 era riuscito a tenere due concerti alla National Concert Hall di Dublino, la principale istituzione culturale in Irlanda, da una parte riscattando quello scapigliato busker di Ballymun, dall’altra continuando ad invitare sul palco ad unirsi in jam session la sua “gente”, gli artisti di strada.
Artista schivo, fragile e nello stesso tempo possente e generoso, Hansard ha sempre privilegiato la sincerità rispetto alla spettacolarità. Sul palco, con la sola forza della sua voce e della sua chitarra, riusciva a creare un legame unico con il pubblico, dimostrando che la musica più grande nasce spesso dalla semplicità.
Ma Glen Hansard non è stato soltanto un grande cantautore. È stato un uomo capace di mettere la stessa intensità nella musica e nella vita. Da anni era vicino ai più fragili, in particolare ai senza tetto di Dublino, sostenendo iniziative di solidarietà per la Dublin Simon Community, richiamando tutti gli anni in strada alla vigilia di Natale artisti del calibro di Bono, Damien Rice, Lisa Hannington o Imelda May, e mettendo la propria notorietà al servizio di chi vive ai margini. Per Hansard, l’impegno civile non era un gesto da esibire, ma un modo naturale di abitare il mondo.
I suoi live non erano semplici concerti, ma momenti in cui il palco smetteva di essere una barriera e diventava uno spazio condiviso, fatto di racconti, silenzi, improvvisazioni e canzoni che sembravano nascere in quell’istante. Hansard dava tutto: la voce fino all’ultima nota, il corpo, il tempo, l’ascolto. Ogni esibizione era diversa perché diverso era il rapporto che riusciva a creare con il pubblico. Era un artista di una generosità e sensibilità rare, capace di dare tutto sé stesso senza mai trattenere nulla. Non aveva paura della vulnerabilità, né del silenzio. Poteva passare da un sussurro a un’esplosione di energia nel giro di pochi secondi, trascinando chiunque fosse davanti a lui in un’esperienza collettiva che andava ben oltre la musica. Si usciva dai suoi concerti con la sensazione di aver partecipato a qualcosa di irripetibile.
Per questo Glen Hansard lascia un’eredità che supera i dischi, i premi e i riconoscimenti. Lascia l’esempio di un artista che ha scelto di essere presente e ad ogni costo vivo, facendo della passione e dell’onestà il proprio tratto distintivo, della compassione una pratica quotidiana e della musica un atto di condivisione.

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