Nel corso delle serate d’estate il bastione di San Bernardino cambia volto più volte. Le famiglie e chi sceglie di fermarsi per cena lasciano gradualmente spazio al pubblico dei concerti; più tardi arrivano i gruppi di ragazzi, mentre la musica accompagna una parte della città fino a notte inoltrata. Da sette estati il Mura Festival costruisce anche attraverso questa successione di presenze la propria identità: uno spazio dove generazioni diverse condividono lo stesso luogo, pur vivendolo in momenti differenti.

La manifestazione, organizzata da Studioventisette, si avvia così agli ultimi giorni di programmazione, chiudendo domenica 2 agosto un’edizione che ha confermato il bastione di San Bernardino come uno dei luoghi più frequentati dell’intera estate veronese. Un risultato costruito non soltanto attraverso i concerti serali, ma anche grazie a una proposta capace di intrecciare musica, incontri, attività all’aperto e iniziative promosse da associazioni e realtà del territorio. «L’affluenza è stata costante per tutta la durata del festival», osserva il direttore artistico Alessandro Formenti, responsabile eventi per Doc Servizi. «Quello che mi piace di più vedere è il ricambio naturale del pubblico. Nelle prime ore della sera arrivano soprattutto famiglie e persone più adulte, che si fermano per mangiare qualcosa e trascorrere un po’ di tempo insieme. Più tardi il testimone passa ai giovani, che seguono i concerti e spesso proseguono poi la serata in altri luoghi della città. È un movimento spontaneo che si ripete quasi ogni giorno».

Alessandro Formenti

Un equilibrio che negli anni ha contribuito a definire il ruolo del festival all’interno della vita cittadina. Più che un semplice calendario di spettacoli, il Mura Festival ha progressivamente assunto la funzione di luogo di incontro, capace di offrire occasioni diverse a seconda degli interessi e delle fasce d’età. «Ogni concerto è stato pensato per avere una propria identità», prosegue Formenti. «L’idea era costruire una programmazione varia, senza ripetere sempre la stessa formula. Credo che questa diversità sia stata apprezzata dal pubblico».

Anche quest’anno il cartellone ha accolto numerose manifestazioni ospiti, confermando la vocazione del festival a piattaforma aperta per il territorio. Il bastione ha fatto da cornice, tra gli altri, agli eventi dedicati alla cultura salentina, al Verona Pride, a un festival dedicato al mondo cinofilo, agli appuntamenti sullo yoga e alla Festa della Musica. Iniziative differenti tra loro, accomunate dall’idea di utilizzare lo spazio pubblico come luogo di partecipazione e di incontro.

Accanto alla programmazione culturale, l’estate è stata anche l’occasione per proseguire alcuni interventi di manutenzione e valorizzazione dell’area. Sono stati sistemati la fontanella, alcuni sentieri e la salita che attraversa il parco, oltre a interventi di messa in sicurezza delle alberature. L’obiettivo, spiega Formenti, è continuare a migliorare uno spazio che durante il festival viene vissuto quotidianamente da centinaia di persone ma che rimane patrimonio della città durante tutto l’anno.

Lo sguardo è già rivolto alle prossime stagioni, anche se manca ancora l’ufficialità. «Siamo fiduciosi», conclude il direttore artistico. «La conferma non è ancora arrivata, ma ci sono buone possibilità di poter proseguire questo percorso anche nei prossimi anni. Sarebbe importante dare continuità a un progetto che, nel tempo, ha trovato una propria dimensione e un proprio pubblico». Prima dei saluti finali resta però ancora qualche appuntamento da non perdere. Questa sera, martedì 28 luglio, il palco ospiterà il karaoke con Teo Lovato, seguito mercoledì dal jazz del Luca Donini Quartet. Giovedì sarà la volta dei Tribù Gospel Singers, mentre venerdì il festival proporrà i ritmi latini degli Equipo Caliente. Sabato spazio al tributo ai Beatles dei Magical Mystery Band Plays The Beatles, prima della chiusura di domenica con il tradizionale Toga Party accompagnato dal concerto dei Sangue Blues.

Più che il bilancio di una singola stagione, gli ultimi giorni del Mura Festival rappresentano così un’occasione per osservare come uno spazio storico della città possa essere reinterpretato attraverso una programmazione continuativa. Un percorso iniziato sette anni fa, ai tempi del Covid, e che, estate dopo estate, ha contribuito a restituire al bastione una funzione culturale e sociale, facendone un luogo abitato prima ancora che un semplice palcoscenico.

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