Custodire la memoria senza trasformarla in un rito. Parlare ai giovani con linguaggi nuovi. Difendere la Costituzione come un testo vivo, capace di incidere ancora oggi sulla vita quotidiana. È questa la sfida che, secondo Andrea Castagna, presidente provinciale di ANPI Verona dal 2021, attende l’associazione nel tempo in cui i protagonisti della lotta di Liberazione stanno progressivamente scomparendo. Ma il compito dell’ANPI, spiega, non si esaurisce nella commemorazione. Dalla Festa d’Aprile alle iniziative culturali organizzate durante tutto l’anno, fino al lavoro nelle scuole e nei territori, l’obiettivo è far comprendere come i valori che animarono i giovani partigiani più di ottant’anni fa possano ancora parlare al presente.

Presidente, oggi non ci sono quasi più testimoni diretti della Resistenza. Come cambia la missione dell’ANPI quando il racconto passa completamente alle nuove generazioni?

Andrea Castagna, Presidente di ANPI Verona

«La memoria resta uno dei nostri compiti fondamentali, ma inevitabilmente cambia il modo di trasmetterla. I partigiani e le staffette stanno scomparendo per ragioni anagrafiche. Pochi giorni fa abbiamo consegnato un riconoscimento a una staffetta partigiana centenaria: sono ormai eccezioni. Oggi dobbiamo affidarci alla storia, ai documenti e agli studi, ma soprattutto cercare di trasmettere ciò che spinse quei ragazzi e quelle ragazze a fare una scelta tanto difficile.

Erano giovani che decisero di non restare indifferenti davanti a ciò che stava accadendo, assumendosi rischi enormi, spesso pagati anche dalle loro famiglie. È questo il messaggio che resta attuale: non tanto diventare partigiani oggi, ma non essere indifferenti a ciò che succede attorno a noi. Poi c’è un altro aspetto: il passaggio di testimone non può avvenire imponendo ai giovani i nostri linguaggi. Devono essere loro a trovare i modi per raccontare quella storia, attraverso la musica, il cinema, il teatro o gli strumenti della loro generazione.»

L’ANPI Verona promuove incontri, libri, concerti, festival e iniziative culturali durante tutto l’anno. È questo il modo migliore per evitare che la memoria diventi soltanto una ricorrenza?

«È sicuramente uno degli strumenti più importanti, anche se non l’unico. Penso alla Festa d’Aprile, che coinvolge oltre duecento volontari, il novanta per cento dei quali sono ragazze e ragazzi. Oppure agli appuntamenti che organizziamo ogni venerdì nella nostra sede, spesso insieme ad altre associazioni: presentazioni di libri, concerti, momenti di confronto. Per noi è fondamentale non lavorare mai da soli. Costruiamo reti con realtà diverse che condividono gli stessi valori democratici.

Accanto alla memoria, però, c’è un altro pilastro: la Costituzione. Difenderla e contribuire alla sua attuazione significa affrontare temi molto concreti, dall’ambiente alla giustizia, dalla pace ai diritti sociali. Qualcuno dice che così facciamo politica. È vero: facciamo politica nel senso più alto del termine, non politica di partito. Siamo un’associazione apartitica, autonoma, ma abbiamo il dovere di prendere posizione quando riteniamo che alcuni principi costituzionali siano messi in discussione.»

Verona è una città medaglia d’oro della Resistenza, ma spesso viene raccontata anche come una città segnata dalla forte presenza dell’estrema destra. Quanto pesa questa doppia identità?

«Una parte è realtà, una parte è stereotipo. La presenza di organizzazioni neofasciste esiste e non va sottovalutata, ma non racconta tutta Verona. La nostra città possiede una straordinaria tradizione democratica, testimoniata proprio dalla Medaglia d’Oro al Valor Militare per la Resistenza. Forse per molti anni si è dato per scontato che quello spirito fosse acquisito per sempre, mentre invece andava continuamente alimentato.

Un ruolo importante continua ad averlo il Comitato Unitario, nato nel 1976, che riunisce Comune, ANPI, associazioni combattentistiche e oggi anche molte altre realtà della società civile. È uno spazio che continua a custodire e promuovere la memoria democratica della città. Il modo migliore per contrastare i gruppi neofascisti non è cercare lo scontro fisico, che spesso è proprio quello che desiderano, ma smontare culturalmente le loro proposte, mostrando le contraddizioni e, quando serve, anche con un po’ di ironia.»

Molti ragazzi percepiscono la Resistenza come qualcosa di lontano. Come convincere oggi un diciottenne che quella storia riguarda ancora il suo presente?

«La Resistenza non ha soltanto liberato l’Italia dal fascismo e dall’occupazione nazista. Ha reso possibile la nascita della Repubblica e della Costituzione, che gli italiani si sono scritti da soli attraverso l’Assemblea Costituente. Da quella Carta sono nati, negli anni successivi, il Servizio sanitario nazionale, la scuola pubblica, i diritti dei lavoratori, un sistema di welfare che ha migliorato concretamente la vita delle persone. Oggi molti giovani vivono una condizione diversa: lavoro precario, incertezza sul futuro, pensioni sempre più lontane. Ecco perché l’ANPI non chiede ai ragazzi soltanto di ricordare ciò che è accaduto ottant’anni fa. Chiede loro di raccogliere quella stessa idea di giustizia sociale e continuare a costruire un Paese più democratico. La Resistenza non è un capitolo chiuso della storia. È un processo che continua ogni volta che si difendono i diritti e la dignità delle persone.»

Se dovesse scegliere un luogo o una figura della Resistenza veronese capace di parlare ancora oggi alla città, quale indicherebbe?

«È difficile sceglierne uno soltanto. Penso ai partigiani che liberarono il comandante Roveda dal carcere degli Scalzi, un’azione di enorme coraggio che ancora oggi racconta cosa significasse mettere a rischio la propria vita per gli altri. Ma penso anche ai tanti protagonisti meno conosciuti: ai cattolici che parteciparono alla Resistenza, ai religiosi che aiutarono i partigiani falsificando documenti, ai lavoratori e agli operai. La Resistenza veronese non fu il patrimonio di una sola parte politica. Fu un movimento molto più ampio, composto da persone diverse per idee e provenienza, unite dall’obiettivo comune di restituire libertà e democrazia al Paese.»

A proposito del coinvolgimento del clero, di recente avete donato al Vescovo di Verona Domenico Pompili una tessera onoraria dell’ANPI…

«Si e ne è stato molto contento e orgoglioso. Vorrei chiarire che il Vescovo non è un iscritto all’ANPI, ma si è trattato solo di un conferimento simbolico, con una cerimonia intensa e toccante che ha commosso tutti.»

Quale sarà la sfida dell’ANPI nei prossimi anni?

«Continuare ad allargare la partecipazione. Oggi a Verona contiamo dodici sezioni distribuite sul territorio provinciale, guidate in perfetta parità: sei presidenti uomini e sei presidenti donne. Gli iscritti hanno superato quota 1.100 e circa il 30% dei tesserati dell’ultimo anno sono nuovi ingressi. Sono numeri che raccontano una crescita, ma soprattutto una responsabilità: continuare a parlare a tutta la società, senza chiuderci in un recinto identitario. Noi non abbiamo un colore politico. Abbiamo una bandiera, quella della Repubblica italiana, e ci rivolgiamo a tutti coloro che si riconoscono nei valori della democrazia e della Costituzione.»

Per finire un ricordo di Beppe Muraro, giornalista e membro del direttivo di ANPI Verona, che purtroppo ci ha lasciato di recente…

«Beppe era la persona dell’equilibrio. Mi confrontavo quotidianamente con lui e ogni sua parola era per me preziosa per comprendere le varie situazioni e scegliere la soluzione migliore per la nostra associazione. Una persona dotata di grande ironia e buon senso. Ci manca e ci mancherà tantissimo.»

Beppe Muraro

© RIPRODUZIONE RISERVATA