Finché i leoni non avranno i loro storici, i racconti di caccia celebreranno sempre il cacciatore”, recita così un antico proverbio africano della cultura Ewe. L’associazione con Argentina–Capo Verde (sfida valida per i sedicesimi di finale dei Campionati del Mondo di Calcio 2026) sorge immediata: l’Argentina, campione del Mondo in carica, è il cacciatore già presente nei libri di storia, Capo Verde è il leone in cerca della propria penna per inscriversi in una storia che, fino a qualche settimana fa, non aveva mai aperto le porte al piccolo paese dell’Africa Occidentale.

Un arcipelago vulcanico costituito da dieci isole di circa 500mila anime nell’Oceano Atlantico a 500 km dalle coste del Senegal, con un’economia trainata principalmente dal settore terziario e fortemente dipendente dalle importazioni, contro la nazionale campione del Mondo, paese di 46 milioni di abitanti. La trama, e soprattutto il finale, sembrano già essere scritti ma questo Mondiale sgretola certezze e sovverte pronostici: il Paraguay elimina la Germania, il Congo va a centimetri dall’impresa con l’Inghilterra così come il Senegal con il Belgio, il Giappone fa tremare il Brasile.

L’inaspettato secondo posto di Capo Verde nel girone con Spagna e Uruguay ci regala il sedicesimo di finale, sulla carta, più sbilanciato: gli “Squali Blu” nella notte italiana tra venerdì e sabato affrontano l’Argentina di Leo Messi che vuole bissare il successo di Qatar 2022.

Sarebbe riduttivo e al tempo stesso fuori luogo definire quella di Capo Verde una favola, è invece un percorso virtuoso costruito nel corso dei decenni con tanto lavoro e altrettanta fatica.

Solo nel 1975 Capo Verde ottiene l’indipendenza dal Portogallo e da quel momento inizia a costruire la propria Nazionale che esordisce nel 1978, nel 2000 vince la Coppa Amìlcar Cabral, un torneo regionale tra le nazioni dell’Africa Occidentale e la FIFA inizia a concedere a Capo Verde cospicui finanziamenti attraverso il Fifa Forward per costruire strutture all’altezza e dare un impulso in avanti al movimento calcistico dell’arcipelago, tant’è che compaiono i primi campi in erba. Nel 2013 per la prima volta Capo Verde si qualifica alla Coppa d’Africa in cui raggiunge i quarti di finale, risultato eguagliato nel 2023.

Quella di Capo Verde è una crescita costante che porta alla prima storica qualificazione ai Mondiali del 2026, gli “Squali Blu” vincono un girone di qualificazione tutt’altro che scontato con squadre come Camerun e Libia. Ad essere decisivo è l’andamento nelle gare casalinghe: cinque partite, cinque vittorie, zero gol subiti.

Pedro Leitao Brito

Tanti meriti di questo eccellente cammino vanno attribuiti all’allenatore, Pedro Leitao Brito, soprannominato “Bubista”: da calciatore fu capitano della nazionale, da c.t. è riuscito a creare un gruppo unito, granitico, in cui tutti remano nella stessa direzione. Bubista è stato aiutato da un certosino lavoro di scouting da parte della Federazione: dei 26 convocati ai Mondiali di Stati Uniti, Messico e Canada solo undici sono nati a Capo Verde e tutti giocano all’estero tra Cipro, Finlandia, Emirati Arabi Uniti ed altri campionati minori.

L’emblema di questa situazione particolare è Roberto “Pico” Lopes, difensore esperto che si è fatto notare nella prima partita contro la Spagna: nato in Irlanda da madre irlandese, dal 2017 gioca nello Shamrock Rovers, Capo Verde aveva provato ad assoldarlo tramite una richiesta su LinkedIn fatta in portoghese. Lopes, non capendo la lingua, non risponde; Capo Verde torna all’assalto un anno dopo, stavolta in inglese, Lopes accetta e incomincia a giocare per la nazionale africana.

Tornando a Bubista, nel 2025 viene nominato come miglior allenatore africano dell’anno: Capo Verde è il terzo paese più piccolo di sempre a qualificarsi ai Mondiali dopo Curaçao e Islanda.

Il Mondiale inizia subito con una clamorosa sorpresa: la Spagna di Yamal viene inchiodata sullo 0-0 da un Capo Verde combattivo e attentissimo che irretisce il lento possesso palla spagnolo con un blocco basso insuperabile. Eroe di giornata è il portiere Vozinha che sbarra la strada ripetutamente agli attaccanti iberici: ad anni 40 diventa il portiere più anziano ad esordire in un Mondiale senza subire gol. La sua storia cattura molte attenzioni: il suo soprannome in portoghese significa “nonnina”, da piccolo i compagni di scuola lo dileggiavano per il suo rapporto molto stretto con la nonna ma lui ne ha fatto un punto di forza. In poche ore è diventato un idolo sui social: su Instagram è passato da 20mila follower a più di 17milioni subito dopo la partita contro la Spagna!

Ma Capo Verde non è solo fase difensiva: con l’Uruguay mette in mostra anche delle pregevoli trame offensive sfruttando la velocità dei propri attaccanti e buca per due volte la selezione sudamericana, ne viene fuori uno spettacolare 2-2. Nell’ultima partita del girone il pareggio senza reti con l’Arabia Saudita significa secondo posto e approdo ai sedicesimi.

Adesso è arrivato il momento di scrivere un nuovo capitolo di questa fantastica storia che, comunque andrà, rimarrà scolpita nelle menti e nei cuori degli abitanti di un piccolo arcipelago in mezzo all’Oceano Atlantico.

Un’immagine di Capo Verde

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