Cos’è e come funziona davvero un patto di sussidiarietà? Lo ha spiegato Daniela Ciaffi, vicepresidente di Labsus, in dialogo con Emilio Casalini alcuni giorni fa presso gli spazi di Fondazione Cariverona a Palazzo Forti.

La terza tappa di “Rigenera il viaggio” si è arricchita inoltre della presenza di Maria Antonietta Bergamasco, presidente di D-Hub, capofila del progetto Buone Nuove per l’omonima Edicola Sociale su Piazza Santa Toscana, e di Lisa Lanzoni, per l’ufficio sussidiarietà e terzo settore di Verona.

Condivisione della funzione pubblica

Daniela Ciaffi ha descritto il patto di sussidiarietà “una svolta del diritto amministrativo”. Non soltanto da un punto di vista meramente burocratico, bensì di responsabilità civile condivisa fra comune e singolo cittadino.

Filippo Manfredi, Direttore Generale della Fondazione, ha anticipato il dibattito ponendo al centro il quesito su cui l’incontro è successivamente andato a vertere. Esiste uno spazio per i cittadini che vogliono assumersi la responsabilità della cura dei beni comuni? E come può la pubblica amministrazione affidare una parte di questo immenso patrimonio a singoli cittadini o a piccoli gruppi informali?

È qui che entrano in gioco i cosiddetti “patti di sussidiarietà”. Quindi accordi basati sulla fiducia reciproca tra amministrazione pubblica e cittadini, attraverso i quali una rete di persone si carica della responsabilità di tenere in piedi un bene collettivo senza dover passare per iter burocratici stagnanti e congestionali; anche con il benestare di aiuti economici.

Bene comune, non solo pubblico

Daniela Ciaffi ha risposto introducendo il concetto di “bene comune”, legato ai patti appena citati. «I beni comuni possono essere pubblici o privati; ma questa categoria della proprietà in questo contesto slitta un po’ di importanza. Quello che è centrale è l’uso del bene in sé.”

La condivisione dello spazio, pubblico o privato che sia, non viene quindi inteso come un perimetro circoscritto ad un uso ludico-personale, bensì alla messa in pratica di una rete di cittadini che, nel momento in cui decidono di attivarsi per il sociale, si ergono a detentori e custodi del bene comune a loro assegnato. In questo modo, anche chi non si attiva in prima persona potrà godere della presa in tutela dello spazio.

In altre parole: il comune, dopo aver visionato la domanda effettuata, concede al singolo cittadino l’autonomia gestionale di un determinato spazio pubblico. Questo spazio verrà poi preso in custodia dai richiedenti del patto attraverso impegno sociale, trasversalità dei progetti e fondi da parte del comune stesso.

Pubblica amministrazione 2.0: l’amministrazione condivisa

Labsus, che di tutto ciò si occupa in prima persona, è un’associazione italiana che promuove il principio di sussidiarietà, cioè l’idea che cittadini e istituzioni possano collaborare per prendersi cura dei beni comuni e migliorare la vita delle comunità. Il loro lavoro, negli ultimi anni, si è esteso a numerose città italiane, tra cui anche Verona.

L’obiettivo di Labsus è quello di trasformare l’enorme patrimonio culturale a nostra disposizione in un diritto civile quotidiano e autonomo. Un nuovo modo di fare pubblica amministrazione, mettendo al centro chi gli spazi comuni li vive nel quotidiano, rendendo così il cittadino artefice in presa diretta dello sviluppo della propria città.

Spartizione delle regole

Le regole, nel discorso, non vengono presentate come un limite all’innovazione, ma come uno strumento che permette di innovare in modo più solido e sostenibile. Viene sottolineato che molte amministrazioni e funzionari tendono a rimanere all’interno di procedure consolidate perché protetti dal rischio di commettere errori o di essere chiamati a risponderne. Quando invece si sperimentano nuove forme di collaborazione con cittadini e associazioni, si entra inevitabilmente in un terreno meno prevedibile, sì, ma anche più fertile.

Proprio per questo i regolamenti e i patti di collaborazione diventano importanti: consentono di condividere responsabilità e rischi tra amministrazione e cittadini, definendo un quadro chiaro entro cui agire. Il relatore ricorda anche che in Italia alcune esperienze molto innovative hanno incontrato difficoltà perché si erano sviluppate senza un adeguato supporto normativo, finendo per indebolire la percezione positiva dei progetti stessi.

L’idea centrale è quindi che l’innovazione non debba avvenire in assenza di regole, ma attraverso regole che favoriscano la sperimentazione. In questo modo le istituzioni possono aprirsi al cambiamento senza perdere trasparenza e legittimità. D’altro canto, cittadini e organizzazioni possono assumere un ruolo più attivo nella gestione dei beni comuni. Le regole, dunque, non servono a impedire il cambiamento, ma a renderlo possibile e condiviso.

Come proporre un progetto

Il procedimento è estremamente semplice: sul portale web del Comune di Verona cliccare “Amministrazione”, da lì “Uffici” e nella barra della ricerca che comparirà in schermo digitare la parola chiave “Sussidiarietà”.

A questo punto cliccare sulla finestra “Servizio Terzo Settore e Patti di sussidiarietà” e seguire tutte le informazioni riportate.

Un’iniziativa attiva dal 2017 e che nel corso di questi nove anni ha permesso la realizzazione di centinaia di progetti, come certificato dagli storici di ogni Iter riportati sul sito del Comune di Verona al seguente link: https://www.comune.verona.it/Amministrazione/Documenti-e-dati/Dataset/Patti-di-sussidiarieta.

Il patto di sussidiarietà può essere visto come il catalizzatore della così detta “democrazia contributiva” o “democrazia del fare”. Un processo che adegua il ritmo di una giunta comunale, e quindi della politica, ai processi sociali del singolo cittadino.

Il Palazzo cede infatti un pezzetto del proprio “potere” al fine di accelerare i progressi di valorizzazione del bene comune. In questo senso, Daniela Ciaffi lo ha definito come “Inventare la ruota, ma non riuscire ad usarla.”

Sì, perchè paradossalmente il patto appare tutt’ora superficialmente come qualcosa di distante dalle reali possibilità di mettersi in gioco: un taboo che è necessario sfatare attraverso l’accelerazione di tali progressi, la facilità di presentazione di un progetto, ma sopratutto la co-responsabilizzazione civile tra comune e singolo cittadino: tutto questo è Patto di Sussidiarietà, un nuovo modo di arrangiare la pubblica amministrazione.

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