La prima giornata della fase a gironi di questa Coppa del Mondo 2026 si è conclusa stanotte con la sfida fra Uzbekistan e Colombia. Scaldati i motori, è doveroso fare una panoramica generale sulla settimana d’apertura di un Mondiale che – passateci il termine – non sta davvero “mondialando”.

Perché se la magia tipica della Coppa del Mondo, da queste prime battute estive, sembra essersi trasformata in un mero spettacolo in stile Superbowl – con tanto di Hola, Countdown e chi più ne ha più ne metta – è altrettanto vero sottolineare che le formazioni “europee”, fatta eccezione di Argentina e Germania, stanno riscontrando parecchi rallentamenti verso la corsa al titolo.

Con “formazioni europee” il riferimento non è soltanto legato ad un aspetto geografico, ma di approccio al calcio offerto. Argentina e Brasile distano infatti all’incirca dieci mila chilometri di distanza rispetto a noi. Da una parte c’é però l’Albiceleste campione del mondo, il cui capitano è il giocatore più forte ad aver mai calcato i palcoscenici europei nel corso della storia. Dall’altra la Seleçao di Carletto, unico allenatore ad aver vinto tutti i top 5 campionati del continente. Tirarle in ballo risulta quindi coerente.

Un mondiale fisicamente stressante

Il calcio moderno sta prendendo una piega agonistica di enorme rilievo. I ritmi, così come la densità dei calendari, sono indiscutibilmente raddoppiati rispetto al periodo pre-covid. La difesa a zona sta scomparendo dai radar a discapito di un’asfissiante e continua ricerca dell’aggressione dell’avversario. La fisicità diventa quindi la moneta di scambio all’interno di un mercato che non strizza l’occhio ai più belli, ma ai più cattivi – agonisticamente parlando, ovviamente.

Moneta che comporta due approcci differenti, ma entrambi trainanti del medesimo risultato: le squadre con individualità di spiccato rilievo tecnico aprono al duello con quelle più esili le quali, per equipararsi a tale prestanza, sopperiscono con un vertiginoso aumento dei ritmi di gara. Principio di domanda e offerta, praticamente.

Chi non si adatta, fatica. Questa volta visibilmente. E il cambio di regime è netto rispetto a quanto si è visto quattro anni fa. Certifica tutto ciò il Marocco: la storica semifinale raggiunta a Qatar 2022 era stata frutto di una formazione impavida ma conservatrice. Oggi i nordafricani sono invece in grado di fare tutto, dalla pressione feroce alla leggerezza della giocata del singolo. Oppure, banalmente, di dominare il Brasile di Carlo Ancelotti.

Il calcio sta davvero evolvendo ad una velocità insostenibile.

C’è tanta europa nelle extra-europee

Tutto ciò si è manifestato nei diversi scivoloni, seppur nessuno davvero ecclatante, delle migliori formazioni del globo. Escludendo, come annunciato prima, Argentina e Germania, non c’è stato nessun dominio da parte di Francia, Brasile, Portogallo, Spagna, Svizzera, Turchia, Olanda, Belgio e Bosnia (che ricordiamo, ci ha meritatamente eliminato ai play-off) contro i rispettivi avversari. Tolta la Francia vincente, infatti, le restanti formazioni hanno tutte pareggiato, fatta esclusione della Turchia, addirittura sconfitta per 2-0 dall’Australia.

Cos’hanno in comune le formazioni sopra citate? Hanno affrontato tutte nazionali provenienti da Asia, Africa o America. Più l’Australia dall’Oceania

Queste nazionali stanno vivendo un primissimo principio di crescita mondiale, certificato dalla preparazione degli staff, dalla continuità nel progetto, ma sopratutto nella scelta di determinati allenatori.

Gli Stati Uniti hanno sorpreso con un roboante 4-1. L’allenatore? Mauricio Pochettino. Il Canada, che non aveva mai pareggiato o vinto una partita ad una Coppa del Mondo, strappa il punto dominando la Bosnia. Il Ct? Jesse Marsch, un uomo Red Bull. La quintessenza del calcio-aggressione. Il Qatar di Lopetegui, uno che la scuola l’ha fatta al Real Madrid, strappa il pari contro la Svizzera.

Poi c’é Mohamed Ouahbi, ct marocchino, che ha trascorso tre anni nelle giovanili dell’Anderlecht, in Belgio, uno dei migliori vivai d’Europa. Il tutto prima di approdare alla guida del Marocco U20 e vincerne il Mondiale.

Hajime Moriyasu guida con continuità il Giappone dal 2018, con una crescita esponenziale. Certificata dalla semifinale sfiorata a Russia 2018 e dal girone di ferro con Spagna e Germania a Qatar 2022.

Molte delle restanti, pur non sposando un progetto tecnico ufficialmente continentale, ne abbracciano le dottrine. Chiaramente con le dovute precauzioni: non c’é da aspettarsi Capo Verde che pressa a tutto campo gli spagnoli, così come l’Uzbekistan che palleggia con superbia di fronte a Vitinha, Joao Neves e Bruno Fernandes.

Ma la Corea del Sud, che presenta dati in palleggio e pressione degni dei migliori club europei, sorprende certamente. Specie dopo essere uscita vincitrice contro una squadra fisicamente portante come la Repubblica Ceca

Il sostanziale cambio di marcia da parte delle formazioni che all’apparenza si sarebbero potute definire “squadre materasso” è però evidente e sotto gli occhi di tutti.

L’immagine della prima giornata

Questa netta inversione di rotta da parte delle formazioni meno gettonate si è mostrata nella propria forma migliore ieri sera. Portogallo – Repubblica Domenicana del Congo è finita 1-1. E già questo fa notizia a sé.

C’é poi la deludente prestazione di Cristiano Ronaldo. Sui social, chiaramente, sono già partite valanghe di meme, specie dopo l’esordio stellare di Messi due notti fa. Ciò che però non si riesce a percepire da un mero accumulo di highlights di tiri fuori dallo specchio e contro-reazioni dei compagni di squadra, è la fatica che CR7 ha fatto per pareggiare il ritmo dei rivali africani.

Gli uomini di Desabre hanno infatti concentrato gran parte del proprio canovaccio tattico su una compatta e ben organizzata fase difensiva. Senza rinunciare però ad una pressione corale quando la palla era coperta. La linea difesa congolese si alzava molto, quasi a ridosso della lunetta di centrocampo, non appena il Portogallo ricominciava il giro palla sui propri difensori. E così facendo, Ronaldo veniva inevitabilmente lasciato in costante posizione di fuorigioco.

Cristiano, però, non è mai riuscito a tenere il passo della linea difensiva avversaria, finendo quasi sempre per restare volontariamente in posizione irregolare, obbligando quindi la squadra a rifiutare una potenziale verticalizzazione a discapito di un giro palla lento e compassato. E questo ha decisamente bloccato i portoghesi.

Il miglior match

Fa sorridere pensare che, dopo la prima giornata, una delle migliori partite disputate sia stata Costa d’Avorio – Ecuador. Fa sorridere ancor di più se si pensa che il risultato finale non ha avuto punteggi tennistici, ma si è limitato al più “cortomusiano” degli 1-0. Il riso diventa punto interrogativo dal momento in cui il match in questione si è presentato come tra i pochi che ha visto due squadre non europee darsi battaglia.

Pochi tecnicismi retorici, tanta voglia di giocare a pallone. Nessuna presunzione individuale, due organici mossi all’unisono dalla rotta del pallone. In pieno stile (calcistico) Afro / Sudamericano. Il tutto ricordando che la Costa d’Avorio sta vivendo una grande fioritura sportiva. Come certificato dalla vittoria dell’edizione della Coppa d’Africa 2024 e della selezione di interpreti a disposizione. Dall’altro lato, l’Ecuador di Beccacece è una squadra a dir poco ostica, che concede pochissimo; caratteristica grazie alla quale ha strappato la qualificazione da seconda nel proprio girone, dietro soltanto ai campionissimi dell’Albiceleste.

Ritmi asfissianti, continue transizioni, ribaltamenti di fronte e tasso agonistico degno di una competizione mondiale. Il tutto senza rinunciare alla qualità nel palleggio dei singoli. “Divertente” sarebbe il termine più consono per descrivere la sfida. “Divertimento” dovrebbe essere il sinonimo associato ai mondiali. “Divertito” andrebbe definito l’umore di uno spettatore dopo una sfida di livello della Coppa del Mondo.

E quel divertimento, almeno in questa prima giornata, l’hanno regalato per gran parte le squadre meno blasonate.

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