La seconda serata del festival di One Bridge To-, dedicato alla Giornata Mondiale del Rifugiato che sarà il prossimo 20 giugno, ha visto rappresentato lo spettacolo di Massimiliano Loizzi dal titolo “Fabbrico-Storia di un paese antifascista” in tour nei Teatri di tutt’Italia. Il regista e attore, già conosciuto ai più per i video comici de Il Terzo Segreto di Satira, ha deciso di rappresentare la storia del piccolo paesino di Fabbrico in provincia di Reggio Emilia: un paese che ha resistito al ventennio fascista con costanza e determinazione, creando lavoro e cultura, accoglienza e sindacati. Attraverso le vicende di Fabbrico, Loizzi racconta l’Italia da fine Ottocento ad oggi.

Lo spettacolo infatti inizia con la crisi dell’autore che vorrebbe girare un film sulla Resistenza, ma si trova a dover concordare con le case di produzione che cercano di ridimensionare la storia per entrare nelle grazie del pubblico. Si continua poi con il racconto dell’origine di Fabbrico, della costruzione di case e della fabbrica da parte del giovane imprenditore Giovanni Landini, per arrivare poi alla coppia di partigiani Giuseppina e Lino, che diventano i protagonisti della storia.

Giuseppina è una delle 66 staffette partigiane del paesino, Lino un partigiano che sarà responsabile insieme agli altri compagni della liberazione di Fabbrico il 27 febbraio 1945, in uno scontro impari con il plotone fascista dal quale usciranno vincitori grazie al coraggio e alla collaborazione. Una vicenda che attraversa la famiglia dei due sposi fino alla nascita del primo nipote, anni dopo, che farà riaffiorare un ricordo terribile a Lino magistralmente interpretato nel monologo da Loizzi. La narrazione non è mai banale, l’attore accompagna il pubblico tra risate, approfondimenti, ricordi e speranze. Sarà Lino infatti a dire al proprio figlio alla fine del monologo «Ricordati che sei figlio della paura sì, ma anche della speranza», ed è questo messaggio che il regista e attore vuole ricordare al suo pubblico.

Anche il dialogo “Corpi che resistono – La satira oltre le parole”, che ha preceduto lo spettacolo e ha visto protagonisti Simone Zambrin e il regista, con la mediazione di Oreste Veronesi, ha voluto ricostruire quel sentimento di speranza verso un futuro diverso. Per Massimiliano Loizzi la satira ha il dovere e la capacità di far riflettere: «Quando ci si rende conto che si ride per una verità dura e terribile – a mio modo di vedere, per ciò che faccio – la sensazione rimane più a lungo, ci si ricorda di più». Simone Zambrin ha invece parlato della presenza fisica come forma di resistenza: «Mettersi in gioco, mettere il proprio corpo, per me in questo caso ha significato cercare di opporsi politicamente, portare l’Italia a confrontarsi con uno stato genocida e costringerla a prendere posizione». Zambrin è appena tornato dalla seconda missione della Flotilla che ha sfidato il blocco israeliano a Gaza.

La fine dello spettacolo insiste su questo punto delle condizioni del “desiderio di agire” che riprende il moderatore Oreste Veronesi citando Brecht: cosa spinge una persona a compiere gesti estremi? La risposta che delinea Loizzi nell’ultimo monologo è nella speranza di un mondo diverso, accogliente e inclusivo, simile a un paradiso di convivenza. I partigiani di oggi e quelli di ieri, secondo il regista, sono guidati dalla stessa visione che si oppone al razzismo e al fascismo. «Parlare di antifascismo non può essere definito divisivo», insiste Loizzi, perché «contano le parole, ma contano anche le intenzioni. La libertà della satira è libertà di parola, l’importante è costruire il contesto nel quale si forma la battuta».

«Per parlare di questo paradiso di speranza ho preso ispirazione da quello che ho visto qui al Forte Sofia due anni fa» rivela Massimiliano Loizzi a fine spettacolo: un obiettivo che One Bridge To- può dire di aver raggiunto in questi dieci anni di solidarietà.

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