Tezenis, ritorno in Paradiso
Verona espugna Rimini in gara-4 e chiude la serie sul 3-1, conquistando la Serie A: tre anni dopo l’amara retrocessione, Ramagli riporta i gialloblù tra i grandi del basket italiano.

Verona espugna Rimini in gara-4 e chiude la serie sul 3-1, conquistando la Serie A: tre anni dopo l’amara retrocessione, Ramagli riporta i gialloblù tra i grandi del basket italiano.

75-83. Un punteggio che per Verona vale molto più di una vittoria. Vale il ritorno in Serie A. Vale la fine di tre anni di rincorsa, delusioni, ricostruzioni e speranze. Vale la conferma che la Tezenis è tornata a occupare il posto che la sua storia, il suo pubblico e le sue ambizioni le hanno sempre indicato.
Al Flaminio di Rimini, in gara 4 della finale playoff di Serie A2, la Scaligera Basket ha completato l’opera conquistando la promozione nella massima serie al termine di una cavalcata quasi impeccabile. Una promozione meritata, costruita con continuità, qualità e una straordinaria solidità mentale.
Curiosamente, il percorso verso la Serie A ha seguito lo stesso copione già visto nei quarti di finale contro Brindisi. Due vittorie casalinghe nelle prime due gare della serie, una sconfitta in trasferta in gara 3 e poi il colpo decisivo lontano dal Pala MAGIS. Era successo contro i pugliesi, si è ripetuto contro Rimini. In mezzo, una semifinale dominata contro la Fortitudo Bologna, liquidata con un netto 3-0 che aveva già fatto capire quanto Verona fosse pronta per il grande salto.
Se esiste un volto da associare a questa promozione, quello è senza dubbio di Alessandro Ramagli. Il tecnico livornese era già entrato nella storia recente della Scaligera riportandola in Serie A e conquistando una Coppa Italia di categoria. Il destino ha voluto che le strade di Verona e Ramagli si incrociassero nuovamente in circostanze particolari. Il fallimento di Bergamo, società che lo aveva ingaggiato, lo ha reso improvvisamente disponibile sul mercato. La dirigenza gialloblù non si è lasciata sfuggire l’occasione e ha deciso di affidargli nuovamente il progetto tecnico, sostituendo Demis Cavina che stava ottenendo fino a quel momento risultati interlocutori. Una scelta che oggi appare decisiva.
Ramagli ha restituito identità, equilibrio e fiducia a un gruppo che nel corso della stagione è cresciuto fino a diventare la squadra più forte dei playoff. Una squadra capace di vincere in modi diversi, alternando talento offensivo, organizzazione tattica e una difesa che nei momenti decisivi ha saputo fare la differenza.

Tra i protagonisti della cavalcata spiccano tanti nomi. Dagli americani McGee e Johnson a Monaldi e Poser, da Bolpin e Ambrosin a Capitan Baldi Rossi e Loro (anche lui arrivato da Bergamo e decisivo in molti frangenti dei play off) passando per Serpilli e per un gruppo affiatato che ha sempre dato l’impressione di mettere il collettivo davanti alle individualità. Eppure, nella serie finale contro Rimini, un nome ha brillato più degli altri: quello di Lorenzo Zampini.
Il playmaker gialloblù è stato l’MVP della serie finale, giganteggiando al Pala Magis e prendendosi la vetrina anche al Flaminio. In gara-4, a dirla tutta, era rimasto a lungo lontano dai riflettori, quasi nascosto dentro una partita tesa e combattuta possesso dopo possesso. Poi, quando il pallone ha iniziato a pesare come una montagna e il traguardo sembrava ancora lontano, è salito in cattedra. Le due triple realizzate nell’ultimo minuto hanno scavato il solco decisivo e spento definitivamente le speranze di Rimini. Due canestri che resteranno impressi nella memoria dei tifosi veronesi.
La promozione rappresenta il punto più alto di un percorso che affonda le radici in anni di lavoro. Alla famiglia Pedrollo va riconosciuto il merito di non aver mai smesso di credere nel progetto, nemmeno nei momenti più difficili. Errori ce ne sono stati, come inevitabilmente accade in qualsiasi percorso sportivo. La retrocessione del 2023 aveva lasciato ferite profonde e molte domande. Eppure la società non ha mai abbandonato la propria ambizione. Ha continuato a investire, a programmare e a inseguire il ritorno nella massima serie.
Anche il pubblico ha fatto la sua parte. Il Pala MAGIS gremito durante i playoff è stata l’ennesima dimostrazione di quanto il basket occupi un posto speciale nel cuore della città. Verona conserva ancora il ricordo delle grandi stagioni degli anni Novanta, quando la Scaligera era protagonista ai massimi livelli, conquistava trofei, giocava in Europa e sfidava le grandi potenze del basket italiano come Treviso e Bologna.
Per molti tifosi, questa promozione rappresenta il ponte ideale tra quella gloriosa tradizione e il futuro. Adesso, però, arriva la parte più difficile. Conquistare la Serie A è stato un traguardo straordinario; mantenerla dovrà diventare il nuovo obiettivo. La precedente esperienza nella massima serie si concluse dopo una sola stagione. Un’esperienza che oggi può trasformarsi in insegnamento. La società dovrà costruire un organico competitivo, capace di affrontare un campionato molto più impegnativo e di consolidare la presenza di Verona tra i grandi del basket italiano.
Quando la sirena finale del Flaminio ha sancito la vittoria per 83-75, non si è chiusa soltanto una partita. Si è concluso un viaggio iniziato tre anni fa. E se il basket veronese aveva bisogno di un segnale forte per guardare avanti, quella sirena ha suonato come una promessa. La Scaligera è tornata. E questa volta vuole restarci.

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