Nonostante la retorica autarchica e la diffidenza del regime verso tutto ciò che proveniva dagli Stati Uniti, jazz e swing conquistarono il pubblico italiano e si diffusero nelle sale da ballo di tutta la penisola. È una delle contraddizioni più affascinanti dell’Italia degli anni Trenta e Quaranta, un periodo che, proprio grazie a queste contaminazioni, si rivelò sorprendentemente creativo per la musica leggera nazionale. Sabato 13 giugno al Lazzaretto di Verona, Enrico De Angelis ripercorrerà questa storia tra approfondimento storico, aneddoti ed esecuzioni musicali dal vivo. Ad accompagnare il racconto saranno la voce di Ilaria Peretti e i suoi musicisti, chiamati a restituire dal vivo il fascino delle canzoni che tra gli anni Trenta e Quaranta portarono in Italia il ritmo dello swing e del jazz, trasformando profondamente il modo di intendere la musica leggera.

«Paradossalmente», spiega De Angelis, «quegli anni a cavallo tra i Trenta e i Quaranta rappresentano uno dei periodi più ricchi e innovativi della canzone italiana». Un paradosso perché la stagione d’oro dello swing italiano si sviluppa proprio sotto un regime che guardava con sospetto tutto ciò che proveniva dall’estero, in particolare dagli Stati Uniti.

L’arrivo del jazz in Italia, già negli anni Venti, viene infatti accolto dalla propaganda fascista come un fenomeno da ostacolare. La nuova musica viene bollata come “selvaggia”, “negroide”, estranea alla tradizione nazionale. Eppure, nonostante i tentativi di repressione, il fascino di quei ritmi si diffonde rapidamente. Nelle sale da ballo, nei locali e tra gli appassionati, cresce una vera e propria passione per un linguaggio musicale nuovo, moderno e irresistibilmente coinvolgente.

La situazione si irrigidisce ulteriormente dopo la guerra d’Etiopia e con l’accentuarsi delle politiche nazionaliste e razziste del regime. Le parole straniere vengono italianizzate o eliminate, mentre aumenta la pressione contro le influenze culturali provenienti dall’estero. Ma la musica continua a trovare le sue strade.

«Il gusto del pubblico per questa nuova musica ritmica era talmente forte», racconta De Angelis, «che persino la radio non poteva ignorarlo». Anche l’EIAR, l’ente radiofonico dell’epoca, finisce infatti per trasmettere canzoni influenzate dal jazz e dallo swing. Non solo per ragioni culturali, ma anche per una semplice necessità: gli ascoltatori volevano ascoltare quella musica e, se non la trovavano sulle frequenze nazionali, erano pronti a cercarla sulle emittenti straniere.

Da qui nasce un compromesso destinato a lasciare un segno profondo nella storia della musica italiana. Si sviluppa infatti uno “swing italiano”, un jazz adattato alla sensibilità melodica del nostro Paese, capace di fondere le suggestioni americane con la tradizione della canzone nazionale. Un incontro che produce risultati sorprendenti per eleganza, creatività e modernità.

È proprio questa storia che De Angelis ricostruirà durante la serata, alternando il racconto storico all’esecuzione dal vivo dei brani più significativi di quell’epoca. Un viaggio che attraversa censure, contraddizioni e trasformazioni sociali, mostrando come la musica possa diventare uno spazio di resistenza culturale anche nei momenti più difficili.

L’ingresso è possibile tramite prenotazione via WhatsApp al numero 379 2651331. La prenotazione verrà confermata con un messaggio di risposta. È richiesto un piccolo contributo a sostegno dell’associazione Amici del Lazzaretto.

Un’occasione per riscoprire una pagina poco conosciuta della storia italiana e per ascoltare canzoni che, tra una melodia e un ritmo sincopato, raccontano come il desiderio di modernità e di apertura al mondo sia riuscito a sopravvivere persino alle imposizioni di un regime.

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