Giove Lustrale, il tempio in mezzo al traffico
Il Tempio di Giove costituisce un tassello significativo per conoscere la Verona romana.

Il Tempio di Giove costituisce un tassello significativo per conoscere la Verona romana.

Il tempio di Giove Lustrale appartiene a quella cerchia di luoghi importanti sotto il profilo storico, archeologico e culturale di Verona normalmente lontani dai riflettori del turismo di massa e talvolta poco noti anche ai cittadini veronesi, tuttavia costituiscono una testimonianza preziosa per conoscere e tramandare la nostra storia antica. Il tempio rischia di passare inosservato perché collocato in una zona ad alta intensità di traffico, lontana dagli occhi pazienti e desiderosi di approfondire.
Collocato entro un’area verde molto grande, nel cuore di via Torbido, confina con Porta Vittoria, il campus universitario e il Cimitero Monumentale. L’edificio venne costruito nel I secolo d.C. All’epoca i culti religiosi più diffusi nel pantheon romano si mescolarono con un sostrato assai diversificato, legato ad ambienti di provenienza etrusca, veneta, retica e celtica. Un esempio significativo è costituito dal culto tributato alla dea della guerra Minerva, che diede origine ad alcuni toponimi come Minerbe, centro della bassa veronese, ma è nel novero delle divinità venerate dai Romani che si inserisce Giove, padre di tutti gli dei, ricordato sia come protettore della salute che con l’epiteto di Giove Lustrale, cioè purificatore. Lustralis, prima che venissero alla luce tali reperti archeologici, era un toponimo mai accertato a livello letterario ed epigrafico.
Si tratta di un edificio sacro risalente al periodo romano, rinvenuto durante gli scavi archeologici del 1930 effettuati all’interno delle fondamenta della Chiesa di San Michele alla Porta. La struttura architettonica includeva un podio tetrastilo con scalinata di accesso, un pronao composto da quattro colonne in facciata e due nella seconda fila e pseudoperiptero, con semicolonne squadrate e addossate al muro esterno. L’operazione principale di smontaggio consistette nel recupero di blocchi della parte superiore del podio poi ricollocati, per volere del Podestà di Verona, prima in Piazzetta Santi Apostoli, vicino a Corso Cavour e poi nel giardino davanti al cimitero, dove si possono ammirare.

I lavoro furono coordinati dall’ingegnere Alessandro Da Lisca (1868-1947), figura importante che dedicò anni di impegno costante nella tutela, valorizzazione e restauro dei monumenti cittadini. Grazie ad un suo studio approfondito, pubblicato nel 1934, possediamo informazioni preziose su strutture e interventi eseguiti a ridosso di quegli anni. Studioso meticoloso e rispettoso della tradizione antica, intervenne sulle absidi della Chiesa di San Fermo Maggiore e recuperò l’assetto originario della Chiesa di Santa Teuteria e Tosca ed intervenne sulla facciata della Chiesa di Santa Maria Antica.
L’edificio religioso di San Michele alla Porta venne soppresso nel 1806 a seguito degli editti di Napoleone Bonaparte, anno in cui entrò in vigore il Codice Civile Napoleonico che modernizzò il sistema giudiziario e introdusse la laicità come elemento fondante dello Stato. La chiesa fu demolita per costruire l’attuale via Armando Diaz, che da Corso Cavour conduce al Ponte della Vittoria ed unisce il centro storico con il quartiere di Borgo Trento. Il tempio si collocava lungo l’antica via Postumia e attribuiva il nome Iovia all’antica Porta Borsari, situata lungo il decumano massimo, che in età romana costituiva la via di accesso alla città.
Questa struttura architettonica fu chiamata così solo a partire dal Medioevo, quando Verona, città fiorente dal punto di vista commerciale, godeva dei bursarii, funzionari che riscuotevano i dazi sulle merci. La dedica a Giove Lustrale deriva dal latino lustralis ed è inerente al concetto di sacrificio, avvicinandosi all’idea di purificazione di cose e persone. Il sito archeologico che custodisce il tempio è stato accuratamente ripulito e restaurato grazie ad un progetto della Società Dante Alighieri Verona che ha collaborato con Comune, Soprintendenza e Fondazione Cariverona. Lo spazio delimitato dall’area archeologica è stato perimetrato con ghiaino e arricchito da alcuni pannelli informativi bilingui che raccontano storia, struttura architettonica e indagini recenti, frutto di studi che hanno accompagnato il restauro del sito con una ricostruzione integrale di quello che anticamente era il tempio dedicato alla divinità.
Una storia interessante riguarda la dedica dell’edificio sacro a Giove Lustrale, ipotizzata sulla base di due are offerte alla divinità rinvenute entro le mura in zone non distanti dal tempio, tra via S.Michele alla Porta e via S.Eufemia. Un’epigrafe testimonia l’esistenza del tempio, rinvenuta a Villafranca di Verona, nella località di Rosegaferro, la cui iscrizione indica una dedica agli dei Mani, divinità legate all’Oltretomba, con il permesso dei trasportatori di carri che avevano sede alla Porta Iovia. Il sito archeologico si inserisce in un contesto capillare e diffuso dedicato all’epoca romana, visitabili da cittadini e visitatori come la villa romana in Valdonega, la domus romana ospitata nei sotterranei della Banca Popolare di Piazza Nogara, ottimo esempio ben conservato di edilizia privata romana dell’Italia settentrionale, gli edifici romani ospitati in Via San Cosimo. In futuro potrebbe essere collegato al restauro dell’ex cinema Astra, dove è stata rinvenuta una piccola Pompei.

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