Che cosa sappiamo del carcere? È una domanda che di solito non ci poniamo, se non quando la cronaca se ne interessa per episodi interni di ribellione o abuso. Ma noia, sovraffollamento, violenza e suicidi sono cose di tutti i giorni tra quelle mura, a fronte del rimosso collettivo.

Eppure gli articoli 3, 13 e 27 della Costituzione Italiana parlano di rieducazione e diritto alla dignità sociale di detenuti e detenute, in aperto contrasto con l’indifferenza generale e le politiche punitive di detenzione.

In questo quadro è maturato il percorso (Cercare) Raffaello in carcere, ideato dall’artista Mattia Cavanna,  e sostenuto dal  progetto Orizzonti della Fondazione Francesca Rava con il supporto di Mediobanca.

Il progetto

Orizzonti  si inserisce nell’ambito delle azioni del progetto Palla al centro, della Fondazione Francesca Rava, attivo dal 2020 presso l’IPM Cesare Beccaria di Milano, con l’obiettivo di costruire un ponte di dialogo tra il “dentro” e il “fuori” del carcere.

Da un lato, sensibilizzare la comunità sul disagio giovanile e dall’altro offrire ai detenuti un’opportunità concreta di inclusione attraverso attività di espressione creativa con un forte richiamo alla loro esperienza e con lo sguardo a un possibile e positivo reinserimento sociale in futuro.

La collaborazione con Mediobanca ha permesso l’estensione del progetto a livello nazionale. Partito nel maggio 2025 ha coinvolto cento tra detenuti e detenute degli istituti minorili di Milano, Bologna, Roma e Napoli, con l’Associazione Liberi dentro, presso la Casa di reclusione femminile della Giudecca a Venezia (venti detenute hanno partecipato)  e con Federica Berlucchi, attiva presso la casa Circondariale di San Vittore a Milano.

L’opera

È un arazzo di otto metri per tre, ispirato al cartone preparatorio della Scuola di Atene di Raffaello (1509-1511), di cui riprende le dimensioni e l’impostazione di fondo. Un’opera collettiva, a cui hanno messo mano cento tra ragazzi e ragazze. Si è rivelato, a detta di Cavanna, un vero percorso di crescita e consapevolezza personale, dal brainstorming iniziale alla realizzazione dei disegni a pastelli a cera su tela.

I partecipanti hanno studiato il capolavoro rinascimentale e lo hanno reinterpretato sostituendo ai filosofi dell’antichità i propri modelli di riferimento: artisti, musicisti, politici. Dodici mesi di lavoro, dedicandosi al laboratorio nei weekend, per convertire i personaggi raffaelliani in figure a loro prossime per interesse o gusto, talvolta a propria immagine e somiglianza, nelle dimensioni originarie, lavorando su “pezze” di tela poi cucite insieme da Tiziana Benzi.

Ogni carcere ha prodotto sei o sette tra personaggi e personagge e figurano, tra loro: Bob Marley, Amy Winehouse, Diego Armando Maradona, Marco Pannella, Rosa Parks, Nelson Mandela, Alda Merini, Nina Simone, Rita Levi-Montalcini, per citarne alcuni. L’effetto d’insieme è di un grande affresco contemporaneo  con un’aura antica, sullo sfondo del quale si possono riconoscere tracce della vita dei “pittori”: Nisida, il campanile di S.Marco, un copertone di camion, una grande clessidra.

Un’opera che fa riflettere

L’arte e la bellezza, suggerisce l’arazzo, aggiungono significato ai giorni in carcere. E lo studio, la tecnica, l’impegno e la dedizione di quanti l’hanno realizzato meritano rispetto. Il copertone di camion ricorda il difficile viaggio per arrivare nel nostro Paese. La clessidra simboleggia il tempo lento, lentissimo della reclusione. Se questo tempo non rimanesse sospeso ma stimolante, pieno di attività, letture e occasioni di apprendimento, il “fuori” potrebbe essere letto con più ottimismo e allontanerebbe il pericolo di recidiva.

L’opera è stata esposta per la prima volta il 26 maggio scorso presso la Chiesa sconsacrata della Casa di Reclusione di Venezia, all’isola della Giudecca, con il patrocinio del Ministero della Giustizia e dell’Unione Nazionale delle Camere Minorili ed è stata visitabile, su prenotazione, fino al 2 giugno.

Una tavola rotonda sul tema dell’arte nei percorsi educativi dei giovani e degli autori di reati ha preceduto la mostra. La giornalista Anna Sandri ha moderato gli interventi di Maurizia Campobasso (Direttrice della Casa di Reclusione di Venezia), Delfina Boni (Project manager del progetto Palla al centro di Fondazione Francesca Rava), Mattia Cavanna (ideatore e realizzatore dell’opera), Tiziana Benzi (Docente dell’Accademia di Como e Restauratrice di manufatti tessili), Lara Boco (comandante di Reparto dell’Istituto), Alessandra De Patre (Assistente Capo Coordinatore) e Cristian Serpelloni (Unione Nazionale Camere Minorili).

Per valorizzare questo lavoro e seminare speranza fra le detenute e i detenuti, l’arazzo sarà in mostra nei prossimi mesi a Roma, poi negli istituti penali minorili di Bologna e di Napoli, e infine nei musei di Piacenza, Brescia e Como. Con l’aiuto dell’AI, organizzatori e detenuti hanno realizzato il filmato che segue:

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