Nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 promosso da ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), le associazioni COCAI, Comitato per la Metropolitana di Verona, Rete Verso e Centro Studi Politici Hannah Arendt hanno organizzato lo scorso venerdì, a Santa Marta, un incontro  dal titolo “Verso una mobilità metropolitana” di Verona.

Dopo quattro anni durante i quali l’attuale amministrazione Tommasi si è adoperata a realizzare progetti pensati negli scorsi vent’anni e mai realizzati, ad un anno dalle prossime elezioni, la domanda posta dagli organizzatori alla cittadinanza e agli amministratori veneti è ancora: “Come immaginiamo il futuro della mobilità a Verona?” Una domanda che denuncia implicitamente la mancanza nel nostro territorio di obiettivi chiari, programmi lungimiranti, soluzioni condivise e una governance autorevole.

Modello Alto Adige

Una grave carenza veneta che appare con la presentazione di Joachim Dejaco.  Il Direttore generale di STA (StruttureTrasporto Alto Adige SpA), la società chiamata a gestire l’attuazione e la gestione di infrastrutture per la mobilità e il trasporto in Alto Adige, ha presentato l’obiettivo chiaro e misurabile che stanno realizzando. «L’Alto Adige attraverso il piano per il clima vuole diventare CO2 neutro entro il 2040»,esordisce Dejaco. «Per questo il contributo chiesto alla mobilità nella provincia è di raddoppiare l’utilizzo del TPL (Trasporto Pubblico Locale) prima del 2037, entro i prossimi dieci anni».

«Dobbiamo convincere le persone a utilizzare i mezzi pubblici», sostiene ancora Dejaco. «Se vogliamo attuare la nostra  strategia sul clima dobbiamo dare dei vantaggi alle persone, non imporre nuovi comportamenti» e aggiunge: «Dobbiamo fornire la possibilità di utilizzare modalità efficienti, comode, economiche e che fanno bene alla salute individuale e all’ambiente».

Il punto di partenza è stato il ripristino del sistema ferroviario locale abbandonato da RFI con l’ammodernamento del materiale rotabile, adozione di treni comodi e veloci. Il primo treno è stato inaugurato, con meraviglia dei cittadini e grandi festeggiamenti, il 5 maggio 2005.

Joachim DejacoDirettore generale di STA – Strutture Trasporto Alto Adige SpA

Il servizio ferroviario veloce, nelle direttive Nord-Sud ed Est-Ovest della provincia, è ora considerato la struttura principale, spina dorsale, della mobilità provinciale sulla quale si coordina tutto il trasporto urbano. Le stazioni rinnovate sono state trasformate in “Centri di Mobilità”, punti di convergenza di pedoni, autobus, biciclette, auto.

«Il Centro di mobilità», ribadisce Dejaco «è solo una questione di buon senso. Abbiamo la stazione, aggiungi l’autobus, la bicicletta con il suo parcheggio, il treno, l’autobus, l’auto con il parcheggio, percorsi pedonali e ciclabili simpatici e hai il tuo centro di mobilità».

Per rendere il centro di mobilità punto efficiente di incontro, la digitalizzazione è lo strumento più utile per il coordinamento dei mezzi e lo scambio di informazione con gli utenti. Un nuovo sistema informatico, con interfacce standard per tutti, fornisce il tracciamento di tutti i mezzi pubblici con le loro posizioni in tempo reale  e  permette l’elaborazione di perfette statistiche sul servizio fornito.

La vera innovazione è stata il sistema tariffario. «Avevamo una jungla di tariffe», chiosa Dejaco. «Abbiamo fatto pulizia. Tutto deve essere semplice, semplice, semplice». Abbonamento annuo a tariffa fissa per l’uso di tutti i mezzi pubblici in qualsiasi orario. Per i giovani sino ai 19 anni 20€/anno, dai 19 ai 26 anni 150€/anno, fino ai 65 anni 250€/anno, per i senior 65-70 anni 150€/anno, 70-75 anni 75€/anno, oltre 75 anni 20€/anno.

E per i turisti? La semplicità si è tradotta nell’attribuire  alle Associazioni Turistiche il pagamento per gli ospiti dell’Alto Adige Guest Pass. Con un costo di 77 centesimi di Euro a pernottamento a persona viene fornito ai turisti lo stesso servizio destinato ai locali. Una soluzione che, oltre all’ incremento dell’uso dei mezzi pubblici,  ha ottenuto il premio European Mobility 2025.

Modello Bologna

Silvia BertoniArea Pianificazione Territoriale della Città Metropolitana di Bologna

La città metropolitana di Bologna si muove da tempo con la stessa strategia dell’Alto Adige. Come da  Piano Territoriale Metropolitano (PTM) presentato da Silvia Bertoni (Area PianificazioneTerritoriale della Città Metropolitana di Bologna).

Le linee ferroviarie locali veloci e i centri di mobilità sono l’ossatura della mobilità metropolitana. Per Bologna esiste però una complicazione non trascurabile. Mentre in Alto Adige i flussi delle persone, seguendo le valli, sono lineari, in una città i flussi sono caotici e meno prevedibili.

La situazione in Veneto

Negli  interventi di saluto degli amministratori Veneti è emersa la sensazione di distanza fra il percorso compiuto dalla regione rispetto i modelli adottati da Alto Adige e Bologna.

Diego Ruzza,  neo Assessore ai Trasporti, Mobilità e Lavori Pubblici Regione Veneto, ha dichiarato il suo impegno per attuare entro il 2027 la riforma della governance del Trasporto Pubblico Locale  (TPL) veneto, spostare il focus del servizio da prevalente trasporto scolastico a servizio generale, attuare un biglietto unico regionale con un unico software gestionale. Disponibile a un confronto con tutti, ha attivato un tavolo con provincia, comune di Verona e Infrastrutture Venete per esaminare la mobilità metropolitana veronese.

Per quanto riguarda l’obiettivo del PRT (Piano Regionale Trasporti)  di spostare il 23% del traffico su gomma a ferro ha dichiarato:  «Dovessimo superare il 15% sarebbe un capolavoro. Le forme di mobilità costano. Si deve parlare con tutti. Se facciamo qualcosa di buono i cittadini ce lo riconosceranno».

Per Tommaso Ferrari,  assessore alla mobilità e transizione ecologica del Comune di Verona, occorre uscire da una visione semplicemente cittadina della mobilità e considerare l’area metropolitana prevedendo uno sviluppo ferroviario per l’accesso alla città. «Ci stiamo impegnando. Serve collaborazione fra enti a tutti i livelli, investimenti e allineamento fra istituzioni». 

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