Manca sempre meno all’inizio dell’Eurovision Song Contest 2026, la settantesima edizione della rassegna canora che unisce, per una settimana, l’Europa (e non solo) nel nome della musica. Questo nelle intenzioni. Tensioni e dubbi continuano ad aleggiare sopra l’Eurovision mettendo – ancora una volta – le canzoni in secondo piano.

Vienna, la città ospitante di questa edizione, sta comunque preparando una festa di compleanno all’Eurovision Song Contest degna di nota. Il concorso torna dopo 11 anni, grazie alla vittoria lo scorso anno di JJ, alla Wiener Stadthalle e tutta la città si sta trasformando in un grande parco a tema Eurovision. I locali della capitale austriaca si trasformeranno. Per una settimana ci sarà per ognuno dei 35 paesi in gara un bar – denominato Eurocafé – arredato a tema. Se andrete a Vienna prossima settimana cercate il Caffè Eiles (in Josefstädter Strasse): sarà allo stesso tempo il locale a tema Italia ed Estonia.

Questo oltre ai tradizionali Euroclub – la “discoteca” eurovisiva, quest’anno al Prater Dome – e l’Eurovillage – il luogo dove si svolgono i principali eventi collaterali all’Eurovision – in Rathausplatz.

E mentre Vienna si addobba, la musica – anche per l’assenza di un vero tormentone quest’anno, ma ci arriveremo dopo – rimane un sottofondo per le polemiche che stanno pesando come la vecchiaia su un concorso che avrebbe bisogno di un restyling ben più invasivo rispetto a quello grafico, presentato lo scorso agosto.

La questione Israele sempre al centro

L’innesco della guerra in Iran e i bombardamenti in Libano non hanno fatto altro che rimettere sotto la lente d’ingrandimento la partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2026, dopo che il tutto si era – apparentemente – quietato dopo il ritiro di Spagna, Islanda, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia in risposta alla conferma della partecipazione del paese già 4 volte vincitore del contest.

Come riporta il sito specializzato EurofestivalNews.com in Slovenia si sta lavorando ad una controprogrammazione incentrata sulla Palestina. Dal 10 al 20 maggio sui canali della tv pubblica slovena – RTV SLO – andranno in onda documentari, reportage e film per raccontare cosa sta accadendo oggi in Medio Oriente: un’iniziativa denominata “Glasovi Palestine” (“Voci dalla Palestina”).

Martedì, in contemporanea con la prima serata dell’Eurovision Song Contest 2026 sarà trasmesso il documentario premiato con l’Oscar nel 2025 “No other land”. Al posto della seconda semifinale RTV SLO manderà in onda il programma “Dosje” (“Dossier”), scritto dai giornalisti Boštjan Anžin e Barbara Vidmajer, che analizzerà i 70 anni dell’Eurovision Song Contest, approfondendo il ruolo politico dell’evento e temi quali il sistema di voto, il boicottaggio e il futuro della rassegna.

Il movimento No Music For Genocide promuove invece il boicottaggio della visione dell’evento sottolineando come, a differenza della Russia, ad Israele sia concesso per il terzo anno consecutivo di salire sul palco dell’Eurovision Song Contest. Il movimento contesta, in una lettera firmata da circa mille artisti tra cui Roger Waters (Pink Floyd), Peter Gabriel e gli ex-vincitori Emmelie De Forest e Charlie McGettigan, quello che finora è stato il punto principale sollevato dall’EBU (European Broadcasting Union), ovvero l’indipendenza dell’emittente israeliana KAN dal governo Netanyahu.

Felicia, la rappresentante della Svezia all’Eurovision Song Contest 2026. Foto: EBU – Ninja Hanna

Non mancano le dichiarazioni pesanti anche degli artisti che tra pochi giorni saliranno sul palco della Wiener Stadthalle, una su tutte Felicia. L’artista svedese dopo la vittoria del concorso nazionale Melodifestivalen ha dichiarato all’agenzia TT: «Non credo sia una buona idea per Israele partecipare ad Eurovision. Stavo pensando se dovevo farlo io, e alla fine ho deciso. Andrò ad assicurarmi che non vincano». Tuttavia una volta a Vienna Felicia non potrà rilasciare dichiarazioni dello stesso tono: il codice di condotta infatti proibisce agli artisti in gara di rilasciare dichiarazioni contro un paese durante gli eventi ufficiali legati all’Eurovision Song Contest.

In tutto questo Israele ha tirato dritto, scegliendo il suo rappresentante, il 28enne Noam Bettan, che gareggerà col brano “Michelle”. A differenza degli altri anni il testo ha subito passato il controllo dell’EBU non presentando alcun riferimento politico, come successo nel 2024 con Eden Golan e la sua “October rain”, diventata poi “Hurricane”. Anche quest’anno però – questa volta tramite la tv KAN e non tramite agenzie governative – Israele ha cercato di aggirare le regole sulla promozione delle canzoni in gara, le stesse introdotte nella famosa riunione di dicembre che ha portato al boicottaggio di Spagna, Irlanda, Islanda, Paesi Bassi e Slovenia. È arrivata subito una reprimenda da parte dell’EBU, ma il fatto farà discutere anche dopo la fine del contest.

Le altre polemiche

Oltre al caso Israele altri due fatti hanno fatto sbandare la macchina eurovisiva nel suo viaggio verso Vienna. Il caso più clamoroso riguarda le dimissioni del direttore generale di ORF, la tv pubblica austriaca organizzatrice quest’anno del contest. Roland Weissmann il 10 marzo ha lasciato il suo incarico – su pressione del consiglio di amministrazione – a seguito delle accuse di molestie sessuali, fatti risalenti al 2022.

La scorsa settimana l’Austrian Presse Agentur ha raccolto le dichiarazioni dell’avvocato Christopher Schrank, che ha guidato le indagini interne ad ORF in merito alle azioni contestate a Weissman. «Non abbiamo riscontrato alcuna molestia sessuale. Non si è creato un ambiente di lavoro negativo e lo sviluppo di carriera della donna non è stato compromesso» ha detto Schrank, che però ha aggiunto che il licenziamento è stato legittimo perché «ai dipendenti di alto livello si applicano standard elevati, e quindi non devono avere una condotta scorretta».

Adesso dunque sarà l’ex-direttore generale di ORF ad andare al contrattacco per ottenere un risarcimento milionario, anche perché non ci potrà essere procedimento giuridico, essendo i fatti caduti in prescrizione perché avvenuti più di 3 anni fa.

Alexandra Capitanescu, in gara per la Romania, ha vinto nel 2023 la versione locale di The Voice. Foto: EBU – Vanda Bienville

Infine il caso “Choke me“, la canzone portata in gara dalla rappresentante della Romania Alexandra Capitanescu. In un articolo del 13 marzo il The Guardian riportava le parole della professoressa di legge della Durham University Clare McGlynn che criticava apertamente la canzone dell’artista rumena in quanto, con la sua ripetizione per 30 volte del termine “strangolami” (titolo del brano peraltro), «mostra un allarmante disprezzo per la salute e il benessere delle giovani donne».

«La canzone rappresenta una sconsiderata normalizzazione di una pratica pericolosa, un modo irresponsabile di giocare con la vita delle giovani donne. Le nuove evidenze mediche dimostrano che lo strangolamento sessuale frequente causa danni cerebrali alle giovani donne» ha continuato la professoressa McGlynn, rimproverando all’emittente nazionale TVR la mancata di presa di posizione contro il brano.

L’articolo ha provocato molto dibattito e l’artista rumena ha provato a spiegarsi sui suoi profili social: «Rispetto ogni opinione, ma credo profondamente nella libertà di esprimere emozioni complesse attraverso l’arte. “Choke Me” è una metafora della pressione che a volte ci imponiamo. Parla di paure interiori, insicurezza e della sensazione di soffocamento emotivo causata dalle nostre stesse aspettative. Non è mai stata intesa in senso sessuale. Spesso uso il simbolismo per dare forma a sentimenti difficili da spiegare direttamente».

Alla fine tutta la polvere si è depositata e Alexandra Capitanescu sarà regolarmente sul palco di Vienna la prossima settimana e canterà il suo brano senza censure o cambi di testo. Sia per lo stile rock che – forse – per il tam tam mediatico scatenato dal The Guardian, Capitanescu è peraltro tra gli artisti con più chance di vittoria dell’Eurovision Song Contest secondo gli scommettitori. Ma andiamo a vedere chi c’è in testa.

Chi vincerà l’Eurovision Song Contest 2026?

I bookmakers non hanno dubbi: sarà la coppia finlandese composta da Linda Lampenius e Pete Parkkonen a sollevare il microfono di cristallo al cielo sabato 16 maggio. Il duo si presenta a Vienna con “Liekinheitin” (“Lanciafiamme”), un incrocio potente tra il virtuosismo della violinista di fama mondiale Lampenius e l’intensità vocale di Parkkonen, nome consumato del pop finnico.

Una loro vittoria si inserirebbe nel solco tracciato negli ultimi due anni da Nemo e JJ, trionfanti con brani crossover tra musica classica e pop. Un trend unicamente tangibile all’Eurovision Song Contest, mentre nelle classifiche di tutta Europa sono altri i generi musicali a farla da padrone. Attualmente “Liekinheitin” è scivolata fuori dalla Top 20 in patria, dopo 3 settimane di fila in vetta alle classifiche di streaming a marzo subito dopo la vittoria del concorso finlandese UMK.

Il probabile successo di Lampenius e Parkkonen potrebbe avere un risvolto interessante vista la deroga concessa a Linda Lampenius per suonare dal vivo il violino. Va ricordato infatti come al momento il regolamento dell’Eurovision Song Contest vieti di suonare strumenti collegati ad amplificatori.

Lo scorso anno il nostroLucio Corsi ha aggirato il blocco grazie all’armonica a bocca amplificata con il microfono usato per il canto. E chissà che con l’esempio di Linda Lampenius in futuro la musica dal vivo non possa tornare al centro dell’Eurovision Song Contest com’era fino al 1998.

Dietro la coppia finlandese pronti a sorprendere ci sono l’istrionico greco Akylas con “Ferto“, un pop-techno sbarazzino e pronto per i social che riprende cose già viste negli ultimi anni con Joost Klein, Käärjä e Baby Lasagna, ma in salsa tzatziki. Più contemporanea ed elaborata la proposta del danese Søren Torpegaard Lund: la sua “Før vi går hjem” è al terzo posto per gli scommettitori ma potrebbe avere un futuro anche fuori dall’Eurovision Song Contest.

Ci sono poi la proposta operistica francese con la giovanissima Monroe (“Regarde“) e dall’altro lato l’esperienza e gli otto milioni di dischi venduti in carriera dall’australiana Delta Goodrem, in gara con “Eclipse“. Poco dietro – 10° posto per i bookmakers – c’è il nostro Sal Da Vinci con “Per sempre sì“. Quella che sembrava una scelta scellerata in chiave eurovisiva, con un brano dal gusto retrò, si è rivelata invece un colpo importante, soprattutto per il successo sui social ottenuto dalla canzone. Un altro dei concorrenti di questa edizione, il maltese Aidan, ne ha già fatto una cover con un inciso anche nella sua lingua.

Sal Da Vinci non sarà l’unico italiano a Vienna. San Marino sarà rappresentato – per la terza volta nella sua storia – dalla bolognese Senhit, che in Austria sarà affiancata da un superospite come Boy George per il brano “Superstar“. Nel 2021 giocò una carta simile con il rapper americano Flo Rida, classificandosi però solo al 22° posto.

Sangue italiano scorre nelle vene anche della rappresentante tedesca Sarah Engels, i cui nonni sono originari di Riposto (CT), che grazie all’Eurovision Song Contest sta rilanciando la sua carriera in patria. A Vienna proverà con la sua “Fire” a riaccendere i risultati tedeschi al contest, non brillanti nonostante un discreto successo di pubblico per gli ultimi rappresentanti Abor & Tynna.

Un po’ di Italia la porterà infine la svizzera Veronica Fusaro, nata a Thun ma con padre italiano. Porterà in gara “Alice”, brano scritto per il suo ultimo album “Looking for connection” e non per l’Eurovision Song Contest, incentrato sulla violenza di genere, con un testo tanto crudo quanto necessario. Non vincerà, ma piace pensare che da qui l’Eurovision Song Contest possa ripartire. Dai veri messaggi che la musica può portare in tre minuti nelle case di milioni di persone e da progetti non destinati a uso e consumo della “settimana santa” eurovisiva. Per rialzare, finalmente, il volume della musica sopra quello delle polemiche.

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