Domenica 3 maggio, presso il Deposito À Converge, in occasione del Festival dell’arte contemporanea ArteInRete, si è svolto un evento promosso da Studio la Città che ha unito moda, fotografia e musica, con protagonisti Richard Avedon, Gianni Versace e Michael Challenger. I primi due rappresentano la sinergia tra fotografia e moda d’avanguardia negli anni ’80, mentre il terzo si distingue per il suo contributo artistico internazionale, con influenze da città come Londra, New York, Detroit e Verona. Proprio a Verona ha mantenuto uno studio artistico per tutta la durata della sua carriera.

Un salto negli anni ’70 e ’80

La mostra nasce da un ricordo preciso: risale infatti al 1983 la prima esposizione a Studio la Città dell’iconico incontro tra Richard Avedon e Gianni Versace. Le fotografie che Avedon realizzò per il celebre stilista nei primi anni Ottanta appartengono a uno dei periodi più fertili della collaborazione tra moda e fotografia d’autore. Avedon mise al servizio di Versace il suo stile inconfondibile: composizioni dinamiche, corpi in movimento o in tensione, sfondi spesso neutri che focalizzano tutta l’attenzione sulla figura e sul tessuto.

La mostra si è arricchita inoltre di una selezione di cinquanta vinili anni ’80 curata da Fabio Slider e Lachi. Un viaggio tra musica synth-pop, new wave e le prime sperimentazioni hip-hop, oltre a una light experience di video mapping curata da Mamo, che trasforma la galleria da contenitore a spazio narrativo.

Entrambe le componenti richiamano l’esplosione dell’uso dei sintetizzatori e l’impiego di un’energia visiva intensa. La prima si riferisce all’ambito fotografico, la seconda allo scoppio dell’era digitale di MTV, culla dell’Hip-Hop così come lo conosciamo oggi.

Il legame con Verona

Accanto all’esordio del duo Avedon-Versace risalente al 1983 negli spazi di Studio la Città, lo stesso Michael Challenger, a cui è stata dedicata la mostra, ha uno storico legame con le mura scaligere.

Pittore, scultore e incisore nato nel Kent nel 1939, attivo in contesti internazionali tra cui Londra, New York, Detroit e Verona, la sua ricerca si distingue per ambienti costruiti attraverso effetti geometrici allucinatori e cromie nette, realizzati tra gli anni Sessanta e Settanta.

L’arte di Challenger si può circoscrivere all’interno della pittura analitica, molto in voga in quegli anni. Fu proprio durante gli che l’artista iniziò a lavorare nel Veronese, esponendo le proprie opere nello studio aperto ormai da cinquant’anni, in un periodo in cui la moda iniziò a diventare il fiore all’occhiello di un’intera società.

Francesco Sutton, Principal di Studio la Città, ha voluto partire proprio da questo assunto: «La convergenza grafica-tematica è stato il punto di partenza della mostra. Fino agli anni ’80 la moda era sicuramente seguita, ma lo spartiacque fu proprio quel periodo di totale convergenza artistica che portò chiunque ad abbinare un oggetto alla moda nella propria quotidianità.»

Numerose opere inedite esposte

In questo contesto di trasformazione si inserisce in modo significativo l’esposizione del 1983, quando Gianni Versace decise di ingaggiare Avedon. «Era la prima volta che si vedevano foto di questo genere associate al mondo della moda. Le foto di Avedon rappresentarono letteralmente uno spartiacque. Portare tutto ciò da Milano [dove si trovava Versace] a Verona suscitò un grande clamore.» Sia nel 1983, quando gli spazi di Studio la Città avevano appena 14 anni di attività, sia per la rassegna del weekend appena trascorso.

Molte delle fotografie esposte durante la rassegna del 3 maggio per “ArteInRete” erano infatti autentici inediti. Per la prima volta, a distanza di oltre quarant’anni, Studio la Città ha portato alla luce alcune opere mai esposte firmate Avedon – Versace. Inserendole in un contesto che non celebra soltanto la convergenza artistica che ha rivoluzionato il mondo della moda a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, ma anche il nucleo veronese che si è fatto portavoce di questo cambiamento.

per Versace, 40×50, 1983. Stampa a colori su alluminio

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