Maria Steccanella nacque a Cazzano di Tramigna il 29 gennaio 1898 e morì a Tregnago nel 1989. Proveniva da una famiglia apertamente antifascista: uno dei fratelli fu sindaco socialista di Cazzano di Tramigna e lei stessa non nascose mai la propria avversione nei confronti del regime e di Benito Mussolini. Una posizione che costò cara alla famiglia Steccanella, costretta dai fascisti a chiudere la trattoria che rappresentava la principale fonte di reddito.

Dopo aver conseguito l’abilitazione magistrale, Maria iniziò a insegnare nelle scuole elementari di Cazzano, Bolca e Cogollo di Tregnago. Nel 1926 si laureò in Lettere all’Università di Padova, ma le persecuzioni politiche iniziarono presto a compromettere il suo percorso professionale. Per otto anni rimase precaria all’Istituto Seghetti di Verona e soltanto nel 1934 ottenne l’integrazione stabile. Successivamente insegnò per due anni al liceo classico di Gorizia, prima di essere costretta a emigrare in Francia.

Nell’estate del 1934 entrò in contatto con numerosi fuorusciti italiani e nel 1935 fece ritorno in patria. Da quel momento venne costantemente sorvegliata dalla polizia del regime, che la considerava una pericolosa cospiratrice.

Nel 1938, mentre insegnava all’Istituto magistrale “C. Montanari” di Verona, fu prelevata direttamente da scuola, incarcerata per 45 giorni nel carcere degli Scalzi e successivamente sospesa dall’insegnamento. Venne riassunta nel marzo del 1939.

Si trasferì quindi a Chieti, dove trovò impiego presso un convento delle Orsoline. Anche lì, però, fu raggiunta dalla polizia politica, fermata e nuovamente sospesa dall’attività didattica. Tentò allora di rifarsi una vita a Mantova, sperando di poter insegnare senza ulteriori persecuzioni, ma anche nella città virgiliana fu diffidata. Il 27 dicembre 1940 venne condotta a Roma e imprigionata, per un breve periodo, nel carcere delle Mantellate.

Solo nel 1943 poté tornare all’insegnamento. Negli anni della guerra sostenne attivamente la Resistenza nelle valli del Tramigna e dell’Alpone, aiutando soldati e partigiani e offrendo loro rifugi sicuri, anche se temporanei. Tra coloro che aiutò vi furono anche i sopravvissuti all’assalto al carcere degli Scalzi per liberare Giovanni Roveda, nel luglio del 1944.

Casa Corradini-Steccanella nel primo Novecento – Foto dal profilo Facebook “Storie dal basso”

In quegli anni strinse rapporti con numerosi intellettuali e personalità impegnate nella difesa della libertà e della democrazia, tra cui Lina Arianna Jenna, Egidio Meneghetti, Gino Beltramini, Giovanni Battista Pighi, la socialista cremonese Celeste Ausenda, monsignor Giuseppe Turrini, monsignor Giuseppe Chiot e il poeta Berto Barbarani.

Collaborò inoltre con “Azione muliebre”, la rivista veronese diretta da Elena Da Persico, e con “Vita Veronese”, periodico culturale guidato da Gino Beltramini. Accanto all’insegnamento, Maria Steccanella coltivò con costanza gli studi e la scrittura. Nel 1936 pubblicò, con lo pseudonimo di Maria Gentile, la raccolta poetica “Nell’ombra”. Dopo la guerra proseguì l’attività di docente dedicandosi parallelamente agli studi storici e letterari.

Per “Vita Veronese” pubblicò la raccolta poetica “Dal mio mondo”. Scrisse inoltre monografie dedicate a Cazzano, alla Val Tramigna e a Soave. Si occupò anche di critica letteraria e nel 1951 pubblicò il saggio “A Manzoni nella vita e nell’arte”, firmandolo con lo pseudonimo di Caterina Castelli. Nel 1956 diede alle stampe “Cinquant’anni di poesia veronese: 1900-1950”, dedicato agli autori cittadini. Nel 1965, con “Canti dello spazio”, celebrò la conquista dello spazio da parte dell’uomo. La sua attività poetica si concluse nel 1972 con “Ultimo approdo”, opera vincitrice del premio “Aleardo Aleardi” assegnato dall’Accademia Catulliana.

Fino agli ultimi anni mantenne vive le amicizie nate durante la militanza antifascista, tra cui quella con Amelia Rosselli, madre dei due giovani assassinati dai fascisti.


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