In un mondo sempre più dominato da calcoli e algoritmi, si è svolto recentemente presso la Libreria Feltrinelli di via Quattro Spade 2 a Verona l’incontro intitolato La musica che si fa sentire. Tre ospiti hanno dialogato sotto la moderazione del giornalista Nicolò Vincenzi: lo speaker di RTL 102.5 Matteo Campese, il discografico e musicista Fausto Donato, noto per aver lanciato Caparezza, e il cantante Gianmaria Volpato, in arte gIANMARIA, esploso nel 2021 con il singolo “I suicidi”, presentato a X-Factor.

Il rapporto tra chi crea musica e chi la ascolta è profondamente mutato a causa dell’uso pervasivo degli smartphone. In passato, la distanza tra l’artista e il pubblico alimentava un senso di mistero e straordinarietà. Oggi, la presenza costante sui social media ha reso le figure artistiche estremamente quotidiane e “normali”. Fausto Donato osserva che questa familiarità ha eliminato la sensazione di eroismo: “Siccome adesso quelle persone lì sono normali, ti viene meno quella sensazione di eroismo, di cose strane, di straordinario”.

Questa dinamica ha cambiato le priorità degli artisti stessi, che spesso si concentrano più sulla performance dei propri contenuti social che sulla qualità della propria musica. Secondo Donato, molti musicisti oggi “non guardano se le canzoni loro piacciono, guardano quanti like hanno ricevuto su un post” . Questo fenomeno spinge verso una produzione artistica che cerca di rispecchiare la “normalità” e le difficoltà quotidiane del pubblico, piuttosto che offrire modelli di ispirazione o di rottura.

I numeri dello streaming e la pressione dell’algoritmo

L’industria discografica attuale deve fare i conti con un mercato iper-saturato. Ogni giorno vengono pubblicate circa 170.000 nuove canzoni . In questo contesto, per non essere dimenticati dai sistemi di raccomandazione automatica delle piattaforme, gli artisti sono spinti a mantenere un ritmo di pubblicazione molto serrato.

Le analisi tecniche indicano che un artista ottiene una maggiore “spinta organica” se rilascia nuova musica ogni 4-8 settimane . Conseguentemente questa frequenza si traduce in una media di 6-8 singoli all’anno per restare competitivi. Se un artista non pubblica nuovi contenuti per un periodo superiore ai 3-4 mesi, la sua visibilità algoritmica, in particolare su funzioni come il “Release Radar”, tende a diminuire drasticamente .

Tuttavia, a questa alta produttività non corrispondono guadagni elevati per la maggior parte dei musicisti. Per guadagnare un solo dollaro dalle piattaforme di streaming, sono necessari mediamente tra i 350 e i 450 ascolti . La distribuzione del reddito è molto sbilanciata: solo l’1,4% degli artisti genera più di 1.000 dollari all’anno dallo streaming, e appena 13.000 artisti a livello globale superano i 100.000 dollari annui.

Scelte d’identità: il coraggio di uscire dal sistema

Di fronte a queste logiche di mercato, alcuni artisti scelgono di intraprendere percorsi definiti di “autosabotaggio” o “autodistruzione” dai discografici, ma che rappresentano in realtà un tentativo di salvaguardare la propria integrità. gIANMARIA ha raccontato di essersi allontanato dai circuiti mainstream per ritrovare la propria dimensione creativa, arrivando a scrivere un romanzo per distaccarsi dalla pressione immediata del settore: “E allora ho scritto un romanzo e lì mi sono ucciso… l’ho fatto per salvarmi, non per distruggermi”.

Questa ricerca di autenticità artistica si riflette nella decisione di creare musica non convenzionale. gIANMARIA ha scelto di lavorare con produttori che valorizzano il suono genuino degli strumenti, sfidando le mode attuali: “Ho deciso di non cadere nell’autosabotaggio, ma nell’autodistruzione: ho collaborato con un produttore sconsigliato dalle major discografiche e ho realizzato un album suonato dal vivo”. Per lui, preservare questa libertà è fondamentale: “Per mantenere una libertà totale, ho rinunciato a molte altre opportunità vantaggiose”.

Il ruolo della radio e l’economia dei live

Nonostante il dominio del digitale, la radio mantiene una funzione di consolidamento nel tempo. Mentre lo streaming è utile per far conoscere un brano rapidamente, la radio ha una missione diversa: “La radio serve per restare”. Tuttavia, i grandi network radiofonici nazionali stanno vivendo un periodo di omologazione, definito da Matteo Campese come “discreto copincollismo”, dove si tende a puntare sul catalogo sicuro o sulle hit del momento . Campese critica anche la tendenza di inseguire i contenuti virali dei social, definendola una pratica di scarso valore: “C’è stato questo periodo di: ‘ah questa cosa va forte su TikTok, mettiamola in radio’… credo che sia realmente una cosa di poco valore che è già finita”.

Il vero pilastro economico dell’industria musicale italiana oggi è rappresentato dai concerti dal vivo. I dati del 2024 confermano che Il valore totale del mercato musicale italiano ha superato i 4,3 miliardi di euro. I concerti live generano circa 967,4 milioni di euro, che corrispondono al 22-23% del mercato totale. La discografia registrata dunque ha un valore di circa 461 milioni di euro, sensibilmente inferiore a quello dei live.

Il live non è quindi solo un momento di incontro con i fan, ma la fonte principale di reddito per gli artisti. È sul palco che si verifica la verità di un progetto artistico e la fedeltà del pubblico, che spesso segue l’artista concerto dopo concerto indipendentemente dalle mode passeggere dei social media o delle classifiche di streaming.

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