Giovedì 30 aprile, al Parco della Provianda di Verona, il festival “È Festa d’Aprile” ha ospitato uno dei numerosi appuntamenti della sua edizione 2026. Prima che calasse la sera, un laboratorio gratuito di upcycling “Borse di tela Resistenti” aveva già dato il tono alla giornata: fare, costruire, non sprecare. Poi, alle 19:00, è stata la volta del dibattitoLa cultura che resiste!“, che prima ancora che uno slogan si è posto come una domanda aperta: cosa significa oggi produrre cultura in modo indipendente e accessibile a tutti?

I festival indipendenti come motore di comunità

Il panel ha riunito voci di chi, questa cultura, la costruisce concretamente, spesso senza grandi risorse: Massimo Maisto, presidente di ARCI Emilia Romagna, Francesca Santucci di ARCI Bologna, Mattia Antico, presidente di Ferrara Sotto le Stelle, e Sara Lonardi, presidente di Liberamente Cavaion. A moderare il confronto Sofia Giunta di ARCI Verona.

Il filo conduttore è stato il manifesto dei festival elaborato da più di sessanta associazioni ARCI , un documento che prova a tracciare una distinzione ormai necessaria: da quando la forma-festival si è moltiplicata ovunque, non tutti i festival sono uguali. Alcuni nascono da un bisogno reale, altri sono semplici contenitori di intrattenimento sostenuti da sponsor e logiche commerciali.

Quelli del primo tipo, hanno sostenuto i relatori, producono qualcosa che va oltre l’evento in sé: creano reti, rafforzano identità collettive, tengono viva la partecipazione civica. Il festival popolare, indipendente, gratuito o a basso costo, autofinanziato, radicato nella comunità locale, è stato al centro di tutta la discussione.

Liberamente Cavaion: fare cultura partendo da zero

È in questo contesto che la presenza di Sara Lonardi ha assunto un peso particolare. Lonardi guida Liberamente Cavaion, associazione nata nel 2012 nel piccolo comune omonimo del Veronese. Il suo calendario si articola su due appuntamenti fissi: d’inverno il cineforum presso la sala civica Eugenio Turri, ospitato al chiuso, che l’associazione porta avanti ogni anno come momento di incontro e riflessione durante la stagione fredda. D’estate, invece, prende forma l’Art & Sound Festival, arrivato quest’anno alla sua dodicesima edizione.

Tre giorni di concerti, esposizioni artistiche e talk all’aperto a ingresso gratuito. Corte Torcolo, nel centro di Cavaion, ospita il festival a cavallo fra luglio e agosto: un evento organizzato da un gruppo di amici del quartiere, autofinanziato anche grazie alla sagra del paese a cui la stessa Liberamente partecipa in forma attiva.

La locandina di Art&Sound Festival 2026

Per Lonardi, essere stata invitata ad un incontro come quello del 30 aprile ha avuto un significato preciso: «Venire scelti, noi che siamo un festival di provincia, tra tutta la gente che avrebbe potuto esserci: questo per me è già un grande segnale.» Una soddisfazione genuina, e anche un riconoscimento che in provincia si fatica spesso a ottenere. Perché, come ha spiegato lei stessa, fare cultura fuori dalla città e fare cultura in città sono ancora, troppo spesso, due mondi completamente diversi:

«È molto diverso fare gli eventi in città e in provincia. Bisogna scendere a compromessi, perché magari una proposta culturale che in città funziona, qui invece non attacca. Bisogna veramente crederci.»

Quello che Lonardi descrive non è solo un festival. È un metodo e, prima ancora, una necessità nata dall’assenza. Liberamente è nata perché a Cavaion non c’era nulla di tutto ciò, «Sennò non avrei incontrato nessuno. Non c’era neanche un bar aperto la sera. Quindi dici: o me le organizzo io, o me ne vado.» Da lì, nel corso degli anni, si è costruita una comunità reale, solida, con una sguardo aperto ad altre associazioni del territorio e collaborazioni che arrivano spesso da fuori provincia.

Una comunità che precede l’evento e lo sopravvive. Il festival ha imparato a partecipare ai bandi, ad organizzare la sagra al fine di raccogliere fondi, a selezionare gli artisti con attenzione al contesto locale. Nel 2022, grazie a un bando vinto attraverso l’Avis locale, l’Art & Sound ha fatto il salto di qualità: tre giorni di festival, Corte Torcolo granita, e da allora ha continuato a crescere senza perdere la propria identità.

Evento e comunità: due facce della stessa medaglia

Un aspetto trainante del dibattito, e che Lonardi tiene a sottolineare, è la dimensione comunitaria che si costruisce attorno all’associazione ancora prima che esista l’evento: «La comunità si crea ancora prima che l’evento in sé si concretizzi. Noi siamo tutti amici, ci vediamo ogni settimana e ci sono le nostre famiglie dietro. C’è tutta la rete che poi costruisci con l’amministrazione e con le altre associazioni.»

E quando un festival popolar-provinciale riesce ad attrarre a sé gente da altri grandi centri urbani d’Italia, quella rete diventa visibile agli occhi di tutti. Con una nota di sorpresa non priva di ironia, Lonardi ha commentato così: «Per assurdo ci metti di meno a convincere la gente da fuori che quella che è lì vicino.» Un paradosso che racconta molto di come funziona la cultura nei piccoli centri, dove la novità viene spesso guardata con diffidenza proprio da chi ci abita accanto.

Il dibattito del 30 aprile ha lasciato un’impressione netta: la cultura indipendente non è un settore di nicchia, è un presidio. Tiene aperti spazi di confronto, di aggregazione e di senso che altrimenti si chiuderebbero.

In un tempo in cui la vita collettiva si assottiglia, chi costruisce comunità attorno alla cultura compie un gesto che va ben oltre l’evento. La vera sfida resta quella di crescere senza snaturarsi: trovare risorse senza perdere autonomia, continuando a tenere vivo quel legame profondo tra territorio, relazioni e identità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA