È finita. Questa volta davvero. La Virtus Verona è aritmeticamente retrocessa nei dilettanti con una giornata di anticipo. Il pareggio in casa contro l’Alcione a poco è servito visto il punto strappato dalla Pergolettese a Vicenza, che ha condannato i rossoblù alla retrocessione diretta senza passare per i play-out.

L’ultima trasferta di Lumezzane, però, in caso di vittoria, per quanto possa sembrare soltanto formalità, potrebbe far sperare la Virtus in una riammissione per la stagione 26/27.

Una retrocessione telefonata

L’ultima vittoria in campionato della Virtus Verona risale al 13 dicembre 2025, nella sfida di andata proprio contro l’Alcione Milano. Da lì, i virtussini non hanno più ritrovato i tre punti. Ma anche in quel frangente, la vittoria aveva un sapore agrodolce. Risale infatti a quella data pure l’infortunio di Michael De Marchi, capocannoniere rossoblù nella scorsa stagione di C. La pedina più impattante dal punto di vista offensivo per la rosa, se non tra i migliori dell’intero girone.

Se si vuole invece pescare una vittoria casalinga, non serve soltanto guardare all’anno passato, bensì direttamente alla stagione trascorsa. 13 Aprile 2025, nel match che fece sfumare lo scudetto al Vicenza.

A tutto ciò è giusto aggiungere le travolgenti e destabilizzanti circostanze extra-campo che hanno flagellato i rossoblù durante l’arco dell’intera stagione: infortuni circolari, arbitraggi sfavorevoli, l’addio e poi il ritorno di Gigi sulla panchina, le continue rotazioni di formazione.

Che questi fattori siano causa o conseguenza di ciò che la sfida di ieri ha decretato resta un quesito. Ciò che rende il tutto ancor più paradossale, però, e che dimostra come il formato della Serie C prenda dentro fin troppe squadre, è che nonostante le continue sciagure e la ricerca di una vittoria mai conseguita, la Virtus arrivava al match casalingo di domenica con delle speranze ancora vive.

Nonostante il rigore mancato all’ultimo contro l’Ospitaletto, nonostante il tragico finale nello scontro diretto contro la Pergolettese. La Virtus ci poteva credere ancora.

Ed è qui che il gomitolo di una stagione grottesca si attorciglia ancor di più. Il punto più preoccupante, ma anche quello più eloquente, è che la Virtus gioca da mesi come se la retrocessione fosse già decretata. Come se la Serie D rappresentasse una liberazione dalle agonie vissute in questa maledetta annata.

Dopo un primo tempo chiuso sul risultato di 1-0, la Virtus è scesa in campo nella ripresa con l’atteggiamento che ricorda quello di una squadra che non ha nulla per cui lottare. Ed è forse in questa incapacità di comprendere la situazione, riflessa soprattutto nelle parole di Gigi degli ultimi mesi, che la Virtus si è totalmente dispersa.

Iacopo Cernigoi @ph.nicolaguerra / VV

Le parole di Gigi Fresco

Nella conferenza stampa post-partita si è parlato di potenziale riammissione, di episodi arbitrali sfavorevoli, di occasioni da goal mancate nei minuti finali. Di una auto-analisi stagionale, però, si è detto davvero gran poco. E al termine di un match che decreta una retrocessione tanto meritata quanto eloquente, il rammarico per il risultato in sé non può sovrastare la responsabilità di guardare dietro e far luce su cosa davvero non ha funzionato quest’anno alla Virtus.

Forse sta proprio qui il fulcro della discussione. L’annata, in casa Virtus, è stata devastante, tant’è che lo stesso Fresco ha risposto così «penso che se ho passato indenne questi ultimi mesi, ho buone chance nella vita futura di cavarmela.»

Gigi Fresco, allenatore e presidente da 44 anni (tolti i venti giorni di allontanamento volontario per assistere la madre, un mese e mezzo fa), è per forza di cose l’anima trainante di questa società. È un accentratore, un leader attorno a cui orbita la realtà calcistica rossoblù.

Parlare di sfortuna, quindi di qualcosa di velleitario e casuale, lascia il tempo che trova. Specialmente nell’unica partita in cui si è giunti davvero ad una retrocessione concreta sulla carta e non più solo sulle tabelle salvezza. Specialmente se a farlo è colui che incarna al massimo lo spirito virtussino.

La Virtus e Gigi hanno infatti un rapporto intrinsecamente viscerale. L’uno è il corrispettivo dell’altro e viceversa. In un’annata in cui Fresco, già in chiara difficoltà sul campo, ha dovuto farsi da parte per stare vicino a mamma Rina, è come se quella scintilla rossoblù, da sempre vettore di positività, si fosse improvvisamente spenta di fronte agli ostacoli che hanno intralciato il cammino virtussino.

Un crollo progressivo, lento e procrastinato, avvenuto nel silenzio e incredulità generale, come se tutto scorresse come da consueto.

Questa inconsapevolezza, quasi sfacciata, è probabilmente ciò che ha stroncato le gambe alla Virtus Verona. Per giunta in un’annata in cui era già difficile mantenere l’autocontrollo. Ciò che preoccupa maggiormente, però, è l’indifferenza di fronte al totale ridimensionamento che la società dovrà attuare nella prossima stagione.

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