Caro Ernesto,

ho letto con attenzione le tue note e in parte le condivido, ma in parte no. Sono d’accordo con te che l’assessore Ferrari ha avuto coraggio a chiudere le finestre nella ZTL del Centro Storico, riportando un po’ d’ordine e pulizia in quella zona non idonea all’attraversamento delle troppe automobili private. Così come non posso che apprezzare i vari lavori che, per anni, le amministrazioni del passato avevano evitato di affrontare, tra cui i lavori sul cavalcavia di Viale Piave, il sottopasso di Via Città di Nimes, la sistemazione di Via XX Settembre ed altro ancora.

Sul filobus sostengo che la grande responsabilità sia dell’ex sindaco Flavio Tosi, che aveva cancellato l’ottimo progetto della metrotramvia di superficie, fatto approvare e finanziare dall’ex sindaca Michela Sironi, per optare sull’inadeguato sistema del filobus che, forse, creerà più problemi che soluzioni al traffico cittadino. Mi chiedo, senza riuscire a darmi una risposta certa, se non fosse più conveniente trattare con i vincitori dell’appalto e con il ministero dei trasporti per sostituire il filobus con un mezzo più moderno e adeguato alle esigenze della nostra città.

Il tema degli studentati si sarebbe dovuto affrontare valutando la reale richiesta di posti letto e operando in sintonia con l’ESU. Invece, da quando i fondi europei finanziano 20.000 euro a posto letto, è iniziato un processo di riconversione di vecchi stabili e di costruzione di nuovi che, secondo il mio modesto parere, puntano più ad una speculazione immobiliare piuttosto che ad una risposta alle esigenze degli studenti. Dai dati che lAzienda regionale per il diritto allo studio universitario (ESU) di Verona pubblica sul suo sito, si legge che a oggi dispone di 540 posti letto. Di questi, solo370 risultano effettivamente assegnati a studenti aventi diritto.

Per quanto riguarda il settore culturale, Verona aveva il potenziale per creare un’importante cittadella museale. La prima tappa avrebbe dovuto essere la creazione del Grande Museo di Castelvecchio, utilizzando i 2.000 mq ora occupati dal Circolo Ufficiali, ai quali si sarebbe potuto offrire un’altra sede prestigiosa. La seconda poteva essere la realizzazione di un importante museo di scienze naturali all’Arsenale, progetto elaborato dalla giunta Sironi. Invece, sul progetto del Grande Castelvecchio, l’amministrazione ha iniziato ad occuparsene in questi ultimi giorni, troppo tardi e a un anno dalle elezioni.

Molto apprezzata è stata la mostra sulla Resistenza a Verona, voluta dall’allora direttrice dei musei civici Francesca Rossi che, purtroppo, ci ha lasciato per tornare a lavorare a Milano. 

Ma, le mie critiche sono state e sono rivolte in particolare al metodo utilizzato per pianificare ed ai contenuti realizzati dall’assessorato all’urbanistica.  Soprattutto alla finta partecipazione che non era altro che un ascolto di decisioni già prese e non trattabili.  È stato adottato un sistema di pianificare il territorio che si può definire urbanistica contrattata, il contrario della partecipata.

Ritengo che la pianificazione urbanistica sia uno dei settori più importanti dell’attività dell’amministrazione comunale, che tocca l’economia, la produzione, il sociale, il culturale, il residenziale, l’ambientale, il viabilistico e tutti gli ambiti della vita dei cittadini. Per questo la vera partecipazione, che molte città italiane ed europee praticano da anni, è fondamentale per non considerare il territorio solo una piattaforma per realizzare reddito e per evitare infiltrazioni rischiose. 

Ricordo che pochi mesi dopo l’elezione di Tommasi, cercai di collaborare con la nuova giunta, ma trovai le porte sbarrate. Probabilmente il fatto che manifestassi fin da subito il mio disappunto per come stava operando l’assessorato, mi aveva etichettato come scomodo da allontanare. Ma, le elezioni Tommasi le ha vinte anche perché nel suo programma faceva intendere che la partecipazione dei cittadini alle questioni della propria città era ritenuta uno dei punti fondamentali.

Nella realtà le scelte più importanti dell’assessorato alla pianificazione sono state fatte in modo criptato e mentre si stava procedendo all’elaborazione del nuovo P.A.T. (Piano di Assetto del Territorio). Un metodo, questo, sconsigliato da tutti i manuali di urbanistica che sostengono che mentre si studia e si realizza un Piano Regolatore, il territorio dovrebbe andare in salvaguardia e non subire interventi di grande impatto, come per esempio il cambio di destinazione d’uso dell’area agricola della Marangona. Infatti, non si comprendono i motivi di intervenire in quella grande zona agricola con tale fretta. Sarebbe stato urbanisticamente più corretto definire la sua destinazione d’uso attraverso i risultati di uno strumento di pianificazione comprensivo dell’intero territorio comunale, il P.A.T. Si poteva verificare se ci fosse veramente la necessità di consumare altro suolo verde per la logistica e per realizzare altri edifici quando, a poca distanza, si trovavano parecchie aree industriali dismesse che avrebbero potuto rispondere agli eventuali bisogni di nuovi volumi per la destinazione logistica e per altre funzioni.

Ma, da cittadino, mi preoccupano le contraddizioni tra quanto si legge sulla relazione del P.A.T.

Tra le quali:

  • Il piano sostiene la necessità di aumentare il numero di abitanti nel Comune di Verona e, in particolare, nel centro storico, ma nel frattempo si permette l’apertura di nuovi hotel, in deroga, che favoriscono solo il turismo.
  • Si afferma di voler aumentare il trasporto pubblico, addirittura con la previsione di sostituire il 40% del trasporto privato su gomma, ma vengono previsti il traforo della collina, la strada mediana nell’area del Parco dell’Adige, la strada di gronda e altro ancora, in funzione della mobilità su mezzi a motore privati.
  • Si sostiene il contenimento dell’uso del suolo ma è prevista la costruzione di 5.500 nuovi alloggi in dieci anni.
  • Si insiste sulla rigenerazione del patrimonio edilizio non utilizzato ma non si propongono i metodi per poterlo realmente riutilizzare e si preferisce continuare con il vecchio sistema di costruire nuovi volumi, come alla Marangona o per le 5.500 nuove residenze.
  • Si cita la realizzazione di vari parchi, allo Scalo Merci della Ferrovia, alla Spianà, quelli delle Mura e della Collina, ma intanto si tenta di realizzare l’assurdo progetto dell’Acqua Surf nell’area agricola della Bertacchina.
  • Si assicura l’aumento delle aree verdi, ma si costruisce nei pochi vuoti urbani rimasti e non si attua il vecchio progetto di un anello verde che potrebbe collegare le fortificazioni dei campi trincerati asburgici realizzati esternamente alle mura della città, sulle aree agricole rimaste libere dall’edificazione.

Da un’amministrazione di centrosinistra mi sarei aspettato un deciso cambiamento sia nel metodo di pianificare il territorio, sia nei contenuti, ma ho solo rilevato continuità con le amministrazioni passate.

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