“Pallone ancora verso il centro, saltano in tre… e l’Uruguay è in vantaggio. Uruguay in vantaggio, ha segnato il solito Godìn”. Era il 24 giugno 2014 e, all’Arena de Unas, a Natal, gli Azzurri si giocavano l’approdo alla fase ad eliminazione diretta di Brasile 2014. La partita finirà 0-1 per la Celeste. Tutti a casa. Chi si sarebbe mai aspettato però di rimanerci per dodici anni, a casa? Anzi, considerata la necessaria attesa per il Mondiale 2030, si parla di addirittura di minimo sedici anni. Sempre che si vada, al Mondiale 2030.

È passato talmente tanto tempo che sembra paradossalmente ieri. Ricordo nitidamente il rosso a Marchisio, il morso a Chiellini di Luis Suarez (miracolosamente graziato dall’arbitro, in un’epoca non ancora condizionata dal VAR, ndr) e un paio di miracoli di Gigi. Ma ciò che ancora fa eco da quell’eliminazione, specialmente dopo la disfatta di Zenica (Bosnia) di qualche giorno fa, è il sonetto caressiano improvvisato in collegamento da Rio de Janeiro per Sky Sport HD.

Fabio Caressa – poche ore dopo quella disfatta – aveva avvertito il Paese intero, lo aveva fatto allarmandoci di un pericolo che sarebbe potuto incombere sul sistema calcio nei successivi dieci anni. “Er Vate“, epiteto ironico accreditatogli anni fa, ci aveva visto lungo. Anzi, a dir la verità persino fin troppo corto corto, considerando che gli anni trascorsi, al momento, sono già due in più di quanto profetizzato.

Lunedì 20 aprile verranno presentati i due programmi ufficiali per rilanciare, sperando una volta per tutte, il nostro calcio. Due piani con due visioni diametralmente opposte. Due nomi già noti al nostro sistema calcio nazionale.

I due candidati

Sono quello dell’ex presidente CONI, Giovanni Malagò, e dell’attuale presidente della LND (Lega Nazionale Dilettanti), Giancarlo Abete, i nomi al momento più papabili per prendere il posto lasciato libero da Gabriele Gravina. L’oramai ex-presidente FIGC ha infatti abdicato ufficialmente il trono lo scorso 2 aprile, aprendo le porte alla corsa per il successore.

L’assemblea elettiva si svolgerà il prossimo 22 giugno, con tutti i delegati delle quattro leghe italiane (Serie A, Serie B, Lega Pro e LND) più l’Assocalciatori e l’Assoallenatori a votare il nome ritenuto più opportuno. Responsabilità che la Lega Serie A, mossasi per prima, vorrebbe affidare proprio a Malagò.

Su venti club di massima serie, ben diciannovesi sono mostrati favorevoli all’ex numero uno CONI. Il ruolo di pecora nera è capitato, manco a dirlo, alla Lazio di Claudio Lotito, che ha giustamente criticato le modalità di scelta del candidato: infatti, al momento della decisione collettiva, Malagò non aveva ancora presentato il programma ufficiale di rifondazione.

La motivazione risiede quindi nelle modalità di tale scelta così impulsiva, oltre che prematura. Decidere il candidato ancor prima di aver comprovato il piano del candidato stesso appare una mossa in totale distacco rispetto alle richieste di pianificazione lungimirante che si sono tanto invocate in queste ultime settimane. Ma andiamo avanti.

L’altro nome che riecheggia è quello di Giancarlo Abete. Il consiglio federale è composto da tutte le Leghe italiane, ognuna delle quali ha una percentuale differente in termini di impatto sul voto finale. In particolare: il voto della Lega Serie A vale il 20%, quello della Lega Serie B il 6%, quello della Lega Pro il 12%, quello della Lega Dilettanti il 34% e infine Assocalciatori e Assoallenatori con il 20% e 10% rispettivamente.

Abete, attualmente presidente della LND, deterrebbe quindi una potenziale percentuale di sostegno molto alta, vista la centralità della Lega Dilettanti all’interno del Consiglio. Nonostante ciò, però, è importante ricordare che ogni singolo delegato di cada Lega potrà votare il candidato da loro preferito, e non per forza quello appoggiato in sede comune.

Per quanto riguarda invece la nomina di un terzo candidato, secondo quanto riportato da Gazzetta dello Sport e Sportmediaset, le possibilità rasentano lo zero. Per quanto rappresenti il desiderio di gran parte del Paese calcistico, la nomina esterna di un ex-calciatore piuttosto che di un uomo di palazzo come Malagò e Abete resta un’ipotesi remota. Le speranze per un commissariamento esterno da parte del CONI, dunque, vanificano.

Giancarlo Abete (sulla sx) e Giovanni Malagò (sulla dx)

I programmi di Abete e Malagò

Nel confronto per la presidenza della FIGC emergono due visioni diverse su come rilanciare il calcio italiano. Il giorno zero, chiamiamolo così, sarà il prossimo lunedì 20 aprile. Quello in cui verranno illustrati ufficialmente i due programmi.

Da un lato, Malagò propone un approccio fortemente orientato alla crescita economica e all’attrattività del sistema. Il suo programma punta a rendere la Serie A più competitiva anche a livello internazionale, attraverso il ritorno di strumenti fiscali come il Decreto Crescita, utili ad attirare grandi giocatori stranieri.

A questo si aggiunge l’apertura alla pubblicità delle scommesse, con l’idea di destinare una parte dei ricavi al calcio, circa l’1%, reinvestendoli soprattutto nei settori giovanili e nelle infrastrutture. L’obiettivo è costruire un sistema più ricco, moderno e capace di competere con gli altri grandi campionati europei.

Dall’altro lato, Abete propone una linea più istituzionale e improntata alla continuità. Il suo programma mette al centro la valorizzazione dei giovani italiani, con l’intento di rafforzare il legame tra i club e il talento nazionale. Centrale è anche il tema della riforma dei campionati, considerata necessaria per migliorare la sostenibilità complessiva del sistema e ridurre le criticità strutturali. Tagliare quindi il numero di club professionistici che in Italia sono ben cento, considerando la disposizione a tre gironi della Lega Pro.

Abete guarda inoltre a una collaborazione con il governo per ottenere incentivi fiscali, investimenti sugli stadi e nuove risorse, mantenendo però un approccio graduale e condiviso, in linea con il percorso già avviato negli ultimi anni. Il tutto tenendo conto di Euro 2032, tappa a dir poco fondamentale per riconsegnare visibilità al nostro sistema calcio.

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