Sabato 11 aprile dalle 9.30 alle ore 13.00, all’interno degli spazi de Il Meccanico in via San Vitale 2/B, 37129 a Veronetta, si svolgerà un laboratorio creativo gratuito a cura di Francesca Marra con al centro la scoperta dell’arte della cianotipia.

La memoria non è un archivio statico, ma un organismo in continuo movimento. È da questa visione che nasce il laboratorio dedicato all’esplorazione del rapporto tra identità e memoria, intese non come realtà fisse, ma come processi dinamici, capaci di riscriversi e generare nuovi significati nel presente. Al centro del percorso c’è la pratica del collage, utilizzata come strumento di indagine e costruzione. Frammenti di immagini, parole e tracce personali vengono raccolti, selezionati e ricomposti, dando vita a narrazioni intime e stratificate. Ogni partecipante è invitato a sviluppare un proprio linguaggio visivo, mescolando materiali eterogenei in un dialogo continuo tra passato e presente.

Il laboratorio, con il sostegno di Fondazione AGSM, si sviluppa a partire dall’idea di archivio come spazio aperto, fluido, in cui memorie individuali e collettive si intrecciano. Un luogo non di conservazione passiva, ma di scelta e trasformazione: cosa trattenere, cosa lasciare andare, cosa reinventare. Accanto al collage, un ruolo fondamentale è affidato alla cianotipia, antica tecnica fotografica che permette di lavorare con la luce in modo lento e sensibile. Attraverso questo processo, le immagini emergono come tracce ed evocazioni, mai completamente definite, esposte a dissolvenze e riapparizioni — proprio come i ricordi.

Un percorso artistico per esplorare l’identità e il concetto di ricordo

Nata nel XIX secolo, la cianotipia si distingue per il suo caratteristico blu intenso, il cosiddetto “blu di Prussia”. Il procedimento, sviluppato nel 1842 dallo scienziato inglese John Herschel, si basa sull’utilizzo di sali di ferro fotosensibili. Esposti alla luce ultravioletta e successivamente lavati con acqua, questi materiali generano immagini dai toni profondi e contrastati.

Il fascino della tecnica risiede anche nella sua dimensione poetica: oggetti quotidiani come foglie, fiori o piccoli elementi personali vengono impressi su carta trattata, creando composizioni eteree e quasi oniriche. Non a caso, la cianotipia fu utilizzata anche in ambito scientifico, come dimostra il lavoro della botanica Anna Atkins, tra le prime a impiegarla per documentare forme naturali. Oggi questa pratica conosce una nuova diffusione, grazie al rinnovato interesse per le tecniche analogiche e il lavoro manuale. Accessibile, economica e non tossica, offre un terreno fertile per la sperimentazione artistica e didattica.

«Il laboratorio si sviluppa in dialogo con la mostra in corso presso lo spazio – spiega Francesca Marra – nata dal ritrovamento di fotografie anonime e abbandonate e incentrata sulla fragilità e trasformazione della memoria. Alcuni elementi del progetto saranno condivisi con i bambini in forma accessibile, diventando spunto per immaginare nuove storie a partire da immagini senza nome. Le fotografie si trasformano così in un racconto aperto: chi sono queste persone? Da dove vengono? Cosa possiamo inventare a partire da ciò che non sappiamo?»

L’esperienza si concluderà con la realizzazione di un diario personale: un piccolo libro in cui testi, immagini e segni convivono, restituendo un percorso unico. Non un semplice contenitore di ricordi, ma un oggetto vivo, capace di testimoniare come la memoria sia, prima di tutto, un processo di continua trasformazione. L’iscrizione è obbligatoria via mail.

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