L’associazione Angeli del Bello, operante nell’ambito culturale ed ambientale, celebra i suoi primi dieci anni di attività dedicati alla tutela salvaguardia del patrimonio culturale cittadino con una pulizia sistematica delle superfici dell’Arco dei Gavi, imbrattate e danneggiate nel corso degli anni. I volontari, con la loro passione, cura e dedizione hanno compiuto un lavoro di ripulitura certosina del monumento, continuamente esposto al degrado, all’incuria e all’inciviltà.

La costruzione

L’Arco dei Gavi venne costruito nella prima metà del I secolo d.C dall’architetto Lucio Vitruvio Cerdone su commissione della potente famiglia dei Gavi e si ergeva sulla via Postumia, strada consolare tracciata per volontà del console Postumio Albino nei territori della Gallia Cisalpina, corrispondenti all’area geografica odierna solcata dal corso del fiume Po; in particolare la via fungeva da raccordo tra Genova e Aquileia, due importanti porti commerciali da cui partivano i traffici per l’Istria e la via dell’Ambra.

L’edificio è costruito in calcare ammonitico bianco estratto dalle cave della Valpolicella e della Valpantena, materiale impiegato per la costruzione di altri edifici pubblici come l’anfiteatro Arena e le facciate di Porta Leoni e Borsari. Le iscrizioni incise sulla trabeazione, elemento architettonico che comprende fregio e frontone collocate sotto alle quattro edicole che adornano i due prospetti principali dell’edificio attestano che l’arco venne costruito come monumento funerario per quattro illustri membri appartenenti alla famiglia dei Gavi, la più ricca e potente famiglia della Verona romana per almeno due secoli. Uno dei personaggi menzionati sull’arco è Gavia Massima. Nella società romana le donne non potevano partecipare attivamente alla vita pubblica però manifestavano la loro importanza lasciando donazioni alla città. Gavia lasciò un testamento con una cifra enorme per costruire un grande acquedotto urbano.

Uno dei personaggi menzionati sull’arco è Marco Gavinio Macro che ricoprì la carica di questore a Roma nel 19 d.C mentre Marco Gavio Squilla Gallicano fu console ordinario nel 127 d.C. Il monumento suscitò grande ammirazione durante il Rinascimento quando venne raffigurato da importanti artisti e architetti che si ispirarono dalla maestosità delle proporzioni. Il pittore veronese Giovanni Caroto realizzò disegni raffiguranti la pianta, il rialzato, il timpano che nella tradizione classica indica una superficie triangolare collocata entro la cornice di un frontone.

Ricostruzione e restauro

Apprezzato in età moderna da celebri architetti che ne trassero ispirazione, tra cui Andrea Palladio e Sebastiano Serlio, fu riprodotto nel 1500 per costruire l’altare Pindemonte all’interno della Basilica di Sant’Anastasia e nel 1556 divenne un modello per l’architetto veronese Michele Sammicheli (1484-1559) autore di porte urbiche ed eleganti palazzi cittadini, che lo riprodusse elegantemente in occasione di una processione celebrativa per Bona Sforza (1494-1557), già regina di Polonia e granduchessa di Lituania.

Foto di Michelangelo Piccin

Nel 1805 l’amministrazione francese che dominava a Verona decise di demolire il monumento assecondando la volontà dei cittadini veronesi che lo consideravano di intralcio alla viabilità anche se ci fu la decisione presa dal Principe Eugenio (1781-1824), vice Re del nuovo Regno d’Italia che decise di ricostruirlo contribuendo alle spese.

Le pietre dell’arco furono ospitate all’interno degli arcovoli dell’Arena. Il monumento fu ricostruito solo nel 1932 nella piazzetta di fronte a Castelvecchio utilizzando i blocchi originali rimasti. Nel corso dell’ultimo restauro dell’Arco dei Gavi, ultimato nel 2013, sono stati realizzati calchi in gesso delle epigrafi antiche ancora oggi visibili sul monumento tra cui due iscrizioni quasi identiche. L’intervento effettuato sull’Arco dei Gavi è un segnale di attenzione importante nei confronti delle nostre vestigia storiche che raccontano e tramandano la nostra storia, rendendoci cittadini attenti e consapevoli. Questi luoghi, oggetto di atti incivili, come il monumento di Piazza Isolo o recentemente il Ponte di Castelvecchio, imbrattato da diverse scritte.

© RIPRODUZIONE RISERVATA