La leadership femminile cambia narrazione
In Senato un convegno sulla leadership femminile in cui alcune imprenditrici raccontano la loro esperienza tra sogni, relazioni e risvolti economici.

In Senato un convegno sulla leadership femminile in cui alcune imprenditrici raccontano la loro esperienza tra sogni, relazioni e risvolti economici.

A Roma, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, martedì 31 marzo si è tenuto il convegno Il coraggio di cambiare narrazione. Leadership femminile, imprenditoria e il potere delle relazioni per ripensare il futuro. L’incontro, promosso dall’iniziativa del senatore Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato, è nato dall’idea di Daniela Ballarini, presidente dell’associazione culturale veronese Percorsi Coerenti. Paolo Tosato, vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, nel saluto istituzionale ha ricordato che le “quote rosa” hanno permesso a molte donne di accedere a cariche politiche. Uno strumento necessario, sebbene non sempre accolto con favore incondizionato, per una svolta nei ruoli di guida che possono influire sulla vita di tutti.
Con la moderazione di Daniela Bianchi, segretaria generale Ferpi (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana), hanno preso la parola alcune imprenditrici per raccontare la loro esperienza in azienda. Storie di responsabilità e condivisione in cui le relazioni «non sono un elemento accessorio, bensì un’infrastruttura invisibile», ha sottolineato Ballarini nella sua introduzione. «Raccontano la vita d’impresa creata da donne che ogni giorno generano valore e offrono opportunità».
L’associazione Percorsi Coerenti
Nata come community di pensiero dieci anni fa, Percorsi Coerenti diventa nel 2024 una realtà attiva del terzo settore a Verona, e mette in dialogo la cultura, le istituzioni, l’impresa e la società. «Le parole che scegliamo, le immagini che diffondiamo, i messaggi che costruiamo partecipano alla cultura in cui viviamo», ha affermato Ballarini. «Rafforzano stereotipi oppure contribuiscono a superarli. Possiamo banalizzare la dignità delle persone o proteggerla e, nel farlo, proteggiamo i loro diritti».
Da avvocata a sindaca
Sara Moretto, consigliera della provincia di Verona alle Pari Opportunità, ha portato la sua esperienza da avvocata a sindaca del comune di Buttapietra (VR), un ente locale con ventisette dipendenti, gender balance, non solo per rispetto delle quote rosa, ma per creare un ambiente armonioso e più equo. «Sperimento ogni giorno la leadership femminile, con un approccio più persuasivo e meno autoritario», ha rivelato Moretto.
«È una sfida per il futuro, per le aziende che guardano avanti, ma abbiamo ancora una percentuale bassa nel mondo, solo il 28% di donne in ruoli apicali, serve un accelerata, servono percorsi culturali coerenti».
Imprenditrice per caso

Così si definisce Alessia Panizza, CEO di KProject Srl-Kyminasi Technology. Panizza proviene da studi nel campo dell’arte e, a causa di vicissitudini familiari, si è trovata a gestire un’impresa nel 2009, con la sensazione di tradire se stessa. Dopo diciassette anni e un fatturato in crescita costante, con un’azienda selezionata tra le più solide finanziariamente e tra le più innovative, ritiene che «Non c’è artista più bravo di un imprenditore che faccia bene il suo lavoro».
E aggiunge: «Mi piace prendermi cura dei miei dipendenti, sento una responsabilità nei loro confronti e cerco di individuare le loro caratteristiche per collocarli nel ruolo più adatto». Anche l’attenzione alla dignità delle persone è un aspetto importante della sua leadership, che realizza con la condivisione degli utili a fine anno.
«Sono una leader che ha abbracciato la missione di un uomo», confessa Panizza, e Daniela Bianchi aggiunge: «Si può anche dire che la visione di un uomo trovi sostegno nella solidità e nel lavoro di una donna».
Prima collega e poi imprenditrice
Il genitivo sassone presente nel nome dell’azienda Gerard’s Cosmetic Culture ricorda il primo proprietario, Gerardo, lo zio di Renata Pelati. Dopo gli studi al DAMS di Bologna, Pelati lavora nell’impresa aprendola ai mercati esteri. La produzione si occupa di cosmetici in campo professionale ed esporta in venti paesi. Quando lo zio decide di lasciare la conduzione, Pelati si interroga: «Voglio essere un’attrice non protagonista di questo film o buttarmi?». Infine sceglie di acquistare l’azienda per garantire un futuro alle persone con cui aveva lavorato fino a quel momento.
«Ho voluto cambiare la narrazione dell’azienda, mi piaceva l’idea di portarla avanti insieme a quelli che erano stati i miei colleghi», sottolinea Pelati. «Per tanto tempo ci hanno detto che dovevamo essere o buone o potenti, che dovevamo scegliere tra famiglia e lavoro. Io ho scelto di fare l’imprenditrice e di avere una figlia. Non dobbiamo imitare le leadership esistenti e la nostra non è più debole di quella maschile, è diversa».
Per Pelati sono importanti le associazioni femminili di categoria come luoghi in cui ammettere di avere paura di non farcela, avere ambizioni senza essere giudicate e costruire la propria forza.
In palestra, in piscina o in un parco per stare bene
La storia di Laura Vantini è permeata dallo sport fin dall’infanzia e dalla giovinezza, proseguendo con gli studi all’ISEF, oggi corso universitario di Scienze Motorie. Inizia la sua attività in vari centri sportivi, anche come insegnante di tennis. Nel 2017, insieme al fratello, rileva lo Sporting Club Arbizzano e ne diventa direttrice. La svolta: ora è lei a scegliere maestri e istruttori, può creare il suo staff e un ambiente in cui tutti si sentano in famiglia. Durante il periodo di chiusura dovuto all’epidemia di Covid, mantiene gli stipendi dei dipendenti, guadagnandosi la loro riconoscenza. Nel 2025 abbraccia un nuovo progetto, la Camminata Metabolica, un’attività che si svolge all’aperto. «Sono riuscita ad avvicinare anche le persone che non frequentano i centri sportivi. Riempiamo i parchi di persone che vogliono stare bene sia fisicamente sia mentalmente». Oggi lo Sporting Club conta duemila soci e cento dipendenti, con campi da tennis, da padel e piscina. «Mi piace collaborare con le donne», conclude Vantini, «le trovo più aperte e consapevoli».
Un cambio di paradigma: l’economia generativa
Maggiore di quattro femmine, Ketti Panni diventa amministratrice delegata dell’azienda metalmeccanica di famiglia. La dirige fino a quando, con la quotazione in borsa, non si riconosce più nel tipo di gestione. «Credevo di far crescere l’azienda assumendo personale, invece i dipendenti erano sempre meno». Con Ombretta Zulian fonda Relazionésimo per occuparsi di persone e relazioni.
«Avevo un lavoro che mi piaceva, creavo bellezza e ricchezza» racconta Zulian «poi ho avvertito l’esigenza di chiedere alle persone con cui lavoravo se sentivano, anche loro, l’urgenza di costruire un “ambiente” con contenuti diversi e cambiare, insieme, a piccoli passi, lo stato delle cose».
Relazionésimo è il luogo dove tornare a sognare perché oggi molti imprenditori, secondo Panni, sono stanchi, preoccupati e aspettano soltanto il momento di lasciare il loro ruolo. Parlano di responsabilità ed etica, Panni e Zulian, e del fatto che l’economia non si nutre solo di commercio, ma anche di arte e cultura. Entrambe concordano sulla necessità di un nuovo linguaggio che contempli vista, ascolto, tatto. Un vocabolario che parli di relazioni, una narrazione non di soli numeri con un senso strettamente legato alle persone. «Abbiamo investito cinque milioni di euro nella fondazione. In questi ultimi anni abbiamo fatto mostre, expo, ideato progetti per le scuole e gli ospedali» conclude Zulian «C’è questa “macchina” che abbiamo costruito e regalato e adesso bisogna farla correre».

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