PFAS: conoscere, prevenire, proteggere
Un convegno al Polo Zanotto, sabato 28 marzo farà il punto sull'inquinamento da Pfas e presenterà proposte per il suo superamento.

Un convegno al Polo Zanotto, sabato 28 marzo farà il punto sull'inquinamento da Pfas e presenterà proposte per il suo superamento.

Dopo il disastro Eternit, la vicenda Miteni PFAS potrebbe rappresentare un altro grande disastro ambientale degli ultimi anni: l’avvelenamento delle acque con effetti sulla salute umana e pesanti ricadute sociali ed economiche. Sono coinvolti i territori legati all’area di Trissino, in provincia di Vicenza, sede della Miteni, e quelli delle vicine province di Verona e Padova, oltre a Alessandria, nella località di Spinetta Marengo, sede di Solvay, una fabbrica gemella.
Sulla base delle segnalazioni di numerosi cittadini preoccupati, nel gennaio 2011 è stata effettuata la prima valutazione del rischio ambientale e sanitario associato alla contaminazione da PFAS nel bacino del Po e nei principali bacini fluviali italiani, condotta dal CNR.
La preoccupazione è stata confermata l’anno successivo da alcuni ricercatori statunitensi che hanno associato l’esposizione delle persone ai PFAS con ipercolesterolemia, ipertensione in gravidanza e preeclampsia, malattie della tiroide, colite ulcerosa, tumore al rene e tumore al testicolo.
Da allora sono successe molte cose, ma non si è ancora arrivati a una soluzione.
Il primo piano di monitoraggio della salute della popolazione interessata dall’inquinamento risale a dicembre 2016, con la suddivisione del territorio maggiormente contaminato in zone rosse, arancioni, gialle e verdi, e gli screening della popolazione delle ULSS 8 Berica e ULSS 9 Scaligera.
Nel novembre 2018, Miteni, fondata nel 1964 e responsabile dell’inquinamento, fallisce in Italia lasciando il sito contaminato e si trasferisce in India.

Solo nell’ottobre 2020 i cittadini organizzati nei comitati Mamme No PFAS e Stop Solvay, con un presidio davanti al Ministero dell’Ambiente, ottengono di far sentire la loro voce e di sedere al tavolo tecnico del Ministero. Contemporaneamente inizia, tra difficoltà procedurali, il processo Miteni. Dopo quindici anni dal primo studio sul tema, arriva da Bruxelles una stretta sugli inquinanti eterni: dal 12 gennaio scorso ogni Paese membro UE deve monitorare il livello di PFAS nelle acque potabili per garantire il rispetto dei nuovi limiti contenuti nella direttiva Drinking Water (art. 25 Direttiva UE del 2020).
L’Europa riconosce che il problema persiste ed è diffuso in tutto il continente. La situazione sembra arricchirsi di nuovi elementi che non sono ancora rassicuranti. Per questo motivo, secondo i comitati dei cittadini, è necessario “fare il punto sui PFAS“.
“PFAS: conoscere, prevenire, proteggere” è il titolo del convegno promosso allo scopo dalle associazioni Il Mondo di Irene, Mamme No Pfas, Rete Zero PFAS Veneto in collaborazione con ISDE (associazione Medici per l’Ambiente) che si svolgerà sabato 28 marzo , alle 9.30 presso il Polo Zanotto dell’Università di Verona.
L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio della Provincia di Verona, del Comune di Verona, dei dipartimenti Culture/Civiltà e Scienze Giuridiche dell’Università di Verona e del Gruppo Radici dei Diritti.

I relatori dell’incontro, medici ed esperti, analizzeranno l’impatto dei PFAS sull’ambiente e sulla salute delle persone, valuteranno le ricadute sociali dell’esposizione a tali inquinanti e affronteranno il problema del monitoraggio dell’inquinamento nel territorio e nel sangue delle persone.
Il convegno presenterà anche i risultati di una campagna di sensibilizzazione realizzata dall’associazione Il Mondo di Irene, che ha portato 97 comuni della provincia di Verona ad approvare una mozione per una legge nazionale che vieti definitivamente i PFAS. Sul tema, Claudia Marcolungo, docente di Scienze e Tecnologie per il Territorio dell’Università di Padova, illustrerà lo “stato dell’arte delle iniziative legislative popolari”.
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