È un loop infinito quello in cui è rimasta ingarbugliata la Virtus Verona: non vince, non domina, non controlla e reagisce a stenti. Nell’anticipo di venerdì sera contro i bergamaschi dell’Albinoleffe, il copione è risultato lo stesso di sempre. Due goal subiti dopo i primi nove di gioco, una timida ed inconcludente reazione, poi la rete del 1-3 a decapitare anche la più tenue delle speranze.

La distanza dalla Pergolettese ammonta ancora ad undici punti, tre in più rispetto agli otto di massima per accedere ai Play-Out. Il futuro è sempre più opaco. Il presente sempre più stagnante.

Triestina, Pergolettese e Ospitaletto

“Campionato finisce quando ultima partita è conclusa” direbbe, guardando con grande propositività la stagione virtussina, il vecchio Vujadin Boškov.

Detto ciò, la Virtus non vince in stagione dal 13 Dicembre contro l’Alcione. Nel girone di ritorno ha racimolato in totale quattro punti in quattro distinti pareggi. La vittoria interna al Gavagnin non arriva dalla gara contro il Vicenza della scorsa stagione. Basterebbe questo per confutare anche la più cinica delle retoriche Boškoviane, abbandonandosi ad un inesorabile retrocessione.

Il calcio però è uno sport meravigliosamente imprevedibile. E il trittico che spetta ai rossoblù nelle prossime settimane sarà l’ultima vera occasione per agguantare il play-out (anche perché giornate rimaste sono solo cinque). Giudicando le statistiche citate poco fa, sostenere che il calendario sorrida alla Virtus sarebbe scellerato. Al massimo si può dire che le rivolge un ghigno di simpatia.

Calendario che infatti cita, in ordine: una Triestina ultima e già retrocessa in trasferta, scontro diretto contro la Pergolettese 17esima, ancora in trasferta, e infine Ospitaletto 16esimo in casa. Se la scorsa settimana, in ricordo della scomparsa di mamma Fiorina, scrivevo di una stagione “dannatamente sciagurata” per la Virtus, uno spiraglio di luce sembra ora accarezzare il campo di Via Montorio 112.

Il problema sta nel seguente quesito: i ragazzi ci credono ancora?

L’impressione, infatti, non è quella di una squadra capace di controllare la gara a seconda dei momenti, bensì di una formazione totalmente subordinata agli sbalzi avversari. Sia quando la Virtus difende, sia quando invece attacca.

I pochi abbagli rossoblù sembrano infatti essere inesorabilmente frutto di un abbassamento del ritmo avversario, che poi, non appena rinsaviti e affacciatisi sulla trequarti virtussina, colpiscono e affondano. Il tutto con una facilità disarmante.

@ph.nicolaguerra / VV

Le parole di mister Chiecchi

«Io vedo i ragazzi che si allenano in settimana in maniera positiva. Quindi io sono positivo.»

L’approccio iniziale al match di una formazione che deve salvarsi con le unghie e con i denti, però, non può essere sempre così poco convincente.

Nel solo girone di ritorno, infatti, la Virtus ha subito per sette volte goal nei primi dodici del primo tempo. Sei di questi sono valsi il vantaggio avversario, il settimo è stato il raddoppio dell’Albinoleffe nell’ultima sfida di campionato. In sostanza, la formazione di Chiecchi si ritrova sempre a dover rincorrere, riversandosi in avanti e sbilanciando il reparto difensivo.

Senza contare che, subendo una rete a sfavore poco dopo il fischio d’inizio, crolla inevitabilmente l’intero piano gara preparato durante la settimana. Il tutto a discapito dell’impegno posto dal gruppo squadra per preparare gli impegni del weekend.

Contro l’Albinoleffe, infatti «La partita l’avevamo preparata bene. Queste disattenzioni ci hanno tagliato un po’ le gambe. […] Volevamo andarli a prendere alti e cercando di dare grinta, forza e tenerli vivi. […] Poi sono stati due episodi un po’ particolari [i due goal].»

La verità è che non ci sono più alibi né margini di errore: le ultime tre sfide contro Pergolettese, Ostiatese e Triestina rappresentano molto più di un semplice finale di stagione. Sono il punto in cui la Virtus è chiamata a dimostrare chi è davvero, misurandosi finalmente con avversari che rispecchiano il suo livello reale, quello visto nel corso dell’anno.

In novanta minuti – e poi ancora, e ancora – si giocheranno la faccia, la categoria e il senso stesso di una stagione fin qui troppo altalenante per essere accettata senza una reazione. Ma questa reazione non può essere solo tecnica o episodica: deve nascere da una volontà condivisa, da una bolla compatta in cui giocatori, allenatore e società parlino la stessa lingua e remino nella stessa direzione.

Perché alla fine, più di ogni schema o scelta tattica, sarà l’atteggiamento a fare la differenza. L’approccio iniziale, la fame nei primi minuti, la capacità di far capire subito all’avversario che questa volta la Virtus c’è davvero. È lì che si costruirà o si perderà tutto.

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