Terracotta: “Fare cose semplici restando semplici”


Passeggiando lungo Via Gaetano Trezza, nel cuore del quartiere Veronetta, soprattutto nelle ore mattutine fino all’ora di pranzo, non è raro vedere persone entrare e uscire da una piccola bottega. Basta affacciarsi per comprendere il motivo: biscotti, brioche, polpette, riso e piatti misti di verdure, tutti esposti con cura, rappresentano l’identità di Terracotta. La storia di Federica Bolognese e Tommaso Boscaini nasce quasi per caso, guidata dalla passione ma soprattutto frutto di un impegno costante e di una raffinata capacità di interpretare i gusti e le esigenze del quartiere. È un racconto di amore per il territorio, di fedeltà alle proprie radici e di un cambiamento di prospettiva rispetto a una vita un tempo molto diversa. Ne abbiamo parlato con Federica.
La prima cosa che le chiedo è come siete partiti. Prima facevate entrambi lavori completamente diversi.
«Sì, io ero educatrice. Mentre Tommaso lavorava in azienda. Dopo essere andata in maternità ho scelto di licenziarmi perché lavoravo soprattutto al pomeriggio e, avendo avuto la bambina, non avrei praticamente potuto vederla. Nel frattempo cucinare ci è sempre piaciuto a entrambi. Un giorno sono passata davanti a quello che adesso è il negozio di Terracotta. Chiedendo a Maria Antonietta Bergamasco – presidente dell’associazione D-Hub che ha la sede affianco a Terracotta – ho scoperto che il locale era usato solamente come magazzino.

Allora abbiamo visto lo spazio e ho pensato che si potesse sistemare e rendere più carino. Maria Antonietta ci ha detto che, se volevamo, potevamo provarci. Così abbiamo sistemato questa piccola gastronomia. È un posto molto piccolo, ma ci è piaciuto subito.»
Da quanti anni siete aperti?
«Quest’anno, a ottobre, facciamo dieci anni. Poi lo spazio è piccolo e la nostra dimensione ci piace così.»
Ci sono sempre clienti all’interno della gastronomia, come se fosse un punto di riferimento per il quartiere.
«Sì, come vedi anche ora che siamo fuori orario c’erano due persone. Abbiamo però molti clienti abituali e, visto che c’è l’università qui vicino, vengono anche tanti studenti. Ci sono anche signore anziane che abitano qui vicino: magari non fanno la spesa grande, ma passano per prendere una zuppa o qualcosa di pronto. Spesso sono persone sole, quindi passano anche per fare due chiacchiere. Poi c’è chi si ferma per la pausa pranzo, insomma il via-vai di persone è molto vario.»
Siete un po’ fuori da quella che è la zona un po’ più problematica di Veronetta.
«Sì, infatti noi non abbiamo mai sentito particolari problemi. Via Gaetano Trezza è sempre stato un posto di passaggio, perciò per quanto riguarda il disagio relativo ai vari cantieri noi non lo abbiamo mai percepito, anche a livello di frequentazione è cambiato poco e nulla.»
La vostra cucina prevede piatti prevalentemente vegetariani e vegani. Anche i vostri ingredienti sono figli di una produzione sostenibile?

«Sì, vegetariani e vegani. Cerchiamo di prendere tutto da realtà locali. La farina arriva un po’ dai Molini Veronesi e un po’ da altre aziende. Poi lavoriamo anche con Laura Tinazzi, che è un’altra piccola azienda. La verdura la prendiamo a Zevio.
Fino a qualche anno fa andavamo noi a prenderla, adesso invece ce la portano loro. Quest’anno abbiamo anche le uova di Velo Veronese, che arrivano ogni settimana.»
Le vendete anche fresche?
«Tantissimo! Il problema è che le prendiamo da una piccola azienda e facciamo fatica a stare dietro alla richiesta.»
Quando avete iniziato, dieci anni fa, il fatto di essere una gastronomia vegetariana creava diffidenza?
«Un po’ di diffidenza c’è sempre, ma in realtà non abbiamo avuto grossi problemi. Molti abitanti del quartiere ci vedevano passare ogni giorno e magari entravano una volta, poi tornavano. Noi abbiamo cercato di fare un menu semplice, con piatti che la gente conosce già. Non facciamo cose strane: sono piatti normali, solo senza carne. Tantissimi clienti, dopo anni che vengono, ci chiedono ancora: “Ah, ma voi non fate la carne?”. Magari non ci fanno neanche caso.»
Fate anche dolci?
«Sì, facciamo colazione e anche dolci, brioche. Insomma cerchiamo di soddisfare un po’ tutte le bocche!»

I titolari di Gran Bottega ci dicevano in un’intervista che oggi l’idea della bottega tradizionale non è più sostenibile da sola e che non basta aspettare che arrivino i clienti: fanno eventi e altre attività. Voi cosa ne pensate?
«Per ora, per fortuna, noi riusciamo a stare in piedi anche senza fare troppe cose extra. Forse perché loro sono più recenti di noi. All’inizio anche noi abbiamo fatto alcune iniziative e collaborazioni, ma dopo qualche anno abbiamo deciso di concentrarci solo sul negozio.»
Come mai?
«Perché siamo molto piccoli. Gestire sia il negozio sia eventi esterni diventerebbe troppo impegnativo. Così invece riusciamo a mantenere una dimensione che ci piace e che riusciamo a gestire. Fare cose semplici restando semplici.»
© RIPRODUZIONE RISERVATA
