“Cosa vede la giraffa e altre storie”, un libro per guardare da un’altra prospettiva il mondo
Riccardo Poli e Beppe Salmetti presentano domani pomeriggio alla Libre! la loro ultima opera letteraria, scritta a quattro mani.

Riccardo Poli e Beppe Salmetti presentano domani pomeriggio alla Libre! la loro ultima opera letteraria, scritta a quattro mani.

Sabato 21 marzo alle ore 18.00 negli spazi della libreria Libre! in via Interrato dell’Acqua Morta 38, gli autori Riccardo Poli e Beppe Salmetti – una settimana fa protagonista al Festival del Giornalismo di Verona, con Giampaolo Musumeci, nello spettacolo portato alla Fucina Culturale Machiavelli “Buonanotte e buona fortuna!” – presenteranno il loro ultimo libro, Cosa vede la giraffa e altre storie. Una raccolta di quindici racconti che invitano i lettori a osservare la realtà seguendo una prospettiva diversa dal solito per parlare di temi profondamente contemporanei che passano dalla mancanza di tempo, all’importanza del linguaggio fino al nostro rapporto con la morte. Ne abbiamo parlato con Riccardo Poli per approfondire l’origine del progetto, il significato del titolo e il ruolo del linguaggio nella società di oggi.
Riccardo, innanzitutto da dove nasce il titolo “Cosa vede la giraffa e altre storie”?
«Il titolo nasce dal fatto che abbiamo voluto realizzare una raccolta di racconti rivolta a un pubblico adulto, ma non solo, con l’idea di cambiare prospettiva nel vedere le cose. Ci siamo chiesti quale essere vivente abbia una prospettiva diversa sulla realtà: la risposta è la giraffa, che dall’alto vede tutto in modo differente. Da qui nasce l’idea: affrontare temi contemporanei che stanno a cuore a me e a Beppe Salmetti, l’altro autore del libro, ma da un punto di vista “rialzato”, diverso. Parliamo di identità, libertà, identità di genere, morte… temi che trattiamo anche nella nostra produzione radiofonica con il programma Off Topic su Radio 24.
La giraffa è protagonista solo di uno dei quindici racconti, ma tutti partono da uno stereotipo e lo trasformano in qualcosa di surreale: un punto esclamativo che parla, lo zero che racconta la sua storia, il tempo che diventa fisico. Sono storie paradossali e oniriche che invitano a riflettere, soprattutto su questioni legate alla nostra generazione millennial.»

Parlando di contemporaneità e linguaggio: oggi siamo molto attenti all’uso delle parole. Secondo te stiamo andando verso una direzione positiva o si sta esagerando?
«Io credo che l’eccesso di consapevolezza non sia mai un eccesso. Quando capiamo che una parola può ferire, è giusto rifletterci. Questo non significa limitare la libertà: tutte le parole possono essere usate, ma dipende dal contesto. I comici, per esempio esempio, devono avere più libertà rispetto ai politici. Chi usa le parole deve però accettarne le conseguenze. Sui social si parla davanti a tante persone, anche sconosciute: è normale che qualcuno possa offendersi e rispondere. Quindi sì alla libertà di parola, ma con responsabilità: bisogna essere pronti anche a ricevere critiche e, se serve, a rivedere ciò che si è detto.»
La prefazione è scritta da Vera Gheno, anche lei protagonista al FdG26. Come nasce questa collaborazione?
«Vera è stata più volte ospite nel nostro programma su Radio 24, perché il tema del linguaggio è centrale anche nel libro. Abbiamo anche un racconto intitolato “Non esistono domande stupide”, che è un po’ un mio mantra. Spesso le persone non fanno domande per paura di sembrare stupide, ma in realtà sono dubbi condivisi da molti. Con Vera è nata un’amicizia e abbiamo pensato che sarebbe stato molto bello avere una sua prefazione.

Ha presentato il libro a Firenze e si è affezionata ai racconti. Quando ho letto la sua prefazione mi sono emozionato: per me è sempre stata un punto di riferimento, la studiavo all’università. Avere le sue parole in apertura del libro è stato davvero importante.»
Che tono ha il libro?
«È leggero. Mi piace definirlo “favole per adulti”, anche se questa espressione a volte spiazza. In realtà esiste una grande tradizione italiana di favole per adulti, da Italo Calvino a Gianni Rodari. Noi usiamo la leggerezza per raccontare temi complessi della contemporaneità. Un’altra caratteristica è che queste storie non hanno una morale: non dicono cosa è giusto o sbagliato, ma pongono domande. Volano con leggerezza sopra i temi che ci riguardano, ma non ti danno una soluzione. E secondo me è più importante questo.»
Ti è mai capitato di vedere qualcosa da una prospettiva completamente diversa, come la giraffa del titolo?
«Bella domanda. Questa è molto personale: per 12 anni sono stato autore de La Zanzara, quindi ho visto il programma “da dietro le quinte” perciò dalla regia, non dalla radio come gli ascoltatori. È una prospettiva completamente diversa, che all’inizio affascina ma può anche ingannare, perché il pubblico percepisce qualcosa di molto diverso da chi lavora all’interno. L’altra giraffa che invece potrebbe riguardare tutti è quando i tuoi genitori diventano anziani e il collo si allunga un po’ e ti rendi conto che non sei più il figlio, o meglio sei sempre il figlio biologicamente, ma diventi un pochino il loro bastone. Questo è un cambio di prospettiva secondo me molto bello che accade con l’età.»
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