Parliamo dello sport del momento, in rapida ascesa, trasversale al punto da coinvolgere gente di ogni estrazione, sesso, età e livello di scolarizzazione: il “pattinaggio sul diritto”.

Chiunque, in ogni dove, dal massaio di Voghera all’elettrauta di Petralia Sottana, in questi giorni ha voluto lanciarsi in iperboliche schettinate sui campi del diritto pubblico, pronti a dare la vita (digitale) per difendere la costituzione, pur avendone sentito parlare unicamente sui social network, quando qualcuno cita l’Art 11 (ma solo il primo comma, dato che il secondo non è di moda).

E ci sta, diamine, ci mancherebbe altro, del resto Zuckerberg ha un panfilo più lungo del ponte sullo Stretto grazie proprio alla patologica tendenza dell’umano generico medio a parlare il più possibile di ciò che meno conosce. Ma quando si entra sulla pista del diritto internazionale, dove il ghiaccio diventa scivoloso al punto da sfuggire al grip di ogni pattino, il suddetto umano generico medio dà il meglio di sé, con scivoloni da guinness dei primati (nel senso di scimmie).

Urgono, quindi, alcune precisazioni alla Burioni maniera, da parte di chi ha dedicato la vita al diritto a favore di chi ha dedicato la sua ad altro, ma non rinuncia a utilizzare il sommo sapere per difendere ogni bandiera che vede sfilare in corteo, rossa, nera o multicolor.

Il diritto interno (nazionale) è verticale, quello internazionale è orizzontale. Suona roboante ma non è difficile da capire: nel primo un Ente sovraordinato (lo Stato) è sopra i cittadini, impone le leggi a chiunque calpesti il suo suolo e le fa rispettare. Nel secondo non esiste sovra ordinazione, dato che gli Stati tra loro sono tutti formalmente uguali, quindi le norme nascono da accordi (trattati) tra pari, o da consuetudini.

La conseguenza più immediata di tale impostazione è che se uno Stato trasgredisce una norma alla quale aveva spontaneamente deciso di aderire, non gli puoi mandare i Carabinieri, come fai in Italia. Questa cosa genera disorientamento. Norme senza sanzione? Non posso chiamare il 112? Quindi cosa scateno contro Trump, Putin, Arafat, Tito? Chiamo Batman?

Le sanzioni in realtà esistono, e sono previste dai trattati medesimi. Si tratta di contromisure politiche, economiche o diplomatiche. Hanno il loro peso, senza dubbio, ma la gente vuole l’ergastolo sempre e comunque, quindi non trova soddisfazione. Molto spesso, allora, un po’ per vedere di nascosto l’effetto che fa, si invoca la scappatoia della Corte internazionale di Giustizia dell’Aia! O della Corte di Giustizia Europea! Ma la brutta notizia è che tali entità mitologiche, etere e nebulose, discendono a loro volta da trattati tra pari, e possono essere invocate solo in determinati casi.

Bignami: la CIG è organo dell’ONU e dirime controversie tra stati che fanno per l’appunto parte delle Nazioni Unite (sia USA che Iran, ad esempio). Non può condannare alla pena di morte uno Stato, pensa un po’. La CGUE, con sede a Lussemburgo, è una sorta di amministratore condominiale degli Stati dell’UE, e non c’entra un tubo con Gheddafi, Khomeini e Trump. La CPI (Corte Penale Internazionale), invece, giudica individui, non stati, sui crimini di guerra. Ma, guarda un po’ i casi della vita, né gli USA, né la Russia, né la Cina, né Israele hanno mai ratificato lo “Statuto di Roma” che l’ha istituita, quindi la Corte stessa non ha giurisdizione per loro. Robe da matti!

Passaggio obbligato sulle Convenzioni di Ginevra, che creano un cortocircuito spazio temporale degno della DeLorean di Marty McFly. Si tratta dell’unica normativa internazionale ratificata da tutti gli Stati sovrani. Sono quattro convenzioni (“google it!” per dettagli) e due protocolli aggiuntivi, che si occupano del trattamento di feriti e prigionieri militari e civili, e impongono limiti all’utilizzo di tattiche militari non strettamente necessarie a raggiungere l’obiettivo bellico. Ecco il tilt: tutti invochiamo il diritto internazionale che secondo noi vieta la guerra, quando l’unica normativa di tal genere applicabile a tutti gli Stati è proprio quella che ne disciplina in qualche modo le estrinsecazioni sul campo.

Ma come è possibile? La spieghiamo facile: il fatto che in Italia esista il 575 del codice penale (omicidio), non significa che non sia vietato uccidere; l’articolo spiega come reagisce lo Stato sovrano se tu uccidi. In buona sostanza, la comunità internazionale sa bene che le norme pattizie non fermeranno mai i giochi di potere che caratterizzano l’essere umano da quando si ha memoria, quindi si è coesa per limitarne gli abusi, per quanto possibile. Chi giudica gli abusi? La suddetta CPI, per gli Stati aderenti, ogni tribunale nazionale per gli altri.

I pattinatori da tastiera, dunque, sono invitati a smettere di invocare l’UE per le questioni legate alle attività belliche o simili, o sparare mitragliate di art. 11 Cost. a ogni colpo di schioppo che qualcuno tira dall’altra parte del mondo. La sicurezza nazionale è competenza esclusiva, non delegabile, di ogni Stato Membro (vedi Trattato di Lisbona), e le scelte politiche necessitano sempre e comunque di ratifica parlamentare.

L’Unione Europea prevede delle forme di cooperazione, e anche potenziale invio di militari per missioni umanitarie, consulenze, disarmi e prevenzione conflitti, ma occorre l’unanimità in seno al Consiglio, altrimenti scivoliamo nella “cooperazione”, nei club dei “volenterosi” eccetera. Certo è, che l’UE per definizione non può imporre politiche militari agli Stati Membri, né impedire loro di adempiere o trasgredire ad altri trattati, come ad esempio quello della NATO.

Quindi, alla fine, questo scivoloso diritto internazionale, orizzontale più della Padana Pianura, a che serve? Troppi lo vedono come una sorta di “legge universale” calata dall’alto, da invocare quando indignati, al pari della Costituzione, per difendere gli umili e gli oppressi. Nel concreto, invece, è più simile a un club esclusivo: se non firmi il regolamento, non sei vincolato alle decisioni del board, ma non puoi nemmeno goderne i vantaggi che hanno i soci.

Può apparire uno strumento non troppo efficace per imparare a pattinare, siamo d’accordo, ma offre comunque vantaggi tangibili, perché di fatto regola tutto ciò che non ci indigna: dai voli aerei, ai pacchi che provengono dall’estero, fino alla navigazione su Internet, che dà a tutti noi la possibilità di mettere in vetrina la nostra inettitudine.

Se il diritto internazionale non funzionasse, come molti sostengono, il mondo si fermerebbe domani mattina. 

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