Nella Penisola Arabica e nell’Iran si concentrano una delle più vaste riserve di petrolio  e la più imponente, sofisticata, diversificata industria petrolifera del mondo. I Paesi petroliferi Iran, Iraq, Kuwait, Qatar e Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (EAU) si affacciano tutti sul Golfo Persico e, per loro, la via marittima  è praticamente l’unica rotta commerciale praticabile.

Le navi cariche di prodotti petroliferi, prima di arrivare al Mare Arabico e avventurarsi poi negli oceani, devono però obbligatoriamente attraversare lo Stretto di Hormuz, un restringimento geografico che separa l’Iran dalla penisola di Musandam. La parte navigabile dello stretto è larga solo 39 km ed è in acque territoriali dell’Oman. Hormuz è perciò una valvola naturale che può essere facilmente utilizzata per regolare il flusso di energia verso il resto del mondo.

Stretto di Hormuz. fra le sponde di Iran e Oman

La natura globale dei mercati petroliferi fa sì che qualsiasi shock logistico nel Golfo Persico abbia effetti immediati sui mercati energetici globali, si trasmetta rapidamente ai prezzi internazionali e arrivi persino  a compromettere la sicurezza energetica dei Paesi più dipendenti dai combustibili fossili.

Esattamente quello che sta accadendo in questo periodo dopo l’aggressione Israelo-americana all’Iran. Qual è la dimensione dell’impatto che questo conflitto potrebbe avere nel mondo?

Petrolio e prodotti petroliferi

Secondo la IEA (Agenzia internazionale dell’energia), attraverso lo stretto transitano circa 15 mbd (milioni di barili al giorno) di petrolio e 5 mbd di prodotti petroliferi, benzine, diesel e, molto importante, il jet fuel per gli aerei pari a circa il 25% del commercio globale.

Come mostrano le illustrazioni della IEA, la prima relativa al greggio e la seconda ai prodotti petroliferi, la maggior parte di questi flussi è destinata ai mercati asiatici: circa l’84% del petrolio che attraversa Hormuz è diretto infatti verso l’Asia, con Cina, India, Giappone e Corea del Sud tra i principali importatori.

IEA Export di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz 2025
IEA Export di prodotti petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz 2025

L’esposizione diretta dell’Europa è più limitata, ma non trascurabile. circa 1,1 milioni di barili al giorno, pari a poco più del 5% dei flussi petroliferi totali che attraversano Hormuz.

Gas Naturale liquefatto GNL

Il metano dall’area del golfo viene liquefatto a bassissima temperatura GNL (Gas Naturale liquefatto) per essere trasportato con apposite navi metaniere. Il ruolo di Hormuz è altrettanto cruciale, perché il volume totale di GNL in transito nello Stretto nel 2025 era di poco superiore a 120 miliardi di metri cubi pari a quasi il 20% del commercio globale. Il Qatar,  principale produttore dell’area, è anche il secondo esportatore mondiale di GNL.

Nel 2025, quasi il 90% dei volumi totali esportati era destinato al mercato asiatico, mentre la quota dell’Europa è stata di poco superiore al 10%.

Da notare che attraverso Hormuz l’ Italia  ha ricevuto l’11% del suo fabbisogno di gas.

Fertilizzanti

Dallo stretto di Hormuz non solo transita circa un quinto delle esportazioni globali di petrolio e gas ma anche milioni di tonnellate di fertilizzanti azotati.

L’industria petrolchimica del golfo combina l’azoto presente nell’aria con l’idrogeno ottenuto dal gas naturale per sintetizzare ammoniaca, materia prima essenziale per produrre l’urea, il concime chimico più diffuso al mondo.

Robobank. Paesi con surplus (verde) o deficit (rosso) di urea

Secondo un’analisi di Rabobank, il  45% dell’urea globale viene prodotto prevalentemente in Qatar, Iran, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Barein e Oman e transita per lo stretto di Hormuz. Brasile e India, strutturalmente deficitari nella produzione di urea, sono i paesi più vulnerabili.

Oltre a ciò, lo stretto è responsabile di flussi commerciali significativi di fosfati e zolfo: fino al 25% delle esportazioni globali di ammoniaca e circa il 30% delle esportazioni globali di zolfo.

Siccome circa la metà della produzione alimentare mondiale dipende dai fertilizzanti, e senza di essi le rese agricole crollerebbero in modo significativo, il blocco dello stretto di Hormuz metterebbe a rischio anche la sicurezza alimentare globale.

Transizione Energetica

Appare chiaro che il nostro benessere, costruito prevalentemente sull’uso energetico dei combustibili fossili e sullo sviluppo dell’industria petrolchimica (vedi plastiche e fertilizzanti) sia molto fragile, inquinante, facilmente vittima di ricatti geopolitici. Riprogettare il nostro benessere, utilizzando fonti rinnovabili di energia, parrebbe l’unica via per un modo di vivere sostenibile. Occorrerebbe attuare una Transizione Energetica.

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