Le operazioni di guerra preventiva che Stati Uniti e Israele stanno conducendo congiuntamente risultano, per noi europei, sempre più scomode e imbarazzanti. Abbiamo assistito increduli al rapimento di un capo di Stato estero, Maduro in Venezuela, e recentemente all’uccisione di Khamenei e di altri alti funzionari iraniani, seguita da bombardamenti volti a mettere in ginocchio un Paese sovrano.

Trump è diventato presidente grazie ai voti di una classe operaia e impiegatizia impoverita, promettendo di rilanciare l’economia riportando la manifattura di base negli USA e assicurando, in politica estera, di non impegnarsi in nuovi conflitti. Tuttavia, finora i fatti dicono altro: le sue azioni scomposte sui dazi non stanno dando i risultati sperati; per il conflitto in Ucraina non ha ottenuto nemmeno una breve tregua, mentre gli interventi armati in Venezuela e Iran si configurano come veri atti di guerra.

L’egemonia necessita il controllo geopolitico del mondo

D’altronde, gli Stati Uniti sono una potenza egemone che, per mantenere tale ruolo, non può distogliere lo sguardo dal controllo politico, economico e militare del mondo. Gli USA vogliono esportare la democrazia? Certamente no, è un dato acquisito da tempo. Laddove sono intervenuti militarmente — Afghanistan, Siria, Iraq, Libia — hanno lasciato macerie, insieme a bande armate e milizie peggiori delle precedenti. Trump, del resto, manifesta insofferenza verso le democrazie, a cominciare da quella interna al proprio Paese, alla quale cerca in ogni modo di sottrarsi.

L’Impero romano rispettava le usanze e le religioni dei popoli conquistati purché, dopo essere stati depredati, continuassero a pagare i tributi. Analogamente oggi, per Trump, non importa quale regime governi in Venezuela o in Iran, purché l’economia di questi Paesi diventi funzionale al sistema occidentale. Anzi, paradossalmente, un sistema corrotto e cruento è preferibile, poiché la democrazia è tollerata con sofferenza dal liberismo economico.

Venezuela e Cuba giardino di casa degli USA

Il Venezuela di Chávez e poi di Maduro aveva la colpa di essersi sottratto alla egemonia americana, riuscendo a sopravvivere nonostante l’embargo grazie agli scambi commerciali con la Russia e la vendita di petrolio alla Cina. Ora, dopo la cattura di Maduro, le imprese estrattive americane torneranno nel Paese, estromettendo Pechino. Gli USA hanno intrapreso un’operazione analoga con l’Iran, sebbene in questo caso l’impresa sia molto più complicata, onerosa e dall’esito incerto.

In seguito toccherà a Cuba che, priva di petrolio e impoverita da decenni di embargo, rischia di essere conquistata e trasformata nella “nuova Florida”. Allo stesso modo Gaza, già rasa al suolo, ed estromessi i palestinesi, sembra destinata a diventare, secondo le ambizioni di Trump, la nuova “costiera d’oro” del Mediterraneo orientale.

La guerra ucraina un capolavoro tattico degli USA

Con la guerra in Ucraina, gli USA hanno realizzato un capolavoro tattico: hanno logorato la Russia in un conflitto a bassa-media intensità, scaricandone i costi sugli ingenui partner europei, il tutto a prezzo del sangue ucraino e guadagnando sulla vendita di armamenti. Grazie a questa operazione, gli USA hanno potuto agire con disinvoltura in Venezuela e poi, con Israele, in Iran, certi che Russia e Cina non sarebbero intervenute. Strategicamente il vero obiettivo è però isolare la Cina, che già è stata privata in poche settimane di due importanti canali di approvvigionamento petrolifero. Pechino non resterà a guardare a lungo: questo attrito crescente non potrà che sfociare in un conflitto aperto dalle conseguenze disastrose.

Quanto ancora l’Italia e l’Europa potranno tollerare la violenza e l’arroganza con cui USA e Israele calpestano il diritto internazionale? L’Europa, di fatto, non esiste, mentre Germania, Francia, Regno Unito e Italia si muovono in modo scoordinato. Solo la Spagna, coraggiosamente, tiene la testa alta nei confronti di Trump, rifiutando la concessione delle basi e contestandone il merito delle azioni.

L’Europa deve dire no alla politica bellicista

Sebbene per alcuni il fine giustifichi i mezzi, ed una sanguinaria dittatura in meno possa essere una buona notizia, quanto sta succedendo è una scorciatoia intollerabile. USA e Israele stanno agendo unilateralmente, senza mandato ONU, per pure ragioni di dominio geopolitico predatorio. L’Europa deve prendere le distanze da USA e Israele, e non perché oggi c’è Trump alla Casa Bianca, così aggressivo e maleducato, ma perché questa politica bellicista, peraltro immutata, sia con amministrazioni repubblicane che democratiche, deve essere finalmente rifiutata.

Abbiamo il dovere morale di aiutare i popoli oppressi a conquistare libertà e democrazia, ma non con le bombe. Il Muro di Berlino e l’Unione Sovietica sono crollati senza sparare un colpo, non per merito della NATO, ma per una sorta di “contaminazione” oltre confine dei valori di libertà e democrazia. L’Europa deve trovare una propria autonomia politica ed autorevolezza, svolgendo un ruolo di mediazione e difesa del diritto internazionale, promuovendo un dialogo multilaterale. Ma non può farlo continuando a “reggere la coda” alla prepotenza statunitense.

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