Il colore come visione: tra Chagall e Rothko il dialogo pittorico di Caser e Cecco
Dal 17 marzo al 9 aprile in Sala Birolli (ex Macello) una mostra d'arte che propone il colore come "materia narrativa".

Dal 17 marzo al 9 aprile in Sala Birolli (ex Macello) una mostra d'arte che propone il colore come "materia narrativa".

Domenica 15 marzo 2026, alle ore 18, alla Sala Birolli (Quartiere Filippini, Via Macello 17) inaugura la mostra “Anna Caser, Adriano Cecco: visioni trasognate”, progetto espositivo curato da Gaia Guarienti e Federico Martinelli e promosso dall’Associazione Culturale Quinta Parete in collaborazione con la 1ª Circoscrizione del Comune di Verona – Centro Storico.
La mostra, visitabile dal 17 marzo al 9 aprile con ingresso libero, riunisce oltre sessanta opere e propone un confronto tra due artisti di generazioni differenti ma uniti da una ricerca che affida al colore il compito di aprire spazi di visione e riflessione. L’inaugurazione sarà accompagnata da un momento musicale di improvvisazione jazz con i musicisti Sbibu e Marco Pasetto, in un dialogo spontaneo tra arti visive e suono che introduce il pubblico all’atmosfera sospesa della mostra.
Il percorso espositivo nasce dal desiderio di accostare due poetiche autonome, capaci tuttavia di convergere nella dimensione immaginativa della pittura. Le opere di Anna Caser e Adriano Cecco si muovono infatti in un territorio in cui la forma sembra emergere lentamente dal colore, come se la materia pittorica custodisse al proprio interno immagini latenti, pronte a manifestarsi. Nel lavoro di Anna Caser il colore diventa una vera e propria materia narrativa. I suoi blu profondi e i rossi vibranti possiedono un sapore che richiama il Surrealismo lirico di Marc Chagall: tonalità che non descrivono il mondo ma lo reinventano, costruendo paesaggi mentali in cui figure, simboli e frammenti di realtà galleggiano in uno spazio sospeso. La pittura diventa così un dispositivo visionario, capace di generare immagini che appartengono al territorio dell’immaginazione e della memoria emotiva.

Secondo il curatore Federico Martinelli, il cuore della mostra risiede proprio in questa dimensione evocativa del colore: “Il progetto nasce dall’idea di mettere in relazione due ricerche che fanno del colore una vera forma di pensiero visivo. Nel lavoro di Anna Caser emergono atmosfere che ricordano, per intensità lirica, certi blu e certi rossi di Marc Chagall: tonalità che non si limitano a costruire la forma ma aprono spazi di visione, quasi onirici. Anche quando l’immagine si frammenta o si astrae, resta sempre la sensazione di trovarsi davanti a un racconto simbolico, a un paesaggio interiore che si sviluppa tra memoria, immaginazione e percezione.”
Diverso, ma altrettanto intenso sul piano emotivo, è il percorso di Adriano Cecco. Se la pittura di Caser si apre alla dimensione fantastica della visione, quella di Cecco tende a una progressiva rarefazione della forma, fino a trasformare la superficie pittorica in un campo di esperienza sensibile. In alcune opere le campiture cromatiche sembrano vibrare come spazi meditativi, evocando la tensione spirituale che attraversa la pittura di Mark Rothko. Non si tratta di citazione stilistica, ma di un’affinità di ricerca: il colore come luogo in cui si manifesta una condizione emotiva profonda.
La curatrice Gaia Guarienti sottolinea questo aspetto nel dialogo tra i due artisti: “Nel percorso di Adriano Cecco si avverte una progressiva riduzione della forma per arrivare all’essenza dell’esperienza pittorica. In questo senso alcune opere ricordano l’intensità dei grandi campi cromatici di Mark Rothko dove il colore diventa spazio emotivo e spirituale. Cecco non rappresenta la realtà, ma la condizione interiore di chi la attraversa. Il dialogo con Anna Caser nasce proprio qui: due modi diversi di usare il colore per parlare della dimensione più profonda dell’esperienza umana.”

La mostra propone quindi un itinerario che attraversa due modalità complementari di intendere l’astrazione. Da una parte la dimensione visionaria e simbolica della pittura di Caser, capace di trasformare il colore in racconto immaginativo; dall’altra la ricerca di Cecco, che riduce progressivamente l’immagine per lasciare emergere la forza emotiva della materia cromatica. Entrambi gli artisti condividono una lunga esperienza di ricerca e confronto, che nel tempo li ha portati anche a collaborare in progetti comuni come il gruppo ACCA, nato come laboratorio di sperimentazione tra linguaggi differenti.
Accanto al percorso espositivo, la mostra si arricchisce di momenti di approfondimento aperti al pubblico. Il 28 marzo sarà proiettato il documentario “Anna cammina sicura”, seguito da una conversazione con l’artista, mentre l’8 aprile Adriano Cecco sarà protagonista dell’incontro “Oltre la tela: tagli, bende e cromie dissonanti”, dedicato alla riflessione sulla materia pittorica e sulle sue implicazioni simboliche.
Con Visioni trasognate la Sala Birolli conferma il proprio ruolo di spazio vitale per la cultura contemporanea nel centro storico veronese. In questo contesto la mostra non si presenta soltanto come un’esposizione, ma come un invito a sostare nel tempo lento della pittura, lasciandosi attraversare dal colore e dalle sue possibilità evocative, tra visione, emozione e pensiero.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
