Raccontare la Salute Mentale
Sabato pomeriggio ad Habitat 83 (in via Mantovana 83) si terrà la terza e ultima anteprima del Festival del Giornalismo dedicata al tema della salute mentale, un elemento trascurato e su cui ci si informa poco.

Sabato pomeriggio ad Habitat 83 (in via Mantovana 83) si terrà la terza e ultima anteprima del Festival del Giornalismo dedicata al tema della salute mentale, un elemento trascurato e su cui ci si informa poco.

Salute Mentale, Bene Comune è il tema scelto per terza (e ultima) anteprima del Festival del Giornalismo di Verona che si terrà sabato 7 marzo presso Habitat 83 in via Mantovana, 83. Un evento giornalistico, informativo per un approfondimento non accademico sulla sofferenza mentale.
Siamo soliti dedicare molta attenzione al nostro corpo fisico, curiamo ossessivamente l’aspetto, la funzionalità, lo alleniamo e amiamo gareggiare in elaborate e talvolta spericolate competizioni (vedi Olimpiadi), interveniamo ad ogni, anche piccola, sofferenza.
Non così per la mente. Per il nostro corpo immateriale, dove confluiscono le relazioni, si raccolgono le emozioni, si costruisce l’identità attraverso la conoscenza di sé e si esercita il libero arbitrio, ogni sua disfunzione viene vissuta con timore, molte volte con vergogna, tanto da diventare spesso motivo di doloroso isolamento e disapprovazione sociale. Eppure nessuno è esentato dal rischio della depressione, dalla perdita di identità, dal bisogno di riconoscimento, persone di tutte le età e condizioni sociali possono esserne colpite.
Occorre prendere atto che la salute mentale dei singoli individui è un indice della qualità e della salute delle relazioni sociali e dei rapporti degli esseri umani con l’ambiente: è un bene comune.
Il fatto che la percentuale della spesa sanitaria dedicata alla Salute Mentale dal Sistema Sanitario Nazionale sia pari solo al 3,49% della spesa totale ci dà la misura di quanto questo bene comune sia trascurato nel nostro Paese. In zona critica, al di sotto del 3% della spesa, le regioni Veneto, Valle d’Aosta e Sardegna.
Storicamente la sofferenza mentale è stata trattata come un problema di ordine pubblico da affrontare prevalentemente con isolamento sociale e trattamenti meccanici e farmacologici.

Il movimento culturale degli anni 60-80 del secolo scorso, con le conseguenti leggi e nuove organizzazioni dei servizi della salute mentale, si è intrecciato con uno sguardo nuovo sulla sofferenza mentale e la loro reclusione in istituzioni chiuse (manicomio, carceri, …).
Il manicomio veronese San Giacomo di Tomba, costruito nel 1888, e quello di Marzana, avviato negli anni ’70, sono stati chiusi tra il 1970 e il 1980 in seguito all’ approvazione della legge 180, ispirata da Franco Basaglia. In quel momento nel due strutture erano ospitate circa 1400 persone.
Franco Basaglia voleva si cambiasse paradigma nell’affrontare la sofferenza mentale: dalla pericolosità sociale della malattia alla centralità della persona, con la comprensione delle relazioni umane, prima ancora che tecniche, con progetti volti alla partecipazione e alla inclusione.
Nell’atmosfera effervescente e socializzante di quegli anni alcuni giovani veronesi, all’emergere di una forte sofferenza psichica di una di loro, rifiutarono le risposte tecniche di stampo manicomiale, fecero prevalere sull’intervento psichiatrico un rapporto umano fatto di amore e amicizia, svelatosi potentemente terapeutico.
Ad Habitat 83 Francesca Zanini, Carlo Rovelli, Giorgia Marzano e Massimo Tirelli, protagonisti di quell’episodio, racconteranno la loro esperienza.
Con il contributo poi di Carlo Piazza, Ernesto Guerriero e Lorenzo Burti, testimoni e protagonisti della storia psichiatrica veronese di quegli anni, verranno inoltre messi a fuoco alcuni tentativi di superamento del manicomio, dalla nascita di centri di salute mentale di diversa ispirazione fino al nuovo protagonismo nel passaggio da utenti-pazienti a cittadini nella realtà del “Self-help San Giacomo.”
A cinquant’anni dalla approvazione della legge 180 la cosiddetta “riforma Basaglia” non è ancore stata attuata.

La sofferenza mentale è in continua espansione. In larghe fasce di popolazione, soprattutto giovanili, emergono sofferenze psico-sociali, senso di impotenza, abbandono e solitudine. Fra i giovani tra i quindici e i ventinove anni il suicidio rappresenta ormai la terza causa di morte.
Con l’impoverimento delle politiche di welfare, la resistenza a superare definitivamente la cultura manicomiale, la centralità della persona, mai pienamente raggiunta, si è indebolita a favore, ancora una volta, della preoccupazione per la sicurezza e dell’allarme sociale. In questa direzione sembra muoversi il Disegno di legge 1179 “Disposizioni in materia di salute mentale”attualmente in discussione al Senato.
Fabrizio Starace, Presidente della Società italiana di Epidemiologia Psichiatrica, e Gisella Trincas, Presidente dell’Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale (UNASaM), cercheranno di prefigurarne le conseguenze per i pazienti, le famiglie, la comunità, sia dal punto di vista del significato dato alla sofferenza, sia dal punto di vista della risposta istituzionale conseguente.
L’approccio giornalistico alle sofferenze mentali nelle sue diverse forme si trova ad affrontare la complessità propria dell’esperienza umana. L’informazione che insegue derive semplificatorie, utilizzando definizioni mediche superficiali, e magari cerca il sensazionalismo legato solo ai fatti, senza un contesto che li spieghi, rischia di aggiungere sofferenza a sofferenza e di alimentare lo stigma verso le persone sofferenti.
L’enfasi sul paradigma della sicurezza contrapposto a quello della prevenzione e della cura è un distorto approccio di narrare l’esperienza delle persone in difficoltà psichiche. Le raccomandazioni del Vademecum “Informare sulla salute mentale” dell’ordine dei Giornalisti di Roma, presentato da Rebecca De Fiore e Lorenzo Sani, uno dei suoi estensori, traccia invece la strada per un’informazione più corretta e proattiva.
Come disporsi sul piano comunicativo ed etico rispetto al tema della salute mentale, quali elementi culturali, sociali, politici ed ideologici influenzano ed orientano l’informazione. Un aggiornamento del linguaggio che riguarda tutti, non solo gli operatori dell’informazione.
L’evento è anche un corso valido per i crediti formativi dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto.

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