La Virtus Verona sta vivendo il momento più delicato degli ultimi sette anni, dalla stagione di esordio fra i professionisti a cavallo tra 2018 e 2019. Nella doppia sfida contro Pro Patria e Novara i rossoblù hanno avuto l’occasione di racimolare punti e riprendere quota, recuperando un po’ di ossigeno in vista dello sprint finale in campionato. Al termine del duplice impegno ravvicinato, però, la classifica si è ritorta ancor di più contro Gigi Fresco e i suoi uomini.

Ad oggi la Virtus sarebbe matematicamente relegata nei Dilettanti. Nonostante la terzultima posizione attualmente occupata reciti “play-out”, infatti, la differenza di punti fra la Virtus e i diretti rivali in caso di spareggio, in questo caso le Dolomiti Bellunesi, è di undici punti. La soglia massima di distacco per accedere al doppio impegno salvezza è otto. Tre punti ballano quindi fra la Virtus e i play-out. E adesso arrivano Trento e Renate, sperando non siano dolori.

Atteggiamento arrendevole

13 Dicembre 2025 è la data risalente all’ultima vittoria virtussina. In quel caso era l’Alcione quarto in classifica. Il goal dello 0-1 lo aveva segnato Pagliuca, subentrato a un De Marchi uscito in seguito alla rottura del legamento crociato. Da lì, la caduta, e per giunta nella parte più delicata della stagione. Il bilancio delle ultime dodici gare recita quattro pareggi e otto sconfitte, con otto goal segnati e ben venti subiti.

Ciò che spaventa maggiormente, però, non è tanto la differenza reti, e paradossalmente nemmeno i (pochi) punti racimolati, ma l’atteggiamento offerto sul campo. Quello che ha da sempre distinto la squadra di Fresco è la qualità mostrata sul terreno di gioco, la pulizia tecnica, la genuina spavalderia nell’affrontare le big, i mercati lungimiranti, consolidando il Gavagnin-Nocini come una fortezza da espugnare. Quest’anno però la situazione si è completamente ribaltata. E ora c’è lo spettro della Serie D a bussare alle porte di Borgo Venezia.

@ph.nicolaguerra / VV

La doppia sfida contro Pro Patria e Novara ha lasciato in eredità più interrogativi che certezze in casa Virtus Verona. Dopo la triplice prova ad alta difficoltà contro VicenzaLecco Brescia, gare dalle quali era lecito attendersi un bottino limitato, l’attenzione si era inevitabilmente spostata sui confronti con avversarie di fascia più simile, quelli in cui la squadra rossoblù era chiamata non soltanto a raccogliere punti, ma soprattutto a dimostrare di essere pienamente dentro la lotta per la salvezza. Il bottino è stato invece un pareggio trovato in extremis a Busto Arsizio e la netta sconfitta a favore dei piemontesi.

Ed è proprio sotto questo aspetto che le ultime uscite hanno generato le maggiori perplessità. Contro la Pro Patria qualcosa si è visto, ma più per le circostanze che per una reale prova di forza. Rimasta in inferiorità numerica sul 2-0 a proprio vantaggio, la formazione lombarda ha consentito alla Virtus di riaprire una partita che sembrava ipotecata. Una rimonta che ricorda da vicino quanto già accaduto contro il Lecco, quando il coraggio dei virtussini è emerso soltanto in presenza di un vantaggio numerico ai danni avversari.

Una dinamica che lascia l’impressione di una squadra capace di accendersi mentalmente solo quando le condizioni diventano favorevoli. In parità numerica la Virtus fatica a reagire ma soprattutto ad agire. Resta bloccata su giocate codificate e prevedibili, mentre l’inventiva passa sempre per i piedi dei soliti e pochi interpreti.

Quando invece le carte sono distribuite in modo equo, la Virtus fatica tremendamente a imporsi sul piano caratteriale. La gara contro il Novara ne è stata la dimostrazione più preoccupante. Una partita che, per peso specifico e contesto di classifica, aveva i contorni dell’appuntamento imprescindibile. La sconfitta ha certificato un distacco ormai salito a undici punti dalle Dolomiti Bellunesi, ma il dato che colpisce maggiormente non è soltanto quello numerico.

Dal Gavagnin la Virtus è uscita senza aver rimediato nemmeno un cartellino giallo. Un dettaglio che, letto superficialmente, potrebbe sembrare marginale, ma che in realtà racconta molto dell’atteggiamento mostrato in campo: quello di una squadra ingenua, che manifesta una genuina volontà nel provare a costruire calcio senza però fare davvero i conti con la durezza della situazione. Perché la realtà, oggi, è quella di una formazione che rischia seriamente la retrocessione in Serie D, e che proprio per questo avrebbe bisogno prima di tutto di rabbia e spirito di sopravvivenza. Qualità che, nelle ultime due giornate, si sono viste troppo poco.

Il rigore parato da Scardigno nella sfida di Busto Arsizio, @ph.nicolaguerra / VV

Dalla Pro Patria alla Pro Patria

Il calcio è uno sport davvero spietato. Un sistema complesso determinato da variabili incalcolabili. Una stagione da 38 giornate non può che essere considerata una montagna russa fatta di alti e bassi, specie per una formazione che sgomita per un posto nella sezione medio-alta di classifica. E per un sistema così indecifrabile, sono i più piccoli eventi ad influenzare il flusso futuro, aprendo, o nel caso della Virtus chiudendo, porte affacciate su orizzonti positivi.

Perché il crollo emotivo rossoblù è iniziato proprio nella partita di andata contro la Pro Patria. Ricordando che il calendario in C non è asimmetrico come nella massima serie, dopo le prime nove giornate di campionato, affrontate “da Virtus Verona” e quindi con alti e bassi, le tre prestazioni consecutive contro Union Brescia, Lecco e Vicenza avevano fatto ben sperare. Dopo la sfida al Menti, infatti, al Gavagnin arrivava la Pro Patria penultima in classifica. La Virtus domina la partita, crea, spazia, inventa. 0-1 Pro Patria. Fischio finale. Da lì, il crollo totale.

È come se, dopo essere usciti a testa alta con due punti conquistati in rimonta su Lecco e Brescia, sia bastata una sconfitta contro una formazione apparentemente più impreparata per subire un contraccolpo psicologico da cui la Virtus non è più stata in grado di riprendersi. Una vera sliding door.

Da quella partita in poi, invece che rimontare le grandi, la Virtus ha iniziato a farsi agguantare dalle piccole, lasciandosi indietro punti che per peso specifico sarebbero valsi il doppio di quanto conterebbero oggi. Novara (all’andata), Ospitaletto e Pergolettese gli esempi più lampanti.

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