A volte le rivoluzioni non fanno rumore. Non arrivano con fanfare, ma con un ciak battuto su un set improvvisato, qualche cavo che attraversa il pavimento e una manciata di ventenni che si scambiano occhiate complici. A Verona, la scintilla ha un nome leggero e vibrante: Papillo Productions. Non una semplice casa di produzione, ma un collettivo di giovani professionisti che ha deciso di affrontare il grande classico delle nuove generazioni creative: entrare in un settore affascinante quanto ostico, spesso percepito come saturo, se non addirittura blindato. Invece di aspettare il “momento giusto”, Papillo ha scelto la strada meno comoda e più elettrica: crearselo.

Papillo Productions nasce come risposta concreta a una sensazione diffusa tra chi sogna il cinema: quella di trovarsi davanti a un circuito chiuso. Registi, tecnici, runner, maestranze varie. Professioni diverse, stessa urgenza: fare squadra. L’idea è semplice solo in apparenza. Unire competenze locali, valorizzare il talento del territorio, dimostrare che anche fuori dai grandi poli produttivi si può costruire qualcosa di serio, curato, competitivo. Non un esercizio di stile, ma un biglietto da visita collettivo. Papillo, insomma, non si presenta come sigla, ma come necessità. Un laboratorio di energie, ambizioni e testardaggine creativa.

Il primo tassello di questo percorso è il cortometraggio I giorni della settimana sono dispari, titolo che già da solo sembra strizzare l’occhio a chi ama le storie leggermente sghembe. Scritto e diretto da Alessandro Contursi, il film segue Daniele, venticinquenne metodico e ordinato, abitante di una solitudine scelta e difesa con disciplina quasi scientifica. Poi, come spesso accade nelle narrazioni più interessanti, qualcosa si incrina. Un piccolo incidente domestico diventa la crepa da cui entra il mondo. E il mondo, in questo caso, ha il volto di Frengo. Imprevedibile, caotico, destabilizzante. Un compagno di viaggio che trasforma il percorso in un road movie intimo, venato di surreale, sospeso tra ironia e riflessione. Non solo una storia di movimento, ma un’esplorazione sottile di quel confine scivoloso tra essere soli e sentirsi isolati.

Il giovane regista Alessandro Contursi

Per trasformare il progetto in immagini, Papillo Productions ha scelto la via del crowdfunding, lanciando una campagna su Produzioni dal Basso. L’obiettivo è volutamente misurato: 850 euro, destinati a coprire le spese vive del set. Attrezzature professionali, logistica, scenografia, post-produzione. In altre parole, tutto ciò che separa una buona idea da un prodotto capace di affrontare i festival senza arrossire. La risposta iniziale è arrivata. I primi sostenitori hanno già fatto capolino. Ma la sfida resta aperta fino a fine marzo, con ricompense pensate per chi vuole sentirsi parte del viaggio: dai titoli di coda alla possibilità di comparire simbolicamente tra i produttori.

Nelle parole di Alessandro Contursi, regista e fondatore insieme a Giacomo De Agostini ed Elia Giacomazzi, si legge una visione che ha poco di romantico e molto di pragmaticamente appassionato: “Abbiamo una missione chiara: creare un ecosistema dove il talento possa finalmente esprimersi. Il cinema è spesso un ambiente blindato, ma noi abbiamo deciso di non aspettare che qualcuno ci aprisse la porta.”

Papillo Productions si racconta così: come una realtà giovane che non vuole soltanto produrre un film, ma generare opportunità. La troupe de I giorni della settimana sono dispari è composta da ragazzi giovanissimi e motivati. Non un dettaglio, ma una dichiarazione d’intenti. “Questo cortometraggio è il nostro manifesto: la prova che quando il futuro decide di mettersi in gioco, le regole del gioco cambiano.”

In controluce, c’è anche un’altra storia. Quella di una città spesso associata alla tradizione culturale più consolidata, che continua invece a rivelarsi terreno fertile per nuove traiettorie creative. Papillo Productions non grida alla rivoluzione. Piuttosto, lavora di cesello. Costruisce reti, connessioni, possibilità. Con un’idea semplice e insieme ambiziosa: dimostrare che il cinema a Verona non è solo qualcosa che passa, ma qualcosa che nasce. E cresce.

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