Si è chiusa con l’enunciazione di una delle sue frasi iconiche lo spettacolo che Luca Ward ha tenuto giovedì 19 febbraio sera al Teatro Capitan Bovo di Isola della Scala. Quel “al mio segnale scatenate l’inferno” che di fatto ha dato nome e cognome, in Italia e nel mondo, ad una voce che già era penetrata nelle orecchie nella mente di milioni di amanti del cinema. Tanto nelle membra di Dennis Quaid quanto in film come “Jackie Brown” e “Pulp Fiction”, e successivamente nella trilogia di “Matrix” e molto altro. Tutto questo è rientrato, in parte, negli aneddoti narrati con sapienza da Ward sul palco di un teatro quasi sold out. 

“Il talento di essere tutti e nessuno” ha preso forma fin dalle prime battute, sviluppandosi sul filo di un viaggio in nave. Una scelta probabilmente ispirata dalla storia del nonno, gettato in mare a causa della febbre gialla. Il racconto, pur essendo un monologo a tutti gli effetti, è stato tutt’altro che monotono, anche quando Ward ha parlato della sua carriera di attore.

Pur degna di nota, questa non raggiunge la fama della sua abilità nel doppiaggio, un’arte che Ward porta con orgoglio e grande rispetto. Durante l’evento ha sottolineato più volte come questa disciplina si sia formata in un’epoca passata e come oggi rischi di essere minacciata da strumenti come l’intelligenza artificiale. Più precisamente, dalla mancanza di controllo su tali tecnologie, un problema tristemente evidente anche nei social network. Una narrazione giustamente critica, ben ponderata e mai eccessivamente severa.

I momenti più divertenti dello spettacolo sono stati quelli in cui Ward ha invitato sul palco il pubblico. Prima tre persone si sono offerte volontarie per doppiare una scena di James Bond, poi 4 giovani hanno doppiato in diretta parti di altri film tra le quali “Frankenstein Junior” e “Via col vento”. Non è mancata la sorpresa di un signore con una voce particolarmente sensuale, che ha sorpreso lo stesso doppiatore. Ma la capacità di Ward di condividere la propria lunghissima esperienza (lavora dall’età di tre anni) non si è limitata a questo. Nella narrazione di un’ora e mezza, debitamente affilata e ironica, sono rientrate anche le esperienze in “Elisa di rivombrosa” ed altri aneddoti, compresi alcuni dietro le quinte.

In fondo si può dire che lo spettacolo in questione sia perfettamente riuscito, e che in generale il plot possa funzionare con una certa agilità. Il set è ridotto al minimo: uno sfondo con proiezioni non particolarmente dinamiche e poco altro. La differenza la fa Luca Ward, presentato giustamente all’inizio come la punta di diamante della stagione del teatro di Isola della Scala. Un brillante che ha rallegrato e anche fatto ragionare il pubblico. 

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