Gilby Clarke e Wardogs allo Spazio Artis: adrenalina rock

Il rock n’ roll ha trovato una casa insolita allo Spazio Artis di Legnago, un ex supermercato oggi in gestione all’Accademia Circense locale. La serata del 21 febbraio ha visto protagonisti i Wardogs, storica formazione italiana che da decenni incarna lo spirito dei Ramones con un’autorità riconosciuta anche oltreoceano, e Gilby Clarke, l’uomo che ebbe l’onere di sostituire il chitarrista Izzy Stradlin nei Guns N’ Roses durante gli anni ruggenti del “Use Your Illusion Tour”, confermatosi poi con un percorso solista radicato nell’hard rock più stradaiolo.
La location si presenta come una sfida strutturale: la pianta stretta e lunga penalizza inevitabilmente l’acustica, che necessita di interventi per evitare rimbombi eccessivi. Nonostante ciò lo spazio ha le carte in regola per diventare un punto di riferimento nella bassa veronese.
L’apertura è stata una scarica di adrenalina di 45 minuti firmata Wardogs. La band ha scosso lo Spazio Artis con un repertorio “ramoniano” impeccabile, infilando proiettili come Sheena is a punk rocker, Rockaway Beach e l’immancabile Blitzkrieg Bop al termine del set. Interessante la prova del cantante, Simone Baldi, conosciuto dai più per la sua militanza nei metallari veronesi Mothercare: pur evocando l’ombra di Joey Ramone nel look, evita di scimmiottarlo vocalmente, mantenendo una timbrica personale ed energica.

Il finale, culminando in una sentita versione ramoniana di What a wonderful world, è stato il punto esclamativo della performance. Peccato solo per un mixaggio che ha lasciato la chitarra eccessivamente in ombra, un difetto tecnico evidenziato dalla stessa band sul palco, ma che non ha scalfito l’energia punk sprigionata dal set.
Quando è toccato a Gilby Clarke, l’atmosfera si è trasformata in un club di Los Angeles. In circa un’ora di show, Clarke ha dimostrato di essere un vero artigiano del rock & roll, con un power trio essenziale e granitico . La scaletta ha alternato brani della sua carriera solista a “chicche” dei Guns N’ Roses che hanno fatto esplodere la sala: tra tutte citiamo una vibrante Patience, l’adrenalina di It’s so easy e la corale Knocking on heaven’s door, probabilmente una delle cover più famose della storia del rock, originariamente composta da Bob Dylan.
Ciò che è emerso con forza è stata la sua attitudine tecnica; Clarke ha sfoderato una performance chitarristica eccellente, mettendo in mostra sfumature e capacità solistiche che nel gigantismo dei Guns forse non avevano mai trovato il giusto spazio. Un concerto onesto, sudato e di buona qualità che ha confermato come, oltre ai grandi stadi, il rock abbia ancora bisogno di questi spazi intimi e sinceri.

La programmazione hard & metal dello Spazio Artis non si ferma qui: il prossimo appuntamento da segnare in rosso sul calendario è il 17 marzo, quando il locale vicino alla Darsena del Bussè ospiterà David Ellefson (storico ex bassista dei Megadeth) con il suo Bass Warrior Tour, pronto a celebrare i fasti di Countdown to Extinction accompagnato da una band di tutto rispetto, in cui sarà operativissimo uno dei chitarristi veronesi più attivi e talentuosi, quell’Andrea Martongelli che con gli Arthemis ha riempito di bei ricordi e grandi canzoni le ore di tanti appassionati di power/heavy metal.
Articolo scritto in collaborazione con Francesco Papa.
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