Gianrico Carofiglio dedica l’ultima fatica letteraria (Viaggio in Italia, 2026, Touring Club Italiano Editore) ad alcune città del nostro paese mostrando aspetti autentici, sorprendenti e talvolta contradditori degli spazi urbani. Già dal titolo capiamo che l’autore si addentra nei meandri di alcuni luoghi del cuore, lasciandosi ispirare da modelli letterari provenienti dai secoli scorsi.

Il genere letterario del racconto di viaggio si colloca nel solco dei grandi narratori europei tra cui Stendhal e Goethe che tra Settecento e Ottocento fecero capolino nel nostro paese affascinati e ispirati dalle rovine antiche e attratti dalle bellezze naturali. Carofiglio rende omaggio all’opera omonima dello scrittore vicentino Guido Piovene (1907-1974) pubblicata nel 1957, lavoro fondamentale per comprendere la nostra storia culturale e l’evoluzione di un paese che diventerà una potenza economica e industriale di rilievo nello scacchiere mondiale.

Se Piovene compose un grande affresco unitario, Carofiglio traccia una mappa sentimentale, lavorando molto sull’esplorazione, abbracciando la filosofia del flaneur, concetto culturale sviluppato dal poeta simbolista  francese Charles Baudelaire (1821-1867) che esprime l’intento di addentrarsi in luoghi e contesti urbani meno noti a uno sguardo superficiale. Convitato di pietra del racconto è il viaggio vissuto nelle sue radici profonde, che esula dalla moda effimera del turismo di massa ma intende far riappropiare i soggetti di uno sguardo e di un’osservazione lenta e disinteressata. Ciò rende possibile contemplare uno scorcio, un vicolo o un monumento con occhi differenti.

Contano molto l’esperienza sensoriale e lo spirito di chi osserva, non la frequenza ossessiva di luoghi e mete lontane ed esotiche, pertanto chi si appresta a leggere il libro compie un piccolo atto rivoluzionario che porta a valorizzare, tramite la scoperta e la curiosità, la propria realtà quotidiana. Questo spirito che accompagna Carofiglio nel ritrarre le città presenti nel libro consente di inoltrarsi per Genova, definita città verticale e obliqua, dove il cammino svela i segni del tempo e si perde tra carruggi, litorali e scalinate, oppure perdersi per le strade di Palermo, che dietro alla bellezza delle chiese barocche e al crogiolo di culture che ne hanno stratificato il tessuto urbano nel corso dei secoli, nasconde il fantasma della mafia e il potere occulto e capillare della criminalità organizzata.

Torino, città composta, austera ed elegante nei suoi palazzi, mostra un retroterra soprannaturale mentre Milano, cuore economico e culturale italiano, svela enigmi e misteri tra la Donna Velata del Parco Sempione e le streghe di Piazza Vetra, dove nel 1617 venne bruciata sul rogo Caterina Medici, accusata di stregoneria, figure femminili che chiedono ascolto e giustizia. Palermo, Bari, Napoli sono città meravigliose, ricche di storia e zone d’ombra. Bari è la città d’origine dell’autore dove è solito ambientare le vicende dei suoi romanzi con protagonista il commissario Guerrieri, centro che mostra un’anima antica e un volto moderno, segnato da continue difficoltà.

Lo scrittore ricorda l’infanzia e l’adolescenza vissute tra famiglie borghesi, case confortevoli, teatri, librerie e negozi eleganti. Il rione San Paolo negli anni si è trasformato in un museo d’arte contemporanea a cielo aperto Ora i visitatori non lo reputano più solo un luogo semplice di transito, ma rimangono ammirati dalla Basilica di San Nicola e dalla Cattedrale di San Sabino, gioielli del romanico pugliese o il castello Normanno Svevo Angioino. Napoli è una città polarizzata che mostra un desiderio di riscatto tramite la vivacità culturale delle sue librerie e luoghi sotterranei visitabili in alcuni quartieri. Altre città importanti, come Venezia e Roma, vengono descritte da un’angolatura insolita e curiosa, filo rosso che unisce in modo armonico tutti i capitoli del libro.

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