“Gigi, la Virtus rimonta il Lecco secondo in classifica da 2-0 a 2-2. Vedi il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?”. “Io lo vedo pieno del tutto.”

Una risposta “alla Gigi Fresco”, senza dubbio. La percezione di voler allentare a qualsiasi costo la tensione accumulata in questi primi mesi del 2026 è evidente. Le polemiche arbitrali erano infatti diventate una costante nei post-match di queste ultime sette gare, tolte le partite in cui mister Fresco ha preferito direttamente non parlare alla stampa. Difendere dunque i propri ragazzi, concedendo lorol’intero bicchiere“, è una chiara presa di posizione volta a tutelare le future prestazioni di quest’ultimo fatidico rush finale.

Ai punti, però, la partita di Lecco poteva mettersi decisamente meglio per i rossoblù. Con i padroni di casa in inferiorità numerica dopo soli nove minuti a causa dell’espulsione di Marrone, una Virtus terzultima si è compromessa un potenziale ritorno a Verona con tre punti in saccoccia. Complice la vittoria della Pergolettese quartultima ai danni dell’Union Brescia, ora il distacco dai cremaschi conta sei lunghezze. La condanna ai play-out sembra sempre più concreta. E lunedì prossimo, al Gavagnin-Nocini, arriva la capolista Vicenza.

L’inizio della rincorsa?

Il primo goal “da pro” diFederico Fanini in pieno recupero ha regalato alla Virtus un punto d’oro. Questo è certo. Resta però che il tabellino, nonostante la superiorità numerica a favore della Virtus, al 5′ minuto del secondo tempo recitava 2-0 Lecco. L’inizio di uno psicodramma. Poi è salito in cattedra Leonardo Zarpellon, subentrato nel secondo tempo, autore del goal del 2-1 e dell’assist del pari targato Fanini. Proprio Fanini ha parlato ai microfoni nel post-gara: “Purtroppo ce la siamo resa più complicata di quanto dovesse essere. […] é un punto che ci da fiducia e spero sia l’inizio della nostra rincorsa. Sento che qualcosa è cambiato anche nella mente, c’è stata una svolta mentale nel gruppo.”

Dopo la brutta sconfitta per 3-1 in casa dell’Union Brescia nel turno settimanale dello scorso mercoledì, con tre goal subiti nei primi 32 minuti, sembrava che la squadra fosse cerebralmente sconnessa, incapace di approcciare alla gara ma anche di reagire alle difficoltà. Nel match del Rigamonti-Ceppi, invece, si è visto non solo un ottimo atteggiamento iniziale ma anche un contraccolpo propositivo al doppio vantaggio blu-celeste.

Ormai la condanna ai play-out sembra inevitabile. I punti che distanziano la Virtus, quartultima, dalla zona franca sono dieci: un’infinità considerando le sporadiche vittorie per i rossoblù. La rimonta di domenica sera, però, fa ben sperare, considerando la serie di match sulla carta abbordabili che spetteranno alla Virtus dopo la sfida contro il Vicenza di lunedì prossimo

Federico Fanini e “l’ex” della gara Antonio Metlika @ph.nicolaguerra / VV

La collettività poggia sui singoli e viceversa

La Virtus è una squadra composta da singoli interpreti dotati di ottima tecnica di base, Zarpellon, Mastour, Patanè e Caia su tutti. Incastrarli all’interno dello stesso sistema di gioco risulta però più complicato del previsto, considerato che i ruoli occupati in campo sono praticamente gli stessi.

Il modulo iniziale nella sfida di domenica è stato il 3-5-2 tipico della prima parte di stagione. Patanè è ritornato titolare come quinto di destra, mentre Mastour, Caia e Zarpellon in panchina. I primi due per scelta tecnica, il secondo per richiesta, vista la condizione fisica non ottimale, come dichiarato da Gigi Fresco in conferenza. Dopo l’espulsione di Marrone e il vantaggio del Lecco, però, la Virtus si è giustamente riversata in avanti, e vista la superiorità numerica mister Fresco ha optato per l’ingresso Mastour a dare più spinta. Si è passati dunque ad un 4-3-1-2 con l’ex Milan dietro Pagliuca e Cernigoi. Il sacrificato, però, è stato proprio Patanè.

Sostituzione che lascia un po’ interdetti. Infatti, per una formazione che, tolto Patanè sulla corsia di destra e proprio Mastour in zona centrale, difficilmente contempla l’1vs1, rinunciare al proprio capocannoniere (alla pari con Micheal Fabbro squalificato) risulta quasi contro-producente. L’italo-marocchino è entrato bene, agendo da regista offensivo che come da consueto si abbassava con personalità per attirare la pressione avversaria e combinare centralmente.

Quasi tutte le azioni offensive della Virtus sono passate infatti per i suoi piedi, con i 93 tocchi in 54 minuti a certificarne l’importanza. Immaginando anche la presenza in corsia di Patané, i riferimenti a cui affidare il palleggio sarebbero potuti diventare due, e considerando la “driblomania” del numero 28, associata alla superiorità numerica, l’1vs1 in zona laterale sarebbe potuto risultare ancor più decisivo.

Entrambi i goal sono per l’appunto nati rispettivamente da un cross sulla destra e da un’inserimento palla al piede a ridosso dello spigolo dell’area di rigore.

@ph.nicolaguerra / VV

Le parole del Direttore Generale

Una squadra che si arrende a dodici partite dalla fine […] sarebbe sintomo di poca dignità da parte degli uomini che fanno parte della Virtus, e parlo di […] tutti quelli che girano attorno al nostro mondo. Sono convinto che la Virtus non si arrenderà fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata […] o comunque fino a che la matematica non condannerà la squadra a qualcosa che speriamo non sia mai.” “Siamo sempre stati una squadra che produce un buon calcio e sicuramente questa è una nostra caratteristica. Chiaro che siamo arrivati ad un punto in cui la via per la nostra salvezza non passa solo per il bel calcio, ma nello sporcarsi anche un po’ di più.”

Queste le parole di Diego Campedelli, Direttore Generale della Virtus Verona, nella conferenza pre-partita di Lecco. Pungenti, esplicite, a certificare un momento di grande crisi non solo identitaria ma anche mentale della squadra.

La Virtus Verona ha sempre costruito la propria identità su una gestione tecnica riconoscibile, fatta di dettami propositivi con chiare intenzioni volte a valorizzare i singoli interpreti al netto della crescita collettiva, esaltando così i principi piuttosto che gli episodi. Oggi, però, il clima è agli antipodi rispetto all’entusiasmo di luglio: la rimonta contro il Lecco, pur letta da Federico Fanini come segnale di reazione agonistica, non cancella le fragilità di una squadra che continua a complicarsi la vita anche in superiorità numerica. Atteggiamento poco lucido per un gruppo squadra che ha come obiettivo primario e assoluto il mantenimento della categoria.

I ragazzi di Gigi Fresco pagano soprattutto i punti persi negli scontri diretti del girone d’andata, un macigno mentale che pesa proprio mentre si avvicina il segmento decisivo del campionato, dove margine d’errore non ce ne sarà più.

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