I dati consuntivi 2025 forniti da  Acea  (Associazione europea dei costruttori auto) relativi al mercato europeo mostrano un crollo vendite per le auto benzina e diesel, mentre i veicoli elettrici raggiungono il 17,4% di quota di mercato. Una chiara tendenza verso l’elettrificazione della mobilità europea. Non tutte le casa automobilistiche sono pronte ad affrontare il nuovo mercato, alcune come Stellantis gettano la spugna.

Alimentazioni fossili in calo

Dalla lettura delle tabelle Acea si scopre che nel 2025 in Europa le vendite totali di auto sono cresciute dell’1.8% raggiungendo i 10,8 milioni di veicoli, ma la motorizzazione termica ha subito un vistoso tracollo.

Le  auto a benzina hanno visto le proprie immatricolazioni contrarsi del 18,7% scendendo sotto i 3 milioni di auto: riducendo la propria  quota di mercato al 26,6%. Il crollo è stato particolarmente vistoso in Francia, dove le vendite sono precipitate del 32%, seguito da cali pesanti in Germania meno 21,6% e in Italia meno18,2%.

Peggio ha fatto il mercato dei veicoli a diesel, con immatricolazioni diminuite del 24,2% scendendo sotto il milione di veicoli venduti.

ACEA. Mercato europeo dell’auto. quote di mercato delle diverse motorizzazioni
BEV battery electric, PHEV Plug-in electric, HEV Hybrid electric

Largo all’elettrico

Nel 2025 la performance delle nuove auto elettriche a batteria BEV è stata invece molto buona. Nella Unione Europea sono stati immatricolati 1.880.370 veicoli, il doppio delle auto diesel. L’andamento è stato positivo in tutti i mercati anche se con prestazioni diverse. In Germania ora su cinque auto vendute una è elettrica e nei Paesi Bassi e nel Belgio un’auto su due è elettrica.

In Italia e in Spagna si registrano le crescite più alte ma sono ancora poche le auto elettriche vendute: solo una ogni 15. Interessante notare che Tesla, l’auto elettrica di Musk, abbia diminuito le vendite europee di un vistoso 37,9% rispetto al 2024.

I dati Acea mostrano inoltre un aumento delle immatricolazioni di auto Hybrid Plug-in, ne sono state vendute circa un milione di unità, più delle auto diesel. I dati dimostrano quindi che la transizione europea verso la mobilità elettrica è finalmente solida, i prodotti ci sono e la richiesta sta crescendo. 

Ma, ci si chiede, l’apparato produttivo europeo con tutta la catena dei subfornitori,  strutture logistiche distributive, manager e maestranze sono pronti a favorire questo processo e cogliere questa opportunità?  Il comportamento di Stellantis solleva molti dubbi e qualche forte preoccupazione.

Retromarcia di Stellantis

Nello scorso anno in Europa Stellantis ha perso più di centomila auto diminuendo del 3.9% le proprie vendite rispetto all’anno precedente. Non è stato cosi per i gruppi Volkswagen e Renault che le hanno invece aumentate rispettivamente del 5.1% e 5.9%.

Tra il 2019 e il 2025 Stellantis ha perso in Europa il 44% delle vendite. Oggi il gruppo, nato nel 2021 dalla fusione tra FCA (Fiat Chrysler Automobiles) e PSA (Peugeot, Citroën, DS, Opel) vende in Europa meno della sola PSA prima della fusione. Nello stesso periodo, il mercato europeo complessivo ha perso circa 2,5 milioni di veicoli, ma Stellantis da sola, ne ha persi 1,6 milioni.

Nei giorni scorsi il Ceo di Stellantis,  Antonio Filosa, dopo aver dichiarato nel secondo semestre del 2025 una perdita stimata tra i 19 e i 21 miliardi di euro e dopo che le azioni, in un solo giorno, hanno perso in Borsa oltre il 25 per cento del loro valore, ha annunciato la decisione di fare un passo indietro nella strategia elettrica, tagliare tre quarti degli investimenti programmati e rilanciare lo sviluppo dei motori endotermici. «Il ritmo di adozione dell’elettrico è stato sopravvalutato» ha spiegato Filosa.

A farne le spese sarà anche lo stabilimento di Termini Imerese, inaugurato dalla Fiat nel 1970, in attesa di riconversione produttiva, che si vede sfumato ogni progetto di ripresa.

Quella di Stellantis è una scelta che va interpretata nel contesto di un mutato clima politico negli Stati Uniti, dove l’amministrazione Trump ha segnato una netta inversione di rotta rispetto all’Inflation Reduction Act dell’amministrazione Biden, fortemente orientato alla decarbonizzazione. La strategia di Filosa appare perciò come un maldestro tentativo di massimizzare il ritorno dei vecchi investimenti sulla auto termiche senza programmarne dei nuovi.

Una strategia priva di visione, incoerente con la realtà, che il mercato finanziario interpreta come un segnale di un futuro disimpegno degli azionisti. Interpretazione che, se risultasse vera, dovrebbe imbarazzare il nostro Ministro dell’Industria e del Made in Italy,  Adolfo Urso, e soprattutto preoccupare le maestranze degli stabilimenti Stellantis.

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