Sembra un copione che si ripete ma la Virtus continua a non vincere. Ai rossoblù, però, oltre ad una stagione già segnata da innumerevoli infortuni e conseguenti rivoluzioni, si sono aggiunti, come se non bastasse, una sfilza di episodi arbitrali sfavorevoli. L’ultimo ha segnato proprio la sconfitta esterna sul campo delle Dolomiti Bellunesi, in uno scontro diretto che i padroni di casa si sono aggiudicati per 1-0. Copione già scritto, come ribadito da Michael Fabbro nella conferenza post-match.

FVS: Fa Veramente Schifo?

Michael Fabbro, attaccante della Virtus Verona intervistato nel post-partita di sabato, ha portato alla luce diversi dubbi legati all’utilizzo ma soprattutto all’efficacia dell’FVS, il nuovo “VAR a chiamata” introdotto quest’anno in Serie C.

Al minuto 32‘, infatti, in seguito ad un On Field Review, l’arbitro decide di estrarre il cartellino rosso per Manuel Daffara, difensore della Virtus coinvolto in un contrasto a metà campo per bloccare la ripartenza avversaria. Il direttore di gara aveva inizialmente optato per un’ammonizione per poi venire richiamato al monitor e cambiare decisione.

Più che arrabbiati siamo delusi perché non riusciamo mai a fare una partita in cui non ci sia un episodio, a favore o contro.[…] La sensazione in campo è che nel dubbio va sempre a nostro sfavore.”

[…] una, due, tre volte ma alla quarta non va più bene, a mio parere. Sembra di vedere ogni domenica la stessa storia.”

“Ogni volta che si chiama la carta al Var, la riposta degli arbitri è quella che dalle telecamere non si vede. A mio parere non è una cosa giusta. Abbiamo giocato a Monza contro l’Inter [u23] in un campo in cui c’erano quindici telecamere, poi giochiamo magari in un campo come al Gavagnin da noi […] in cui invece ce n’è soltanto una. Questo secondo me non è equo.”

L’analisi, lucida e coerente, risalta l’enorme problematica di questa tecnologia: l’assenza, in gran parte dei casi, di telecamere che possano catturare nitidamente il contatto per cui l’arbitro viene chiamato al monitor. Un’esempio lampante? Il secondo rigore non assegnato alla Virtus, nonostante il richiamo all’FVS, nella sfida contro la Pro Vercelli di settimana scorsa.

Cernigoi stacca di testa per colpire a rete, Comi si frappone e colpisce con la mano. L’inquadratura mostrata al monitor, però, non rende giustizia al contatto. Dall’angolazione centrale della telecamera, infatti, il braccio sinistro di Comi non era in luce, impedendo una corretta valutazione al direttore di gara. Il tutto a causa dell’assenza di una telecamera a ridosso dell’area di rigore che punti diretta nei sedici metri.

L’ennesimo episodio dopo Cittadella, Inter u23 e appunto Dolomiti Bellunesi. Quattro partite nelle ultime cinque indirizzate da dubbi arbitrali. Decisamente troppi per la rassicurazione che l’FVS avrebbe dovuto portare con sé ad inizio stagione.

Le responsabilità collettive per l’inaspettata posizione in classifica rimangono, ma in un momento di ripresa sotto il piano fisico e prestazionale risulta frustrante trovarsi alla fine di ogni match a discutere di episodi che indirizzano la gara sfavorendo una formazione rispetto all’altra.

Foto di @ph.nicolaguerra/VV

Il nuovo 4-3-1-2

Nuovo anno, nuovo modulo. Questa volta in via definitiva, sembra. Dopo una prima parte di stagione caratterizzata da un assetto 3-4-1-2/3-5-2, Gigi Fresco ha deciso di ribaltare il tutto e invertire il numero ai reparti. Trazione più anteriore, con tre terminali offensivi più Zarpellon mezz’ala volti ad offendere, mentre Gatti e Bassi a completare il centrocampo. Proprio Bassi, che quest’anno è davvero “l’irrinunciabile”, è stato portato più al centro dopo i primi mesi da braccetto/quinto di centrocampo, mantenendo comunque alto il livello delle prestazioni.

Se per l’attacco le gerarchie sono ben scandite, in difesa resta qualche incognita. Ingrosso, neo-arrivato a gennaio, ha fatto due su due da titolare, la prima a fianco di Munaretti, la seconda di Toffanin. Un’acquisto che, come segnalato da Fresco, serviva anche per far rifiatare più spesso i tre centrali di difesa pluri-adoperati in questa prima metà di stagione. Amadio, Daffara e Saiani i papabili terzini titolari, con Amadio jolly su entrambe le fasce, mentre Saiani e Daffara rispettivamente sulla sinistra e destra.

Federico Caia alla prima dopo l’infortunio al ginocchio @ph.nicolaguerra/VV

In una disposizione come quella del 4-3-1-2 le mezze ali di centrocampo godono di tanta libertà di movimento, vista l’assenza di veri esterni d’attacco. Libertà di movimento significa però tanti metri da coprire, anche in fase di non possesso. Con uno Zarpellon che per caratteristiche è propenso più a transizioni offensive che a recuperi difensivi, resta imprescindibile che la coppia Gatti-Bassi si prenda la responsabilità di compattare il reparto. Per cui, per una mezz’ala che si alza, due devono rimanere basse. Altrimenti si rischiano contropiedi come quello che ha portato al goal del 1-1 della Pro Vercelli.

Reparto d’attacco che vede invece un Hachim Mastour ormai al cento per cento della forma, pronto a sorreggere il peso della coppia Pagliuca – Fabbro. In queste prime due uscite, l’italo-marocchino ha duettato bene anche con Zarpellon, altro leader tecnico della rosa. Per quanto riguarda il neo-arrivato Cernigoi, invece, l’infortunio muscolare rimediato contro le Dolomiti Bellunesi lo terrà fuori per un po’. Nel frattempo si è però rivisto Federico Caia, rientrato dopo quasi un anno dall’infortunio al ginocchio.

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